Giphoscope, l’evoluzione della “gif” parte da Torino

Giphoscope, l’evoluzione della “gif” parte da Torino

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La via è una di quelle umili, quasi nascoste in una zona popolare di Torino. Via Ghemme 7/A, una vetrina sola, nessuna insegna sgargiante, solo vetro, qualche mattone e due uomini che lavorano nell’Officina K e creano i loro Giphoscope.

Sembra di entrare in casa di qualcuno, di oltrepassare la soglia non di un laboratorio creativo, ma della camera di un amico parecchio strano e trovare sul suo comodino un oggetto strano e curioso: il Giphoscope.

Marco, 28 anni, è curvo sul banco da lavoro, occhiali e piercing da hipster, manualità da amante del bricolage;

Alessandro invece, 41 primavere e i lineamenti severi addolciti dall’orecchino da pirata, sta facendo scorrere il mouse e la mente tra nuove idee, ordini via mail e una martellante musica metal.

Ambiente particolare l’Officina K, non c’è che dire, una bottega artistica non-arredata con gusto, con l’estro tipico di chi ama le contraddizioni, l’estetica, ma anche la praticità.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino
Giphoscope, l’evoluzione della “gif” parte da Torino

L’oggetto per cui sono qui non spicca, rimane quasi mimetizzato nel vivace caos artistico che pervade la stanza (un cubo di scarsi 4 metri per 5), un sapiente mix di colore, neon e opere estemporanee: un’insegna Sali e Tabacchi a grandezza naturale, teste di bambole diligentemente appoggiate su una mensola, busti umani, meravigliosi arazzi fatti con la penna Bic alle pareti.

Ma il Giphoscope c’è.

Un paio di esemplari in vetrina, uno esposto con orgoglio dai loro creatori sulla scrivania, il primo prototipo sullo scaffale di sinistra, l’ultimo, ancora da finire, tra le mani di Marco.

E poi tanti pezzi, sparsi sul cartello stradale sorretto da pneumatici che serve da tavolino, sotto il tavolo da lavoro, tra libri e riviste.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino
Giphoscope, l’evoluzione della “gif” parte da Torino

 

Il Giphoscope costa 299 euro escluse le spese di spedizione, si può ordinare direttamente dal suo sito ufficiale ed è il primo “player analogico di gif” al mondo.

È per questo che sono qui, per vedere con i miei occhi come hanno fatto due creativi torinesi a far uscire la gif dal web e trasformarla in un oggetto che racchiude in sé le nuove tecnologie e l’inizio della storia del cinema.

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“Scusa il disordine, ma dobbiamo finirne uno entro domani perché ce l’ha richiesto la BBC” esordisce Alessandro, indicandomi Marco intento a cesellare a mano la maniglia di metallo di un Giphoscope che giace incompleto dietro di lui.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino
Giphoscope, l’evoluzione della “gif” parte da Torino

 

Chiedo lumi sul loro progetto, da dove nasce, cos’è, dove vuole arrivare.

“Siamo due creativi, io nasco copywriter prima di aprire un’agenzia di comunicazione tutta mia, lui invece è un grafico. Ho conosciuto Marco qualche anno fa quando ha frequentato uno stage presso la mia agenzia e abbiamo iniziato a collaborare. L’idea che sta dietro al Giphoscope è semplice: portare le gif fuori dal web”

Ok, forse è scontato per quasi tutti, ma spieghiamo di cosa stiamo parlando.

Gif vuol dire Graphics Interchange Format ed è uno dei formati digitali più conosciuti ed utilizzati su internet.

È nato nel 1987, si usa principalmente per creare delle immagini animate e tutti noi ne abbiamo visto almeno uno in vita nostra.

Dalle prime versioni,Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

alle più recenti,

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

passando per personaggi famosi

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

e gli immancabili gattini.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

“Credo fortemente che la gif abbia un suo valore artistico. È un’opera vera e propria e esistono alcuni grandi GIF master famosi in tutto il mondo che organizzano mostre e convegni con le loro creazioni digitali. Tanto per fare due nomi Scorpion Dagger ed Erdal Inci e proprio loro sono stati tra i primi a richiederci un Giphoscope personalizzato”.

Prima di venire qui ho visto solo qualche immagine di questo misterioso oggetto dall’aria vintage, anzi, a dire la verità, ho visto proprio una gif che ne illustrava il funzionamento.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

“È semplice, non abbiamo rivoluzionato il mondo. L’inizio di tutto fu il Mutoscope, prima forma di cinema inventata già nel 1894.

