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Un panettone d’oro e diamanti da 80.000 euro sfornato senza la licenza

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Un panettone d’oro con diamanti da 80mila euro appena recapitato ad un magnate russo, una copia della sua creazione esposta al pubblico all’ingresso del Museo del Risorgimento di Torino, i riflettori di mezzo mondo accesi sulla sua bottega di Carmagnola. Ma lui, Dario Hartvig, il pasticcere del momento, rischia di pagare a caro prezzo questa improvvisa notorietà, dato che il Comune in cui ha sede la sua bottega, Carmagnola per l’appunto, vorrebbe revocargli la licenza per colpa di uno scalino.

Riepilogando, Hartvig, eccentrico pasticcere piemontese quest’estate conosce per caso un miliardario russo in Sardegna dove, invitato sul suo yacht, prepara un tiramisù e coglie nel segno. Il russo gli chiede di creare per lui un dolce natalizio unico al mondo e lui, per nulla colto di sorpresa, gli propone ciò che da anni già propone ai suoi clienti più facoltosi: un panettone tradizionale, ricoperto però di foglie d’oro alimentare e con una striscia di cristalli Swarovski che circonda la base. Prezzo 800 euro, per un dolce tipico molto originale e da quest’anno esposto a Montecarlo in edizione limitata.

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“D’accordo” risponde il magnate “ma quei cristalli sono troppo ‘cheap’ per i miei gusti, ti mando io qualcos’altro”. Ed ecco che pochi giorni dopo vengono recapitati nella “Pasticceria del Borgo” strisce di piccoli diamanti dal valore di circa 80mila euro. Panettone cucinato e venduto, giornali di tutta Italia che ne parlano, poi, la beffa. Si scopre che Hartvig nel 2008, volendo rinnovare i locali della sua pasticceria,  presenta in Municipio tutti i documenti necessari, compreso quello per richiedere la modifica dell’ingresso: non più quel gradino di poco meno di 10 cm, al suo posto una rampa per passeggini e carrozzine. Dall’Ufficio Tecnico gli rispondono di aspettare, perchè di lì a poco sarebbero iniziati i lavori di rifacimento dell’intera piazza su cui affaccia la sua attività. Cinque anni dopo, però, la piazza è ancora tale e quale a prima e il commerciante prova a spiegarlo al geometra del Comune, entrato in bottega per contestargli quel gradino all’entrata. “Lei non è a norma” è l’unica risposta che riceve e, dopo la lite che ne segue, il “gioielliere dei panettoni” riceve una lettera in cui l’amministrazione comunale minaccia di revocargli la licenza d’esercizio se non provvederà a sistemare l’ingresso del negozio entro 60 giorni.

L’ultimatum ora è scaduto, i panettoni, d’oro e non, continuano ad uscire dal forno della Pasticceria del Borgo e in Comune c’è chi accusa il Consiglio di voler strumentalizzare la vicenda a scopi politici: “Siamo sicuri che quella della pasticceria sia l’unica barriera architettonica in città?” si domanda Sergio Grosso, capogrusso del Movimento 5 stelle.

Marco Parella

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