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Lucifero ed il Santo Graal, i grandi miti che passano da Torino

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Lucifero

Il Santo Graal, l’occhio divino e Lucifero: una parte del complicato intreccio che avvolge la storia passata di Torino.

Molti indizi fanno presupporre che la città sotto la Mole abbia una storia molto diversa da quella che siamo abituati ad imparare sui libri di scuola, facendo così nascere una domanda: chi ha fondato Torino? Ma forse più importante, cosa vogliono significare questi segni? cosa c’enrano Lucifero ed il Santo Graal con Torino?

Nel precedente articolo sulla fondazione di Torino ci siamo accomiatati con una infarinatura sulle presunte origini di Torino tramite la leggenda di Fetonte. E ora?

La conoscenza

Satana, il dragone antico, per i più conosciuto col nome di Lucifero. Con lui inizia il viaggio di oggi.

Con lui che, secondo la tradizione biblica, si è ribellato a Dio e per punizione è stato precipitato sulla Terra.

La conseguenza della caduta dalle schiere celesti è stata, forse, l’aver donato agli uomini la conoscenza, ma come? E soprattutto quale conoscenza?

 

Spesso quando si toccano discorsi che riguardano l’esoterismo, si cita il “terzo occhio”.

Ed è proprio quello che, secondo il mito, Lucifero ha perso durante la sua caduta, il terzo occhio, anche chiamato smeraldo, incastonato nella sua fronte.

A Torino questo avvenimento è rappresentato dalla statua dedicata al traforo del Frejus, opera del conte Marcello Panissera di Veglio, posta al centro di Piazza Statuto.

Lucifero ed il Santo Graal. Tutto a Torino

Osservandola saltano subito all’occhio i grandi massi, provenienti dagli antichi scavi della montagna e gli uomini-titani che giacciono su di essi.

Questi ultimi, personificando la natura selvaggia, assumono il ruolo della forza bruta annientata dell’ingegno umano, rappresentato infine dall’angelo alato posto alla sommità della piramide. Inoltre guardando la mano destra dall’angelo, si scorge una penna, come se l’angelo fosse nell’atto di scrivere, di dare delle direttive.

Ed è proprio questo il motivo per cui si identifica questo genio alato come Lucifero, il portatore di Luce o nel nostro caso conoscenza.

Il Santo Graal

La storia narrata fino ad ora però manca di un particolare. Se questo smeraldo è caduto sulla Terra, ora dov’è?

 

La leggenda vuole che dopo il suo ritrovamento, i primi uomini lo lavorarono fino a farlo diventare un gradale, un calice, il famoso Santo Graal, stesso recipiente che in un secondo momento venne usato da Giuseppe D’Arimatea per custodire il sangue di Cristo dopo la crocifissione.

E stranamente, come per la discesa di Lucifero, vi sono due sculture a Torino che ripropongono l’immagine del Graal.

Una chiamata Fede è posta di fronte alla Gran Madre, più precisamente sulla sinistra mentre impugna un calice con la mano destra e lo alza al cielo. L’altra rappresentazione è, per uno scherzo del destino, nella direzione dello sguardo di Fede che, secondo uno studio del Politecnico, portano esattamente a Palazzo di Città, ove vi sono cesellati nel muro disegni raffiguranti altri calici.

Che il Santo Graal sia dunque a Torino?

Lucifero ed il Santo Graal. Tutto a Torino

Secondo la giornalista Giuditta Dembech, autrice di “Torino città magica”, questo mito non è realistico poiché il Graal non si deve intendere come qualcosa di materiale, bensì come conoscenza perduta dopo il peccato originario nel giardino dell’Eden.

E in qualità di simbolo mitologico esso è presente in molte culture. Ad esempio lo stesso Graal viene paragonato all’Urnā, ovvero la perla posta nella fronte di Shiva, uno degli Dei indiani, e terzo occhio dell’asceta che ha superato lo spazio-tempo riuscendo a vedere col senso di eternità ciò che lo circonda.

Torino, terra di enigmi e misteri. Torino, luogo di magia e spiritualità.

Fondata per un volere superiore? O scelta come luogo di sacralità?

Questo non si sa, ma le prove che fino ad ora si sono accumulate tutto fanno pensare fuorché ad una città come le altre.

Siamo vicini alla verità o distanti anni luce? Ogni leggenda ha un fondo di verità, e quella che leggerete nel prossimo ed ultimo articolo, forse, svelerà il costruttore della città all’ombra della Mole.

 

Damiano Grilli

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