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Soft Pictures: una mostra a portata di filo.

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Soft Pictures: una mostra a portata di filo.
Soft Pictures: una mostra a portata di filo.

E’ in corso – ed è possibile visitarla fino al prossimo 23 marzo 2014-  presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Soft Picture, una mostra collettiva dedicata all’uso del medium tessile nell’arte contemporanea, a cura di Irene Calderoni.

Un percorso diverso dal solito, in cui il tessuto – che per noi italiani è anche un fiore all’occhiello in termini di qualità e celebrità all’estero – è il protagonista.

Qui è usato fuori dal contesto classico.

“Storicamente posto al confine tra arti liberali e arti applicate, l’uso del tessuto come materiale per creare immagini artistiche viene oggi ripreso dagli artisti nelle sue molteplici valenze, storiche, politiche, sociali e simboliche, una ricca trama di significati di cui questa mostra rende conto”.

Da qui si parte: il tessuto come prodotto del lavoro umano, fusione perfetta di tecnica e invenzione, grande maestria e impegnativa applicazione.
L’arte tessile può sembrare lontana dall’approccio concettuale di tanta arte del nostro tempo, ma sono proprio questi aspetti che divengono centrali nel recupero odierno di questa tradizione.

Al tempo dell’immagine digitale, in cui la ricerca creativa si spinge verso materiali sempre più innovativi – spesso poco naturali e tradizionali – la scelta del tessuto come materiale e delle antiche tecniche per lavorarlo diventa lo spartiacque più innovativo: il primo gesto forte e significativo che lascia ampio respirto a nuove possibilità espressive per l’arte.

Il tessuto impiegato dagli artisti per riflettere sulle nozioni di tradizione, di memoria, di folklore.

Quando l’opera d’arte non ha un autore definito – come nel caso di manufatti di questo tipo –  porta con sé ed è testimonianza della ricchezza di un’intera cultura, di innumerevoli mani e menti che l’hanno forgiata nei secoli, tramandandone l’arte fino a noi.
E’ questo il vero punto di partenza verso il futuro.

Un “back to the future”  per creare un ponte resistente, indissolubile e innovativo con la cultura di un popolo, con un’epoca lontana che richiama anche le connotazioni politiche e sociali di questi manufatti.

“Il lavoro umile e domestico, prettamente femminile e funzionale alle esigenze private, l’altra faccia di un’arte che arriva a rappresentare la ricchezza e la potenza delle corti europee. Durevole e facile da trasportare, il tessile è anche stato la merce per eccellenza, protagonista delle dinamiche commerciali ed economiche che hanno rivoluzionato la Storia”.

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L’importanza del tessuto è quindi qui celebrata: un punto di partenza verso un ritorno al passato per guardare al futuro.

Per essere ripetitivi: quante volte negli ultimi anni, causa la crisi, si è spesso detto di quanto sia necessario tornare ai gloriosi e fortunati tempi passati?
Ce l’hanno ricordato anche i Maya quasi un anno fa. Una fine di un’epoca, di un ciclo per un ritorno al contatto con la natura.

Ora senza grandi pretese, l’arte arriva a questo punto.

Provare a ricordare la vera inventiva umana, la vera capacità umana nel creare e tramandare tecnica e abilità per un nuovo splendore.

E se anche non vogliamo trovarci questi risvolti sociali e politico-economici, possiamo semplicemente ammirare tessuti pregiati e ammirevoli per le capacità tecniche che ci stanno dietro.

Per una mostra a portata di filo e un occhio a portata di bello. Punto.

Per informazioni su orari e giorni di apertura: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

 

Giulia Copersito

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