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I 55 giorni di Pechino e l’esercito delle 8 nazioni

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Pechino l'esercito delle 8 nazioni
Pechino l'esercito delle 8 nazioni
Tempo di lettura: 3 minuti

I tratti de i 55 giorni di Pechino sembrano gli ingerdienti di una leggende

La ricetta della leggenda de i 55 giorni di Pechino potrebbe essere la seguente:

  • Diverse scuole di Kung fu
  • Un’imperatrice vedova
  • Migliaia di cattolici trucidati
  • Europei dalla testa in pericolo
  • L’esercito delle 8 nazioni

Nella Cina del 1900 l’odio viscerale verso gli occidentali si era fatto armato. Le grandi potenze avevano approfittato della decadenza dell’impero Manciù per stabilirsi nell’est dello sconfinato paese con concessioni territoriali, basi militari, ambasciate commerciali, miniere, e poi con la ferrovia, odiata con passione e terrore dai tradizionalisti locali.

Gli arrabbiati, gli indignati, i nazionalisti che non sopportavano più ingerenze religiose, economiche e militari dall’estero si riunirono sotto la sigla di “Pugili della Giustizia e della Concordia”, setta guerrigliera nata nelle scuole di Kung fu. I picchiatori antioccidentali furono ribattezzati dalla stampa dell’epoca con il nome di boxer.

L’ambigua imperatrice vedova Cixi, specchio di un governo locale impotente e in forte declino, soffiò sul fuoco della rivolta, le cui fiamme si espansero rapidamente e con violenza.

Fu dato il via alla caccia allo straniero.

I cattolici cinesi, visti come traditori e volgari servi del barbaro ovest, furono massacrati a migliaia. I missionari, gli ingegneri e gli uomini d’affari che si muovevano nello sconfinato paese ora correvano il serio rischio di venire fatti a pezzi.

Le potenti nazioni, che ambivano a spartirsi fette asiatiche così  come era stato già fatto in Africa, corsero ai ripari. In gioco c’era la sopravvivenza economica, coloniale e imperialista in Cina.

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Nacque un’ alleanza dettata da ragioni di interesse comune per far fronte alla stessa minaccia gialla. Raramente nella storia il mondo cosiddetto civilizzato si unì in una così vasta “amicizia” in guerra. Vengono alla memoria le legioni mercenarie del tardo impero romano composte da soldati di mezz’Europa, le truppe straniere di mille divise diverse della Grande Armée napoleonica, o a posteriori, l’esperienza nazista dei corpi volontari delle Waffen SS reclutati in tutte le province del Reich.

I 55 giorni di Pechino e l'esercito delle 8 nazioni
I 55 giorni di Pechino e l’esercito delle 8 nazioni

Dalle navi da guerra ancorate nel Mar Giallo al largo di Ta Ku, sbarcò un manipolo internazionale. Poco più di 400 uomini sotto i differenti colori di otto bandiere. Erano fanti di marina, marinai e soldati americani, inglesi, delle indie britanniche, austriaci, tedeschi, francesi, russi, giapponesi e anche 40 italiani. Di gran carriera riuscirono a partire in treno con direzione Pechino, prima che le linee ferroviarie fossero tagliate. A quel pugno di coraggiosi toccò un compito sovraumano. Si asserragliarono nel quartiere delle Legazioni nel centro della capitale del Celeste Impero.

Con loro, cercarono la sopravvivenza 473 civili stranieri e 3000 cattolici cinesi in fuga dalle lame affilate dei boxer. Le forze nemiche erano spaventose: oltre 20.000 uomini inferociti tra ribelli e esercito regolare dell’imperatrice vedova Cixi. Civili e militari si barricarono negli edifici diplomatici e commerciali delle compagnie di Tokyo, San Pietroburgo, Londra, Berlino, Roma.

Per 55 giorni infuriò l’assedio e i fumi dei fucili e l’odore della polvere da sparo si diffusero nel cielo sopra la Città Proibita.

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Fuori dal quartiere delle Legazioni, ai marinai della Divisione Navale Italiana, insieme a commilitoni francesi, fu assegnata la difesa della cattedrale cattolica di Beitang affollata da 3.500 cristiani accolti dal vicario apostolico. Per due mesi le onde umane armate di picche e scimitarre furono respinte a fucilate, senza tregua, tutti i giorni.

I 55 giorni di Pechino e l'esercito delle 8 nazioni
I 55 giorni di Pechino e l’esercito delle 8 nazioni

 

Gli assediati furono liberati il 14 agosto 1900, quando arrivò il grosso delle forze capitanate dal maresciallo tedesco Von Waldersee. Era la spedizione punitiva decisa dai colonizzatori.

E difatti poi la punizione per i cinesi che osarono tanto, fu severa, truculenta, umiliante.

Che strano fu veder marciare fanti austriaci con bersaglieri italiani, dragoni francesi con ussari tedeschi, marines americani con fanti nipponici, giubbe rosse inglesi con marinai dello zar di Russia. Tutti uniti per conquistare angoli di predominio nel risiko imperialista del XX secolo appena nato: la torta cinese da dividersi e da divorare.

Federico Mosso



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