Home Cronaca di Torino La fiaccola delle Universiadi a Torino, ma per l’hockey femminile ancora nessuna...

La fiaccola delle Universiadi a Torino, ma per l’hockey femminile ancora nessuna risposta

16
SHARE
Tempo di lettura: 4 minuti

Una fiaccola per le strade di Torino. Non sarà quella olimpica che tutti i torinesi hanno ancora ben impressa nel cuore, nonostante siano passati sette anni, ma è pur sempre una fiaccola, quella delle Universiadi 2013, in programma in Trentino dall’11 al 21 dicembre. Ieri all’inaugurazione dell’Anno Accademicco Sportivo organizzato dal Cus Torino nel Rettorato di via Po c’erano tutte le cariche istituzionali: Riccardo D’Elicio (Presidente del CUS), Andrea Ippolito (Direttore generale del CUS Torino), Gianmaria Ajani (Rettore dell’Università di Torino), Marco Gilli (Rettore del Politecnico), Stefano Gallo (Assessore allo Sport e Tempo libero), Franco Ferraresi (Regione Piemonte) e Marco Antonio D’Acri (Provincia di Torino).

TrentinoTorciaUniversiade2013

Tutti a veder partire la fiaccola che, portata da una ventina di atleti, ha percorso tutto il centro storico della città: dal Rettorato di via Po verso piazza Castello (sede di Prefettura e Regione), poi via Garibaldi, via XX Settembre (Duomo), via IV Marzo, via Milano (con passaggio di fronte al Comune), via Monte di Pietà, via San Tommaso, via Santa Teresa, piazza San Carlo, via Maria Vittoria (con il palazzo della Provincia), piazza “Carlina”, via Accademia Albertina, via Rossini, via Verdi (RAI), via Sant’Ottavio (Palazzo Nuovo), via Gaudenzio Ferrari, via Montebello e arrivo alla Mole Antonelliana.

Correlato:  Meteo, a Torino settimana soleggiata e temperature stabili

papa_francesco_web_1

La fiaccola dell’Universiade era stata accesa qualche giorno prima, il 6 novembre, da Papa Francesco in Vaticano. Una cerimonia breve, ma significativa per dare inizio al lungo viaggio che porterà la fiamma a fare tappa in numerose città italiane ed europee prima di assolvere il proprio compito ed accendere il braciere posto in quel di Trento. La città di Torino ha un rapporto speciale con le Universiadi dato che proprio sotto la Mole è stata organizzata la prima edizione in assoluto, quella “estiva” del 1959. Da allora un altro passaggio nel 1970, poi gli atleti universitari di tutto il mondo si sono ritrovati prima a sestrirere nel 1966 e infine di nuovo nel capoluogo piemontese nel 2007, per l’edizione che ha fatto da coda ai Giochi Olimpici dell’anno prima.

Una polemica sta però scuotendo fin dall’estate i giochi universitari in programma in Trentino a dicembre: l’esclusione immotivata della squadra di hockey su ghiaccio femminile dalla competizione.
Sarebbe infatti la prima volta che la nazionale di un Paese ospitante non partecipa alle gare sul proprio suolo, ma ciò che rende ancor più furibonde le atlete toccate dal provvedimento (e che hanno aperto una pagina su Facebook per far sentire la loro voce) è l’omertoso silenzio che regna intorno alla decisione del comitato organizzatore. In effetti, il torneo di hockey su ghiaccio femminile, almeno fino a inizio luglio, avrebbe dovuto vedere tra i partecipanti 8 squadre, ma, misteriosamente e senza nessuna comunicazione ufficiale alle federazioni coinvolte, il numero delle nazionali è sceso a 6: Canada, Stati Uniti, Russia, Giappone, Gran Bretagna e Spagna.

Correlato:  "Cosa succede in città": questa sera al Circolo dei Lettori si discute d'integrazione

529177_10151474460890476_1719879132_n

Rimangono oscuri i criteri di questa scelta. Qualcuno ipotizza problemi di budget e la spiegazione potrebbe reggere considerando che l’Italia è stata quasi “costretta” ad organizzare in fretta e furia la competizione dopo l’improvvisa rinuncia della slovena Maribor, con un bilancio approvato che è passato dai 23 milioni di euro ipotizzati inizialmente alla cifra ben più magra di 5 milioni. In realtà per l’hockey femminile la Provincia di Trento avrebbe dovuto pagare poco più di 100.000 euro, ma ora il comitato organizzatore, la Federazione del Ghiaccio e le altre istituzioni coinvolte sembrano avere le borse chiuse ermeticamente.

La motivazione economica non spiegherebbe comunque la ragione dell’esclusione della nazionale padrona di casa. Una frase attribuita al Presidente del CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano) Leonardo Coiana definirebbe le azzurre come “una squadra debole, scarsa, che farebbe una figuraccia”. Meglio non commentare queste parole, ma, rimanendo nel merito del livello tecnico delle altre partecipanti, facciamo notare come, escludendo le “big” Canada, Stati Uniti e Russia, non esista una differenza così marcata delle italiane con Gran Bretagna e Spagna. Le inglesi si trovano attualmente al 18esimo posto nel ranking mondiale, l’Italia al 19esimo e la Spagna…addirittura al 33esimo.

La lettera scritta dalla atlete della nazionale di hockey femminile
La lettera scritta dalla atlete della nazionale di hockey femminile

Perchè invitare le iberiche ed esludere così platealmente le nostre atlete di casa? Le ragazze della squadra azzurra (in cui militano parecchie ragazze torinesi e piemontesi) hanno scritto lettere a tutti i diretti interessati, dal Presidente del Coni Giovanni Malagò fino al Ministro per l’Integrazione con delega alle Pari Opportunità Cécile Kyenge. Ad oggi, nessuna risposta e la rabbia continua a salire.

Correlato:  Ruota panoramica: ma non doveva aprire il 28 marzo?

Ci viene un dubbio.

Maria Teresa con il padre Juan Antonio Samaranch
Maria Teresa con il padre Juan Antonio Samaranch

Conoscete il nome Juan Antonio Samaranch? Forse lo avete già sentito nominare, è il Presidente Onorario a vita del Comitato Olimpico Internazionale, il CIO. È spagnolo e ha una figlia, Maria Teresa Samaranch che, guarda caso, è la presidentessa della Federazione Spagnola degli Sport del Ghiaccio.

Dubbio risolto, non è sicuramente questo che ha influenzato i vertici delle Universiadi…

Marco Parella

SEGUICI ANCHE SU:

 logo fb mole                       twitter mole24torino



Commenti

SHARE