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L’addio di Torino a Nelson Mandela

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Diciamolo subito, Nelson Mandela e Torino avevano poco a che fare. Nessuna visita ufficiale, nessun messaggio lanciato da un palco in una piazza gremita, nemmeno una via a lui dedicata. Probabilmente, com’è giusto che sia, la toponomastica cittadina gli regalerà un’intitolazione nei prossimi anni, ma ad oggi, a poche ore dopo la sua morte, Torino e Mandela rimangono due mondi ancora diversi.

Esistono però dei piccoli gesti, degli avvenimenti poco conosciuti e quasi passati in sordina che fanno capire quanto la sua statura morale sia arrivata anche in terra sabauda.

Torino Mandela

Il più formale di tutti avviene nel settembre del 1985 quando la città di Torino assegna ad un Mandela ancora in carcere la cittadinanza onoraria “in riconoscimento dell’impegno e del sacrificio personale nella lotta per la libertà del popolo sudafricano”. Mandela viene quindi iscritto nel “Libro d’oro” di Torino, onorificenza rinnovata nel 1994 e imitata già nell’aprile dell’85 dalla vicina Ivrea.
Tanti i festival e gli eventi a Torino dedicati a “Madiba” nel corso degli anni, dai forum multiculturali ai più classici concerti rock. Gli U2 portano più volte il suo nome in tour e lo stesso fanno i Simple Mind, quando, il 28 luglio del 2010, cantano nella splendida cornice della Reggia di Venaria la loro emozionante “Mandela day”, a sostegno della lotta contro l’apartheid.

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Nelson Mandela è però un simbolo adatto a tutti i contesti e tale è la sua fama che i riferimenti alla sua persona si moltiplicano anche in campi lontanissimi da quello politico. Proprio quest’anno la fiction di Rai Uno “Provaci ancora Prof!” con Veronica Pivetti ed Enzo Decaro, traslocando sotto la Mole per esigenze di copione, ambienta parte della sua quinta edizione in un immaginario “Istituto tecnico statale Nelson Mandela”, una scuola di frontiera con una classe turbolenta e multiculturale in cui insegna la protagonista Camilla.

Da grande appassionato di sport qual’era, sono molti i nomi di atleti legati in vario modo a Mandela. Senza arrivare a citare il rugby ed il film campione di incassi “Invictus”, il calcio torinese è tutto un fiorire di riferimenti in suo onore. Per quanto riguarda la Juventus, Giorgio Chiellini, in un’intervista video realizzata quasi un anno fa dalla FIFA, alla domanda “Quale personaggio storico vorresti incontrare?” rispose proprio Mandela “perché ha fatto la storia e mi piacerebbe parlare con lui degli sforzi che ha dovuto affrontare”.

Anche il giovane Paul Pogba ha un legame, seppur involontario, con il patriota sudafricano. Quando ancora giocava nel Manchester United ebbe una discussione con l’allenatore e general manager Sir Alex Ferguson. Vistosi chiuso dal rientro in squadra di una leggenda come Paul Scholes, il francese aveva deciso di cambiare aria, ma Ferguson gli dipinse un quadro poco lusinghiero del campionato italiano (“c’è tanto razzismo e i tifosi non sono come quelli della Premier League”) per convincerlo a restare coi Reds. Pogba rispose che questi aspetti non rappresentavano un problema e che lui voleva andarsene per poter giocare. Il braccio di ferro tra i due durò fino alla sessione estiva di calciomercato in cui si concretizzò il trasferimento ai bianconeri; la convinta opposizione del centrocampista all’autorità del suo allenatore gli fece guadagnare tra i compagni di squadra l’appellativo di Paul ‘Mandela’ Pogba.

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Bianchi mandela

La sponda granata risponde con una delle citazioni più toccanti della storia dell’antisegregazionismo sudafricano, quella frase che Mandela lesse per la prima volta nel poema inglese di William Ernest Henley e che lo aiutò nei suoi lunghissimi 27 anni di prigionia:

“Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima. Invictus”

Stampata sulla fascia da capitano di Rolando Bianchi ha reso orgogliosi i tifosi del Toro per l’accostamento morale tra le due realtà e oggi, nel giorno del lutto, lo stesso Bianchi, ormai ex granata, ci ha tenuto a ribadire su Twitter il suo legame speciale con un uomo che ha regalato speranza e forza di andare avanti a tutto il mondo. Anche a Torino.

Marco Parella

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