Noi abbiamo semplicemente inserito una struttura in alluminio su di una base in legno. Viene montato un supporto a cui si agganciano 24 frame che, azionati da una manovella, danno vita ad un’immagine in movimento, una Gif per l’appunto” interviene Marco, mostrandomi con passione i vari componenti.

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Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

“Ci abbiamo lavorato per 10 mesi” riprende Alessandro, fondatore di uno dei siti di Gif più famosi al mondo, Okkult Motion Pictures e artista conosciuto per le sue opere di nano arte. Abbiamo analizzato ogni aspetto nei minimi dettagli, dal tipo di oggetto che volevamo creare al target di mercato al momento giusto in cui pubblicizzarlo”.

E quando è stato?

“Il lancio effettivo del prodotto è avvenuto a marzo del 2013 e abbiamo creato un sito volutamente in inglese per vendere le nostre creazioni all’estero. In Italia nessuno ha la più pallida idea di cosa stiamo parlando. Il primo ordine in assoluto è arrivato dall’Australia, poi dagli Stati Uniti. Abbiamo anche provato a scrivere a qualche rivista di settore italiana, ma non abbiamo ricevuto risposte. Dall’estero invece si sono subito interessati a noi e il Giphoscope è stato recensito da testate molto importanti”.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino
Una delle opere di nano arte di Alessandro Scali, presentata alla Biennale di Siviglia e visibile solo con il microscopio

Ha qualcosa di magico quest’oggetto. Racchiude un senso di passato, di retrò, ma declinato con una tecnologia del XXI° secolo.

“Le gif non sono una nicchia, sono un mare magnum che piace a tutti perché mescola cultura e divertimento. È bastato unire questo con un design essenziale, ma che sa di vintage ed è diventato un oggetto di arredamento che chiunque può mettersi in casa (“Io no, non ho spazio!” sorride Marco).

Però ci siamo imposti di non snaturare l’idea originale: è un prodotto 100% artigianale, fatto tutto a mano e così deve restare per il momento. Abbiamo dovuto dire no ad un cliente che ne voleva dai 2 ai 10mila perché avrebbe voluto dire industrializzare la produzione. Preferiamo crescere senza fare il passo più lungo della gamba e anche per questa ragione non abbiamo usato Kickstarter”.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino
Alessandro Scali (a sx) e Marco Calabrese (a dx), gli inventori del Giphoscope

In effetti, se visitate il sito ufficiale, noterete in alto a destra un ironico bollino “Kickstarter free”, che fa capire che i due padri del Giphoscope hanno preferito stare alla larga dalla piattaforma di crowfunding più famosa della rete.

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“Se proponi un’idea vincente su quel sito c’è il rischio che ti arrivino donazioni in quantità esponenziale da costringerti poi a produrre migliaia di esemplari prima ancora di aver trovato dei compratori. Noi abbiamo scelto di fare le cose senza bruciare le tappe. Ora gli ordini sono in crescita, ma nella misura che ci aspettavamo. E in primavera uscirà la versione digitale”.

Digitale? Fermi tutti, qui si parlava di uscire dal web, tanto che la targhetta posta sulla base di questi home theater a manovella recita: “Analog gif player”. Analogico, manuale, non digitale.

“Il digitale è la logica conseguenza, è una sfida ancora più alta. Non esiste al mondo un congegno in grado di proiettare una sequenza di gif animate e quello che stiamo cercando di realizzare noi è un oggetto del tutto simile al Giphoscope, ma con al posto dei frame fisici una specie di cornice digitale per gif”.

Giphoscope, l'evoluzione della "gif" parte da Torino

Un’altra idea geniale da nerd o forse da hipster (“possono chiamarci come preferiscono, hanno ragione in tutti i casi perché io lavoro così. Adoro la multidisciplinarietà e mixare cose diverse”), ma che rispecchia un bisogno che non passa mai di moda: “Bisogna sempre trovare qualcosa da fare perché sennò non si mangia. Paradossalmente è più facile farlo qui in Italia e poi venderlo all’estero, l’unico posto dove apprezzano ancora la tipica creatività del Belpaese”.

La apprezzo anch’io. La apprezzo talmente tanto che mi sto già facendo il calcolo di quanti giorni mancano a Natale. Per racimolare 299 euro, mi ci vorrà un po’.

Marco Parella

 

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