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Marinella Senatore: costruire comunità

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Uno dei problemi più spinosi e dibattuti dell’arte contemporanea è, ormai da un po’ di tempo, quello del pubblico: del rapporto che quest’ultimo deve o può avere con l’opera d’arte, del ruolo passivo o attivo che deve svolgere, del fatto che esso debba essere semplice spettatore o, al contrario, parte attiva di un processo creativo.

Il problema è complesso, davvero complesso, e si presta a diverse chiavi di lettura ed interpretazioni.

L’arte è sociale? È, o dovrebbe essere, democratica o elitaria?

Quanto di un quadro, una fotografia, un video o un’installazione deve essere spiegato allo spettatore e quanto deve essere lasciato all’interpretazione soggettiva ed all’impatto emotivo di quest’ultimo?

Nella storia del Novecento ci sono stati artisti ermetici, illuminati da una visione totalmente soggettiva ed inaccessibile agli altri (e costoro non volevano che tali momenti di ‘ascesi’, i cui risultati concreti e visibili erano le opere in carne ed ossa, venissero banalizzati da tentativi di decifrazione) ed altri che hanno aperto la loro mente ed il loro talento al dialogo con il pubblico, cercando di coinvolgere quest’ultimo e di renderlo parte attiva del processo che avrebbe portato all’opera compiuta.

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I Quadri specchianti di Pistoletto, ad esempio, rivivono e cambiano pelle continuamente proprio grazie al pubblico, lo coinvolgono direttamente e lo rendono parte attiva della rappresentazione.

Anche se in altri termini, ed attraverso mezzi differenti da quelli utilizzati da Pistoletto, l’obiettivo di coinvolgere il pubblico e di renderlo parte attiva del processo creativo è lo scopo principale del lavoro di Marinella Senatore.

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A quest’ultima, classe 1977, residente a Berlino, vincitrice della Borsa per Giovani Artisti Italiani 2013, è dedicata la mostra Marinella Senatore: costruire comunità, inaugurata il 5 ottobre ed aperta sino al 6 gennaio 2014 presso la Manica Lunga del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

Di arte pubblica, nel senso stretto e più appropriato di coinvolgimento del pubblico, si parla.

Presso la Manica Lunga viene presentata una selezione dei progetti sino ad oggi realizzati da Marinella Senatore, che dal 2006 ha fatto dell’indagine degli aspetti legati al coinvolgimento del pubblico l’interesse principale della sua ricerca.

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L’artista deve quindi, nelle parole della Senatore, proporsi come ‘attivatore’ di processi, lasciando alle persone comuni, divenute protagoniste dello sviluppo progettuale, la più ampia libertà d’azione: “Cerco di mettere in atto uno scambio affettivo, che passa di storia in storia. Il racconto stesso diventa scambio e spesso si costruisce una situazione di laboratorio aperto, dove chi lavora impara qualcosa e lo porta con sé assieme al ricordo di essere stato sul set”.

Dunque partecipazione, collaborazione, dialogo ed esperienza. Queste sembrano essere le parole chiave della ricerca di Marinella Senatore. Da qui l’utilizzo delle tecniche è il più svariato e, in un certo senso, appare secondario e non vincolante per il raggiungimento dell’obiettivo: si passa dal video alla fotografia, al disegno, all’installazione, al suono.

I progetti che ha portato a termine sono i più svariati, coinvolgendo di volta in volta intere comunità: tra i più interessanti la Scuola della danza narrativa (The school of narrative dance), grazie alla quale gente comune, ballerine e studenti della accademie lavorano insieme per dar vita a performance collettive.

E visto che di comunità si parla, come non coinvolgere quella torinese e piemontese: per novembre è infatti prevista un’azione collettiva. Chi se la sente di creare o collaborare alla creazione di una nuova comunità si faccia avanti!

Emanuele Bussolino

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