Home Teatro “Ecce Homo” presto a Torino. Il nuovo spettacolo di Lucilla Giagnoni

“Ecce Homo” presto a Torino. Il nuovo spettacolo di Lucilla Giagnoni

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Ci sono tanti modi per raccontare le storie. C’è chi semplicemente legge e c’è chi interpreta, dando un significato nuovo e più ricco alle parole, che vivono e si legano a nuove dimensioni. Lucilla Giagnoni è una di queste interpreti, una donna, un’artista, che nei suoi spettacoli teatrali spiega il presente attraverso antiche storie, ponendo delle domande e cercando attentamente delle risposte. Nata e cresciuta a Firenze, la sua prima esperienza artistica arriva a 19 anni, nella Bottega di Gassman. Successivamente in Piemonte, lavora per 17 anni con Vacis al Teatro Settimo, esperienza di formazione e gioventù che si inserisce nel murales della sua vita, contribuendo all’artista che è oggi. Dal 2002 inizia a scrivere i suoi testi e oggi vive a Novara, matura e indipendente, con numerose opere personali alle spalle e altre in corso. Da domani tornerà con un nuovo spettacolo, Ecce Homo, al Teatro Serassi di Villa d’Almè, e poi a Torino dal 10 al 14 dicembre, al Teatro Astra (produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa).

La peculiarità del lavoro di Lucilla si trova nella speculazione, nelle domande sulla nostra storia, sull’umanità. Ricerca ponti di dialogo tra linguaggi diversi, attraverso un’azione di tessitura del testo, cucendo tra loro parti che a un primo sguardo ci appaiono distanti. La sua “Trilogia della Spiritualità”, che inizia con Vergine Madre e si conclude con Apocalisse, fa proprio questo, con linguaggi e temi ogni volta nuovi. È così che il verbo del Vangelo si interseca alla poesia di Dante, la Genesi a Shakespeare e Einstein, e l’ultimo libro della Bibbia alla tragedia greca. La forza di Lucilla è nella sua interpretazione, nel patos della sua voce immedesimata nei personaggi, in Francesca straziata d’amore, nel dolore del Conte Ugolino, in Piccarda pura e paradisiaca, nel dubbio di Amleto, nelle mani insanguinate di Lady Macbeth, fino alla forza del cavaliere dell’Apocalisse. Ogni spettacolo rincorre una parola, un dubbio, una domanda lasciati in sospeso da quello precedente.

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Il percorso di Lucilla ci conduce fino all’Apocalisse, e ci insegna che non è solo la fine dei tempi, ma anche una possibile rinascita. È proprio qui che inizia il nuovo spettacolo, Ecce Homo. Ma è anche qui che ha inizio il nostro dialogo con lei.

L’Apocalisse ci lascia con una domanda: com’è l’uomo oggi? Ecce Homo ci riprenderà per mano, ma dove ci guiderà?

Il mio nuovo spettacolo parte da un presupposto. L’Apocalisse ci dice che dobbiamo avere sete dell’acqua della vita e che quando questo sarà per noi un vero desiderio, un volere, allora ci sarà una nuova ricchezza per tutti. Oggi l’uomo è ancora in grado di avere sete? Viviamo ancora intensamente o siamo morti che camminano? Inseguendo queste domande, continuava a ronzarmi in testa una frase: “Ecce Homo”, Vangelo di Giovanni. Nonostante la tradizione attribuisca la frase a Pilato, la grammatica greca ci dice che è Gesù a parlare. Signori, questa è la mia condizione. La condizione dell’uomo, dove tutti i segni della regalità sono sofferenti. È un uomo flagellato, con una corona, ma di spine, e un mantello porpora, stracciato. Questa è l’immagine da cui partire per colmare i vuoti della nostra domanda. Se ammettiamo la nostra condizione, forse possiamo diventare Re. Dobbiamo guardare in faccia il nostro limite, adottare uno sguardo comprensivo e compassionevole, come quello che Gesù ha per i suoi carnefici, e non egocentrico-antropocentrico come quello dell’uomo nel corso della sua storia.

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Per capire chi siamo oggi, dove inizia il percorso?

Da molto lontano. Nello spettacolo racconto le tappe più significative dell’evoluzione umana. Dall’australopithecus africano all’ominide, passando per tutte le sue scoperte, dal fuoco al denaro, fino all’economia. Dalla multidiversità che eravamo, oggi siamo uomini globalizzati in un’unica specie umana: l’homo oeconomicus. Vince e comanda tutti, creando un’omogeinizzazione della cultura e dell’umanità.

Ecco una nuova intersezione di linguaggi, nuovi ponti. Ci sarà spazio anche per la poesia o la letteratura?

Sì, perchè tutto il percorso mi porta a ricordare un’immagine. Una scena di Pinocchio, la Pianta degli Zecchini nel Campo dei Miracoli. Pinocchio è l’esempio di come una materia vivente come il legno abbia la voglia e la forza di farsi carne e diventare umano. Come tale, però, poi sbaglia proprio tutto. Si fa corrompere dal Gatto e la Volpe, fa cattive scelte: è la metafora dell’uomo che si evolve! In realtà, poi, c’è anche un altro concetto che mi ha colpita e che mi ricollega al percorso dell’uomo. Una scena iniziale, concentrata sui piedi, sullo “stare in piedi”. L’uomo ad un certo punto sceglie di adottare la condizione eretta, per vedere in faccia il mondo, per dominare, anche con tutte le conseguenze negative. Ho voluto creare questo nuovo ponte, perchè ho letto la storia di Pinocchio in luce di una filogenesi, dove le sue tappe ricalcano quelle dell’umanità e dove il nostro burattino ha anche aspetti cristologici. È il tentativo della materia di incarnarsi, la sua volontà. E qua ritorniamo al principio.

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Lei ha sempre dato spazio e voce alle donne. In Ecce Homo ci saranno voci di donne?

Questo è un problema, anzi IL problema! Durante lo spettacolo a un certo punto dovrò dirlo: naturalmente quando dico HOMO, si deve comprendere anche la DONNA. Questa, purtroppo, è l’infinita povertà del linguaggio umano. Non ci saranno voci di donne, ma posso solo dire che tutta la storia di Pinocchio è una relazione padre-figlio, ma che io incornicio nel mio rapporto madre-figlia…

Ecco quindi che Lucilla Giagnoni, oltre ad essere una grande artista, rivela ancora la sua natura di madre e nomina la figlia Bianca, ispiratrice fin da Vergine Madre.

Finisce qui il nostro dialogo intorno ad Ecce Homo, che forse è l’inizio di una nuova trilogia, di un percorso intorno all’uomo, ma soprattutto è “un canto alle nuove generazioni, affinché vivano intensamente”.

Giulia Masoero Regis

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