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Artissima? Meglio altro…

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Artissima? Meglio altro…
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Avete presente i deja vu?

Quelle situazioni nelle quali una persona, solitamente per pochi istanti, ha la sensazione di vivere una situazione che ha già vissuto: si ricorda esattamente le parole che verranno dette, i gesti che verranno compiuti…

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Ecco, entrando all’Oval per visitare Artissima mi sono ritrovato nel bel mezzo di un deja vu: ho avuto quella fastidiosa sensazione del “già visto l’anno prima” che, devo dire, mi ha messo a disagio.

Fatta questa premessa, da dove iniziare a parlare della quinta fiera d’arte contemporanea più importante e prestigiosa al mondo?

Cominciamo dai numeri: la ventesima edizione della fiera sembra aver mantenuto le alte aspettative di interesse e di pubblico che l’hanno accompagnata sino alla vigilia. In effetti, come è accaduto l’anno scorso, a giochi conclusi si sono registrati più di 50 mila ingressi. La fiera si rivela sempre più votata ad un’immagine internazionale: 190 gallerie, delle quali 60 nostrane e ben 130 straniere!

Inoltre, tale vocazione internazionale, grazie alla quale la manifestazione torinese si sta fortemente consolidando nel jetset mondiale, è rafforzata da un nuovo progetto espositivo promosso dalla direttrice di Artissima Sarah Cosulich Canarutto in collaborazione con le principali istituzioni di arte contemporanea torinese: si tratta di One Torino (per questo progetto e per numeri più dettagliati sulla fiera si veda http://www.mole24.it/2013/10/04/artissima-ci-siamo-quasi/).

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Detto questo, potendo quindi parlare di buona riuscita dell’evento sia come ingressi sia come numero e passaporto dei collezionisti presenti, occorre fare un bilancio “qualitativo” della fiera.

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In questo senso, come ho scritto ad inizio articolo, ho avuto la sensazione del “già visto”, soprattutto confrontando questa edizione con quella dell’anno scorso.

Senza troppe pretese gli allestimenti delle gallerie storiche della manifestazione, poco incisive le new entries, anche se confermano il respiro sempre più globale della fiera: si va dal Brasile alla Cina, da Israele alla Grecia, dagli Stati Uniti alla Russia, al Guatemala. Insomma, il tentativo è quello di attirare l’attenzione e l’interesse dei mercati emergenti e di collezionisti dalle enormi disponibilità economiche.

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Gli acuti sono pochi, pochissimi. Tutto ciò rende il giro annuale ad Artissima niente più (non potendo, per ovvi motivi, avvicinarmi anche solo minimamente alle cifre necessarie per portare a casa un “souvenir” della giornata) che una tranquilla passeggiata tra interessanti quadri e fotografie e mal digeribili megainstallazioni.

 

Emanuele Bussolino 

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