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Casimiro Teja: il padre della satira è torinese

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Una vignetta che ha segnato la storia della satira, ad opera di Casimiro Teja.

ma chi era Casimiro Teja? Cosa lo ha reso così famoso? Partiamo dall’inizio.

E’ il 1861, e a Torino sta nascendo l’Italia, anche se la capitale designata è Roma.

Il Paese è per buona parte fatto, gli Italiani meno e Cavour sta tentando in tutti i modi di far vivere una creatura nata più sulla passione che sui tavoli politici.

Per una nazione che si unisce, un’altra combatte le proprie divisioni: a ottomila chilometri di distanza, ad aprile, inizia uno dei più famosi conflitti che la storia ricordi, la guerra di secessione americana.

In un clima mondiale di rinnovamento e di tensione, tra i molti eventi ne accade uno in particolare che tutt’ora segna la nostra vita quotidiana: piove.

Piove a tal punto che diverse manifestazioni all’aperto devono essere sospese, tra cui un comizio di mazziniani, avversi all’operato del governo di Cavour.

La notizia non ha echi sulle prime pagine delle maggiori testate, anzi, i fatti relativi ai comizi di questa o quella parte vengono spesso relegati ai trafiletti, a meno che non implichino risvolti tragici più adatti alla cronaca che non al commento politico.

Casimiro Teja: il padre della satira è torinese
Casimiro Teja: il padre della satira è torinese

Un vignettista, Casimiro Teja, decide però di prendere spunto dall’episodio per una tavola del proprio giornale, “il Pasquino”, uno dei tanti di satira nati in quell’epoca; non è però una delle solite tavole, dedicate ora a Garibaldi, ora alla neonata mondanità di Torino.

E’ una tavola “povera”, che nasce da un fatto “povero”, nemmeno tanto complessa, visto che raffigura tre uomini (si deduce siano mazziniani) sotto un ombrello che imprecano contro il meteo.

Nonostante gli ingredienti, l’alchimia regge, eccome se regge, e rende quella pagina di giornale uno dei primi meme della storia, che fa sì che ancora oggi, quando qualcuno dice “piove…” subito ci venga da aggiungere “…governo ladro”, come recita la vignetta.

Casimiro Teja: il padre della satira è torinese
Casimiro Teja: il padre della satira è torinese

 

Il segreto di tanto successo non sta però nella casualità, o nell’abilità dell’autore (anche se di abilità ne ebbe, a tal punto da essere definito “il principe dei caricaturisti”) come leggenda vorrebbe.

Sta nella pioggia, che è il nostro fatto protagonista, capace di regolare il calendario fiscale dall’epoca romana al Granducato di Toscana, visto che, nei giorni di pioggia, veniva calcolata la tassazione sul sale, che se si bagna pesa di più, e fa aumentare la tassazione.

Casimiro Teja: il padre della satira è torinese
Al tempo dei Romani valeva il principio inverso: il sale, utilizzato per pagare gli stipendi (che difatti vengono detti anche “salari” per questo motivo), veniva fatto inumidire lasciandolo alla pioggia, in modo da doverne distribuire di meno rispetto a quanto se ne sarebbe dovuto dare “a secco”.

Non solo: alcune leggi vigenti nel lombardo-veneto relative alle tasse sul raccolto usavano la pioggia come indicatore standard: se piove di più, il raccolto sarà maggiore, ed in proporzione il dovuto allo Stato.

Casimiro Teja: il padre della satira è torinese

“La pioggia dà, il governo toglie” potremmo dire.

Siccome entrambe sono delle costanti nella Storia, oggi elogiamo la prima, che in quel 1861 denso di fatti storici chiave ispirò Teja a creare un qualcosa che a noi, 150 anni dopo, dà un modo garbato ed ironico per commentare quello che, da millenni, fa il secondo.

V.

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