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Suu Kyi, il saluto di Torino

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Suu Kyi, il saluto di Torino
Suu Kyi, il saluto di Torino

Visita a Torino da parte del Premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, che ieri ha è arrivata a in città dove è stata ricevuta in Comune dal sindaco Fassino, per anni ambasciatore dell’Unione europea per la Birmania.

La leader dell’opposizione al regime birmano, cittadina onoraria torinese dal 2010, è stata accolta da una seduta straordinaria del Consiglio Comunale, dove ha finalmente potuto ricevere ufficialmente l’onorificenza dalle mani del sindaco, e del presidente del Consiglio comunale Giovanni Maria Ferraris.

Suu Kyi e’ in Italia da qualche giorno, ha già incontrato il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro Letta e il Papa.

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Molto sentite le parole di Fassino, che visiterà la Birmania il prossimo novembre: ”Lei è un simbolo della lotta per i diritti, per la democrazia, per la liberta’. La sua scelta di condurre questa battaglia con la non violenza ha accresciuto ancora di piu’ l’ammirazione del mondo intero. Il conferimento del Premio Nobel per la pace ha assunto cosi’ il valore di un riconoscimento morale e politico. La battaglia per la democrazia in Birmania ha ancora molto cammino davanti a se’ – ha proseguito Fassino – La transizione democratica non e’ al riparo da rischi e dai colpi di coda. Il potere che ha dominato per decenni in modo ferreo il paese e’ ancora in grado di ostacolare il paese democratico. Continua a essere in vigore una Costituzione lontana dagli standard democratici. Per queste ragioni la Birmania ha ancora bisogno della nostra solidarieta’ e del nostro impegno. Sappia che Torino e’ e sara’ al suo fianco e ogni suo impegno sara’ anche il nostro impegno. Sappia che puo’ contare su di noi, sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarieta”’.

Aung San Suu Kyi ha manifestato il ”grande onore” che prova nel ricevere la cittadinanza torinese: “Sono ormai 30 anni che lottiamo, e non siamo ancora alla fine di questa lotta; dobbiamo lavorare insieme per il bene del mondo. La nostra lotta si basa sulla non violenza – ha continuato – il successo si raggiunge lottando contro il sentimento di odio e di astio che pervade il mondo. Non e’ attraverso la condanna che si affermano i nostri valori, sono i diritti umani e la pacifica convivenza a creare le condizioni di una concreta uguaglianza, basata sulla dignita’ in termini di valore umano. Bisogna sempre essere combattivi: combattere i nostri istinti negativi ci permette di combattere quelli degli altri”.

Si tratta di un leader indiscusso, Suu Kyi, le cui battaglie sono state sposate da Amnesy International e da star internazionali del calibro di U2: dal 1988 è in politica, contro il regime che da decenni comanda la Birmania, e dall’anno dopo agli arresti domiciliari, prima revocati nel 1995 e poi ristabiliti nel 2002 e poi ancora nel 2009, fino alla definitiva liberazione nel 2010.

Qualche piccola ombra, come è normale che sia, attraversa anche il suo panorama: lo scorso anno, prima della partenza per l’Europa, Aung San Suu Kyi si è incontrata con l’amministratore delegato della Total, Christophe de Margerie. I due hanno discusso del futuro impegno della compagnia francese nel paese, auspicando la nascita di una forte partnership che possa invogliare altre compagnie a tornare a investire in Birmania dopo la rimozione delle sanzioni economiche. La leader avrebbe poi lodato la Total durante la trasferta europea: va detto che la compagnia petrolifera abbia pesantemente investito in Birmania, soprattutto negli anni ’70 e ’80, finanziando di fatto l’èlite militare al potere.

 

Andrea Besenzoni

 

 

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