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Banale infiltrazione o la regia oscura del Comune di Torino: cosa c’è dietro la chiusura delle gallerie di Pietro Micca?

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Sulla home page del sito ufficiale non c’è nessun avviso e solo dopo aver cliccato sul box “Informazioni” nella casella “Informazioni pratiche” un occhio ben allenato potrà scovare tre righe nascoste in basso a destra: “Le visite alle gallerie sono temporaneamente sospese per lavori di manutenzione”.
Una “informazione pratica” che sa di vergogna per il direttore del Museo “Pietro Micca” Sebastiano Ponso e per i volontari dell’associazione che ogni giorno accolgono i visitatori di uno dei templi della storia torinese. Vergogna non per misfatti a loro ascrivibili, anzi, il loro genuino dispiacere è causato dal non poter garantire l’agibilità delle gallerie in cui morì il più noto patriota sabaudo.

pietro micca

Già, perchè dal 13 novembre non è più possibile addentrarsi nel dedalo di cunicoli sotterranei che un tempo proteggeva la nostra città e la causa, perlomeno quella ufficiale, è un’infiltrazione dal soprastante Circolo Ufficiali di Palazzo Pralormo. Uno sgocciolio di liquami provenienti dalle cucine o forse dall’impianto di riscaldamento dell’edificio a livello strada che, a differenza del Museo, è di proprietà del Ministero della Difesa. Il Comune di Torino in questo caso è solamente inquilino e la manutenzione straordinaria e le ristrutturazioni del caso spetterebbero dunque alle Forze Armate.

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Il direttore del museo ha richiesto una prima perizia già il 4 ottobre scorso, per riscontrare “diffuse perdite ed infiltrazioni d’acqua nelle gallerie aperte al pubblico, problema che desta attenzione a causa della persistenza ed incremento nel tempo del fenomeno lamentato”. Un sopralluogo era già stato fatto dalle autorità militari in precedenza, ma nonostante il problema fosse evidente – “l’infiltrazione si manifesta da più di un anno e si è ampliata nel tempo, fino ad uno stillicidio continuo che allaga la Galleria Magistrale fino a rendere melmoso il passaggio dei visitatori del Museo“, affermava Ponso – nulla venne fatto per riparare il danno.

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Le gallerie oggi, in un disegno di Francesco Corni
Le gallerie oggi, in un disegno di Francesco Corni

Il rapporto civico conseguente alla perizia di due mesi fa ha disposto la chiusura delle gallerie poiché “la presenza di acqua in galleria rappresenta un rischio per le apparecchiature elettriche presenti, alto il rischio di scivolamenti o cadute e possibili e non visibili danni provocati da infiltrazioni di acqua sulle capacità portanti di strutture murarie con più di tre secoli di vita”.
Adesso, senza ancora conoscere la data in cui i lavori verranno iniziati, terminati e i torinesi potranno di nuovo sentirsi patrioti per un giorno, il mistero sul museo (che nel frattempo è comunque visitabile limitatamente ai locali del piano superiore) si infittisce.
Ad accelerare la serrata sarebbe intervenuta, infatti, una vertenza sindacale aperta dai volontari per la mancanza di servizi igienici riservati, motivo in più per mettere alle strette la proprietà.

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Inoltre, le accuse lanciate dal sito “Gioventura Piemontèisa” alzano di molto il livello della contesa: “Quello che i consiglieri comunali e il sindaco vogliono ignorare e tenere nascosto è il serio danneggiamento dei preziosissimi manufatti subìto per i lavori di interramento della stazione di Porta Susa e la costruzione del mostruoso grattacielo San Paolo”. Sarebbe dunque volontà dell’amministrazione cittadina quella di occultare i danni provocati nel sottosuolo da due delle più grandi opere degli ultimi dieci anni in Piemonte e mantenere chiusi, a distanza di due mesi, i sotterranei più amati dai torinesi (su Tripadvisor quello di Pietro Micca risulta il quarto museo più visitato in città).
In effetti, quando nel 2009 furono ritrovate alcune gallerie inesplorate risalenti al medesimo periodo storico durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio sotterraneo sotto corso Galileo Ferraris, dovette intervenire la Soprintendenza ai Beni archeologici per bloccare i lavori, con il Comune che voleva altresì proseguire inglobando le parti storiche nel progetto iniziale.

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Ora, a distanza di quattro anni, il dilemma rimane: il sottosuolo di Torino è un patrimonio storico della collettività o una miniera d’oro per il futuro delle casse pubbliche?

Marco Parella

 



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