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Torino: i grandi negozi che se ne vanno

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Torino: i grandi negozi che se ne vanno
Torino: i grandi negozi che se ne vanno

Torino is always on the move. Torino non sta mai ferma.

E’ stato questo il ritornello che per anni ha scandito il conto alla rovescia che ha portato alle Olimpiadi Invernali del 2006.

Furono 15 giorni che cambiarono per sempre il volto l’immagine di Torino, da anni prigioniera del cliché di città della Fiat, fredda, austera ed avvolta dalla nebbia.

Eppure non sono soltanto avvenimenti di questa portata a determinare il cambiamento nel tessuto urbano di una città.

E’ capitato e capiterà ancora che alcune realtà storiche della capoluogo piemontese scompaiano all’improvviso, come è accaduto a certi negozi che da decenni eravamo abituati a vedere lì, immutati ed immutabili, nei pomeriggi dedicati allo shopping e che all’improvviso non ci sono più.

E’ di pochi giorni fa la notizia della chiusura di Gurlino, da quasi cinquant’anni punto di riferimento per l’arredamento della Torino bene.

Le saracinesche delle oltre dieci vetrine di Via Carlo Alberto, che dal 1973 mettono in mostra l’avanguardia del design di interni, sono rimaste abbassate anche dopo la fine delle ferie estive.

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Troppo grande il peso della crisi, anche per chi ha sempre puntato sull’esclusività del prodotto per contrastare l’ascesa dell’arredamento low cost di Ikea.

Un pezzo degli indimenticabili anni ’80 è scomparso a luglio del 2012, quando il primo storico fastfood di Torino, il Burgertime di via Amendola, ha chiuso i battenti pochi giorni prima del suo ventottesimo anniversario.

Un laconico cartello giallo scritto a mano è stato appeso dietro la saracinesca per comunicare la cessata attività e ringraziare chi per quasi trent’anni è entrato per consumare hamburger, milkshake e patatine fritte.

Quel giorno di quasi trent’anni fa, durante l’inaugurazione, c’era l’intera squadra dei Giaguari di football americano, una Cadillac enorme e decine di avventori vestiti Best Company, Najoleari ed El Charro.

Chissà quanti poi, addentando un panino a Km0 o sorseggiando una birra artigianale ad un tavolino del M**Bun di via Rattazzi, si ricordano che un tempo, a quelle mura dipinte di rosso, erano addossati decine di scaffali pieni di libri.

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Centinaia e migliaia di volumi di ogni forma e colore per quella che era uno delle librerie più grandi di Torino, la Campus, prima dell’avvento delle grandi catene, degli ipermercati e dell’e-commerce. E come dimenticare le meravigliose vetrine di Galtrucco, in Via Roma angolo via Maria Vittoria? Era la più prestigiosa sartoria torinese e vestiva i propri manichini avvolgendoli con le stoffe ed i tessuti drappeggiati in forma di abito, senza tuttavia lavorarli, tagliarli o cucirli. Oggi quelle vetrine vestono Benetton, a dimostrazione che i tempi cambiano in fretta e non c’è tempo per la malinconia.

Edoardo Ghiglieno

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