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“Più uno revocato”: cosa successe davvero al Toro nel 1926/’27 – Parte I

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Se Carlo Lucarelli decidesse di fare una trasmissione sui misteri sportivi, quello dello scudetto ’26-’27 meriterebbe una lunghissima puntata. Infatti, in quella stagione, il Torino vince il primo scudetto della sua storia, ma se lo vedrà togliere qualche mese dopo, sentendosi affibbiare quel “più uno revocato” che, ancora oggi, si affianca nel suo palmarès ai campionati conquistati.

Siamo in pieno periodo fascista, tempi oscuri, tempi duri, ma, visto che il calcio è già sport popolare e molto amato, si sta lavorando, anche per motivi politici, al primo, vero campionato nazionale, quello che, nel giro di qualche anno, diventerà la serie A che tutti conosciamo. A capo della Federazione c’è Leandro Arpinati, membro importante del partito fascista e podestà di Bologna. Un elemento, visti gli sviluppi della storia, da non sottovalutare.

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Leandro Arpinati con il Duce

Il campionato è costituito da due raggruppamenti, le prime tre classificate andranno a giocarsi lo scudetto in un ulteriore girone. Il Toro, quell’anno, inaugura lo Stadio Filadelfia ed è fortissimo. La squadra presieduta da Marone Cinzano, può schierare in avanti il “Trio delle Meraviglie” Baloncieri, Libonatti e Rossetti, il difensore ungherese Balacics, il portiere Bosia, il mitico Antonio Janni. I granata vincono il proprio gruppo e sono, ovviamente, una delle favorite nel girone finale, dove si qualificano le altre due grandi protagoniste di questa storia (il Bologna e la Juventus), nonché le milanesi e il Genoa.

Il Toro dovrebbe esordire al Fila contro l’Inter, ma la partita viene sospesa per impraticabilità del campo, quindi il primo match che conta ai fini della classifica è quello del secondo turno, il derby in “trasferta” contro la Juventus, vinto dai bianconeri con una rete di Pastore. I granata si scuotono subito con tre vittorie di fila: 3-1 al Genoa, 2-1 nel recupero contro l’Inter e 3-2 a Milano contro il Milan, che, al 67’, conduceva 2-1. Il Toro, così, si ritrova in vetta alla classifica col Bologna, proprio in vista del match di cartello contro i rossoblù che, al Fila, chiuderà il girone d’andata.

torino scudetto
Il Torino del 1926/’27

L’episodio clou dell’incontro, tiratissimo, arriva a metà ripresa: durante una mischia in area granata, il portiere Bosia smanaccia il pallone lontano dal “sette” coi felsinei che reclamano il gol. L’arbitro Pinasco non concede il punto, il Toro riparte, Franzoni scatta a sinistra e crossa per Libonatti che, di testa, insacca. Granata primi, quindi, con otto punti, ma Bologna furente con Pinasco e che vuole la ripetizione della partita, nonostante, a referto, l’arbitro non ammetta alcun errore tecnico. Ricordiamoci di queste proteste, ricordiamoci chi era a capo della Federazione, perché, a breve, la situazione avrà interessanti sviluppi.

Il Toro inizia benissimo il ritorno e si porta a quota dieci, battendo 2-1 l’Inter a Milano e può affrontare il derby con tre punti di vantaggio su bianconeri e Bologna. E qui inizia quello che, fin troppo sbrigativamente, viene definito il “caso Allemandi”. Tutto parrebbe iniziare da una bonaria scommessa fra Marone Cinzano ed Edoardo Agnelli, presidente della Juventus. La posta in palio fa sorridere: una cena. Ma Marone è uomo d’orgoglio, dovrà assentarsi qualche giorno per impegni di lavoro e sprona l’ambiente, dicendo che quel derby non si può perdere, a nessun costo. Il Conte si riferisce all’impegno da profondere sul rettangolo verde, ma pare che qualcuno prenda troppo alla lettera lo sprone del proprio presidente: si tratta di un dirigente, il dottor Guido Nani.

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Luigi Allemandi

Secondo le ricostruzioni, il Nani conosce uno studente del Politecnico di Torino, proveniente dalla Sicilia: si chiama Gaudioso e vive a pensione con uno dei giocatori più forti della Juventus, Luigi Allemandi. Non si capisce bene se l’idea parta da una richiesta del dirigente o da una proposta del Gaudioso, ma ad Allemandi viene proposta la cifra di 50.000 lire per agevolare la vittoria granata nel derby. Pare che Allemandi accetti, 25.000 subito, altre 25.000 dopo la partita.

Arriva il 5 giugno 1927, la stracittadina al Fila e Allemandi, a dispetto di quanto appena scritto, è fra i migliori in campo. I bianconeri segnano addirittura per primi, con Vojak. Ma nella ripresa il Toro pareggia con Balacics su punizione, con la barriera avversaria non irreprensibile, e ribalta con il solito Libonatti, poco dopo l’espulsione dello juventino Pastore. Marone vince la sua cena con Agnelli, il Toro vince la stracittadina e il primo tricolore sembra una certezza. Certezza matematica che potrebbe arrivare, dopo il ko col Genoa, battendo 3-0 il Milan, con il Trio delle Meraviglie a segno al completo.

Francesco Bugnone

Domani, sempre su Mole24, la conclusione di quella che, a tutti gli effetti, è una delle vicende più spinose e ancora oscure del calcio italiano

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