Home Cronaca di Torino ThyssenKrupp. 6 dicembre 2007. Sei anni fa. La morte.

ThyssenKrupp. 6 dicembre 2007. Sei anni fa. La morte.

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Sei anni fa. ThyssenKrupp. La morte.
Sei anni fa. ThyssenKrupp. La morte.

Sembra ieri, e invece sono trascorsi sei anni dalla tragedia della ThyssenKrupp.

Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, poco dopo l’una di notte, sulla linea 5 dell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino, sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco.

I loro nomi: Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. Non sono morti tutti quella notte, solo Schiavone ha smesso subito di soffrire. L’agonia degli altri è durata quasi un mese: l’ultimo è morto il 30 dicembre.

 ThyssenKrupp. 6 dicembre 2007. Sei anni fa. La morte.
ThyssenKrupp. 6 dicembre 2007. Sei anni fa. La morte.

 

Da allora molto è successo. La Thyssen ha affermato come la colpa fosse l’imperizia dei lavoratori. Talmente vero che la ditta, durante il processo, risarcì di 13 milioni di euro le famiglie delle vittime per evitare la costituzione di parte civile. E che l’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione in primo grado, mentre Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di Torino, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, sono stati condannati a 13 anni e 6 mesi per omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e omissione delle cautele antinfortunistiche. Daniele Moroni, membro del comitato esecutivo dell’azienda, è stato condannato a 10 anni e 10 mesi.

Condanne ridotte – secondo alcuni scandalosamente – pochi mesi fa, dal processo d’appello.

Stamattina Torino ha celebrato l’anniversario di quella pagina orrenda di lavoro, di morte, di incuria, alla presenza delle autorità, fra cui il Sindaco Fassino. E la sorella di una delle vittime, Laura Rodinò, non ha usato mezzi termini. “Vogliamo un giudice neutro e non di parte. Chiediamo alle istituzioni di vigilare perché ci sia un processo equo. Dopo il primo grado abbiamo visto solo freddezza. Noi non sappiamo se vedremo mai questa gente andare in galera. Pretendiamo giustizia altrimenti non avremo pace”

Nemmeno noi.

Andrea Besenzoni

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