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La Banda degli Artisti crea illusioni sui muri di Torino

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Siamo in zona Barriera di Milano, precisamente in via Lombardone 15. C’è una palazzina, in questo quartiere un po’ trasandato di Torino, che si distingue. Sono i muri, i soffitti e il cortile dipinti a mano che lasciano stupiti i passanti, è il colore e la vivacità di pareti altrimenti grige e tristi che colpisce lo sguardo, il lavoro e la passione di un gruppo, unito da un talento prezioso.

È la Banda degli Artisti, un’associazione culturale nata proprio qui, in via Lombardone, tra pittura, restauro, affreschi e trompe-l’oeil. L’anima di questa Banda è Giuseppe Bertinatti, artista e papirologo di 78 anni, che ormai da 5 anni alimenta e sostiene la creatività del gruppo, formato da adulti, ma anche da molti ragazzi, dai 14 anni in su.

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“La banda è nata dalla mia volontà, quella di lasciare un’eredità tangibile dell’arte antica e contemporanea.  Ma anche un’eredità della vita”, racconta Bertinatti. Trasmettendo questo prezioso bagaglio ai suoi allievi, ma anche compagni di questa avventura, ha fornito loro un’esperienza creativa che ha fatto nascere vere e proprie opere d’arte. Sono proprio questi dipinti che hanno cancellato la degradazione della palazzina in via Lombardone.

Ogni mano ha le sue caratteristiche stilistiche e si riflette in un raffinato trompe-l’oeil. La natura di questo genere pittorico risiede nel suo nome, che dal francese significa “inganna l’occhio”. L’illusione creata è quella che porta a percepire una superficie bidimensionale, i muri e i soffitti della palazzina, in soggetti ed oggetti tridimensionali che amplificano lo spazio, molto realistici.

È proprio con questo espediente che la parete grigia e trasandata sparisce all’occhio dell’osservatore e ciò che rimane è, magicamente, un paesaggio, una finestra, uno spazio che va oltre.

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“La cosa importante” – spiega Bertinatti – “è che sappiano interpretare artisticamente la vita moderna”. La tematica politica-culturale espressiva non è secondaria. Già dal 1982 l’artista torinese descrive la città in manifesti intitolati “La ricostruzione morale di Torino”. Continuando ad alimentare questo impegno anche nella sua Banda, i risultati non sono solo dipinti decorativi, ma anche un’opera moderna, che denuncia una società ormai in crisi.

Il dipinto rappresenta una Torino in cui la Mole non si erge solida e rassicurante, ma si spezza sotto il peso delle difficoltà odierne, uomini eleganti calpestano giornali, simbolo di una cultura e di un’informazione non più rispettata e in pericolo, bambini con le ginocchia sbucciate piangono seduti per terra (forse pensando al futuro?), un uomo anziano toglie lo sguardo alla città, mentre immigrati svolgono qualsiasi tipo di lavoro.

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 In tutto ciò, sarebbe bello pensare che da qualche parte arrivi un finanziamento, ma purtroppo nè il comune, nè la regione e la circoscrizione rivolgono la loro attenzione all’associazione. “Gli enti pubblici non riescono a rendersi conto di chi ha realmente bisogno. Tutto ciò che ho avuto in possesso fino ad oggi è il residuo di quello che mi è rimasto negli anni”.

Il significato dell’azione è il messaggio lasciato da questi giovani e meno giovani artisti, che parla di passione e di trasmissione di valori. Loro agiscono attraverso i pennelli e il talento della pittura, trasferendo la quotidianeità, ma anche la loro soggettività sui muri, sul legno, sui soffitti. Ci vogliono dire che ognuno di noi ha la possibilità di farlo, con gli strumenti che possiede, per lasciare un’eredità, come Giuseppe, da coltivare. Non solo per impreziosire il presente, ma soprattutto per costruire il futuro.

Giulia Masoero Regis

 

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