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Movida: i problemi di Torino e le soluzioni di Bordeaux

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Prendo spunto da un paio di discussioni fatte in queste settimane, dal vivo e on line, sul tema della movida torinese, e di quanto, nel percepito comune, la città a riguardo sembri essere schizoide. In una di queste discussioni, leggevo di un’amara esperienza di un ragazzo, che suona in un gruppo, a cui avevano chiesto di fare una street session in centro.

Inizio ore 22, fine ore 24. Tutto compreso. Per tutti e 3 i gruppi che dovevano suonare. La (ovvia) reazione fu: scusate, ma solo per cambio strumenti e sintonizzazione ci va una mezz’oretta, noi non abbiamo una crew, suoneremmo 10 minuti a testa, com’è possibile? Ordine tassativo, risponde l’organizzatore, e ringraziate che abbiamo l’ok fino a mezzanotte, perché di solito alle 23 cominciano a lamentarsi per il rumoredella movida, quindi, o così, o così.

Movida: i problemi di Torino e le soluzioni di Bordeaux
Movida: i problemi di Torino e le soluzioni di Bordeaux

 

E’ la storia di una piccola band amatoriale, certo, ma lo è anche di un quartiere, San Salvario, che proprio nei locali(ni) e nella movida ha trovato la propria redenzione: chiunque passi oggi di lì anche solo intorno alle 22, rispetto a 5-6 anni fa, pensa di aver sbagliato lato di corso Vittorio, e di essere finito vicino a via Mazzini.

Questa trasformazione però ha già trovato dei contestatori, che lamentano il troppo rumore generato dai locali, gli odori di cibo, l’andirivieni fino a tarda ora.

Forse dimenticando che senza odori, luci e rumori, San Salvario (sempre 5-6 anni fa) era il quartiere con più case sfitte a Torino, che vantava comunque, su tutta l’area urbana, il triste primato di 1 appartamento su 3.

Forse dimenticano la sorte toccata ai Murazzi, e le politiche “protezioniste” del centro città, che onde evitare l’invasione dei festaioli impediscono il parcheggio dietro piazza Vittorio ai non residenti nel week end, il che suona più come un “fuori di qui” che come un’intelligente soluzione urbanistica.

Forse non si accorgono che il giro di vite contro inquinamento luminoso e rumoroso (con i diktat sulle emissioni massime di decibel in un anno) produce, per come è stato fatto, più che altro effetti ilari, come la delibera contra se ipsum fatta apposta per evitare di scegliere tra i 4 big events della passata stagione (i concerti di Vasco, dei Muse, di Zucchero e di Jovanotti, che per ogni data hanno fatto fare un giro d’affari diretti ed indiretti a cinque zeri).

Movida: i problemi di Torino e le soluzioni di Bordeaux
I drappi della protesta contro la movida a San Salvario

Una città schizoide dicevamo, che da un lato non manca di stracciarsi le vesti perché Torino è morta, l’effetto Olimpiadi ormai è finito” e perché “in certi quartieri ci puoi girare a malapena di giorno”, ma dall’altro applicano la logica del “not in my courtyard”, pretendendo che gli sforzi per ravvivare i predetti quartieri si facciano, ma per carità, lontano e in silenzio.

La discussione sul tema potrebbe durare all’infinito (e in parte è così, poiché ciclicamente si ripresenta come topic sul web), prova di quanto il problema sia l’approccio mentale, più che le contingenze dei singoli eventi.

Movida: i problemi di Torino e le soluzioni di Bordeaux

A dimostrazione, ecco un esempio totalmente contrario, di una cittadina (fra tante) che ha saputo sfruttare le opportunità offerte della mondanità , pur mantenendo l’aspetto e l’anima borghese (nel senso storico e non critico del termine): Bordeaux.

Se tutti la conoscono come la capitale mondiale del vino, forse pochi sanno che è tra le prime città universitarie d’Europa, con un flusso studentesco proveniente da tutto il mondo che arriva a raddoppiare la popolazione.

Ricordo, tra le tante manifestazioni cittadine, una particolarmente significativa: la festa dell’estate (o festa della musica), che si tiene a giugno, quando i ragazzi, terminato l’anno universitario e le scuole, si apprestano a salutare la città per rientrare nelle città natali, o per partire per altri campus.

Ebbene, durante la notte della festa, in tutte le strade e piazzette ci sono live sessions, locali aperti e ragazzi che festeggiano.

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E soprattutto, dalle finestre compaiono gli altoparlanti degli abitanti, e non importa che siano le casse del computer che gracchiano se messe a pieno volume o amplificatori professionali: l’importante è festeggiare la musica e gli studenti, seconda anima della città.

Così, passeggiando per la città, si passa dal rap a Mozart, dalla schranz al reggaeton, dal rock alle canzoni goliardiche, e anche se in qualche via questa somma di generi diversi produce più rumore che armonia, quello che impressiona è lo spirito delle persone, che riassumiamo così: oggi i cittadini fanno festa, per una notte faranno tardi, sentiranno la musica di tutti e faranno sentire la loro.

Movida: i problemi di Torino e le soluzioni di Bordeaux

E se musica e viavai ti danno fastidio, oggi, solo oggi e solo stanotte, non sarai bordolese.

Viene da chiedersi, se applicassimo la stessa logica qui, quanti torinesi rimarrebbero.

 

 

V.

 

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