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Un Toro da mangiarsi le mani

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Il miglior Toro della stagione non riesce a espugnare il “Marassi” rossoblù, a causa delle parate di Perin e di qualche spreco di troppo. Gli uomini di Ventura, scesi a Genova forti del sonante 4-1 al Catania, hanno subito dimostrato ai padroni di casa, in un buon momento, ma sinceramente fin troppo esaltati dalla stampa alla vigilia, di voler cancellare la data “1981” dalla casella “ultima vittoria al Ferraris”: due azioni in un minuto (la seconda è un clamoroso palo di El Kaddouri), il gol a metà fra Farnerud e lo stesso marocchino, le parate in serie di Perin. Anche nella ripresa il leit motiv non cambia, esclusi i primissimi minuti, ma, a parte il palo di Vrsaljko, fino alla rete del pareggio il Genoa si è visto pochissimo dalle parti di Padelli prima e del subentrante Lys Gomis poi. L’1-1 di Biondini sull’unico sbandamento della retroguardia ospite ha fatto immediatamente reagire il Toro, che si è mangiato una rete incredibile con Immobile e ha tenuto in apprensione la retroguardia genoana sino al termine, pressando alto e facendo finalmente vedere la voglia di prendersi i tre punti, senza accontentarsi.

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Solita domanda dopo l’ennesimo pareggio: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Al netto dell’ingrossamento del fegato, a causa delle numerose occasioni sprecate, direi “mezzo pieno con riserva”. Mezzo pieno perché il Toro ha dato continuità alla prestazione contro il Catania, scardinando dogmi che l’avevano incancrenito. In parole povere, invece di un titic titoc spesso inconcludente, si è giocato in profondità e in velocità, lasciando agli altri lo sterile possesso palla e prendendo per sé il possesso delle occasioni e delle conclusioni, col risultato di dominare la gara.

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Mezzo pieno perché si è vista una difesa sempre meno in affanno (molto bene Glik su Gilardino, le solite conferme per Bovo e Moretti), se si esclude l’unico minuto di sbandamento dovuto all’azione di Feftazidis che ha portato alla rete Biondini (prima gioia in rossoblù contro il Toro, as usual). Perché Vives, se non deve sempre giocare palla indietro, qualcosa di buono, davanti alla difesa, lo fa vedere. Perché Farnerud sta finalmente venendo fuori e ieri, approfittando della voragine lasciata dal centrocampo di Gasperini, ha corso, tirato ed è salito in cabina di regia, facendo immediatamente pensare ai tifosi come potrebbe essere efficace questa compagine con un regista “vero”. Perché Immobile, nonostante una rete divorata che grida vendetta al cielo, è attaccante che fa reparto da solo, che corre dietro all’avversario quando perde palla e che suda la maglia come piace alla Maratona. Perché senza il miglior Cerci e con El Kaddouri ancora troppo molle, si è stati ugualmente pericolosi e feroci. A proposito di Alessio, spiace che i postumi delle reti sbagliate col Catania, si siano fatti sentire con un rigurgito di egoismo nel finale del match, soprattutto nell’azione del 94’ dove ha preferito un tiraccio allo scarico facile per Brighi. Il numero undici granata deve solo star tranquillo, capire che non deve dimostrare niente a una piazza che lo ama e continuare semplicemente a fare ciò che ha sempre fatto, passando quando c’era da passare e andando a concludere quando c’era da concludere. E se vuole conquistare Prandelli a suon di reti, riuscirà a farlo solo continuando sulla strada percorsa fin qui e senza cercare forzatamente la gloria personale, idea discutibile sul risultato di parità. A Ventura il compito di dire la parolina giusta per rasserenare un giocatore straordinario, che ha dato, sta dando e darà tantissimo al Toro.

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Mezzo pieno con riserva, si diceva. La riserva è, come sempre, il rischio di considerare un bel punto di partenza come un punto d’arrivo, di spacciare quello che, nonostante la soddisfazione per la prova discretamente “da Toro”, è un pareggio, come vittoria, di specchiarsi. Nonostante una classifica non proprio ottimale, questa squadra ha già commesso simili errori in passato, addirittura all’interno della stessa partita (Livorno-Toro). Ripetersi sarebbe un peccato mortale, anche perché, dopo tanti applausi un po’ troppo generosi, stavolta i battimani sono meritati e, contro la Lazio, possono veramente proseguire, ma per festeggiare una vittoria.

Francesco Bugnone

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