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Torino capoclasse delle università italiane

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Sarà l’aria del Po o il fascino della Mole, ma Torino non smette di stupire.

Come? In primis, le iscrizioni all’anno accademico 2013/2014 dell’Università chiuderanno a quota 13.000 matricole, se non addirittura 14.000.

L’aumento del 5% sull’anno scorso mette Torino in pole position nel Belpaese e inverte un trend per il quale gli altri atenei italiani in tre anni hanno perso più di 30.000 iscrizioni.

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Economia è la facoltà più ambita, con un aumento del 375% sulle iscrizioni al corso di Economia e statistica. Altri notevoli incrementi li hanno ottenuti Scienze della Comunicazione (+72%), Scienze agrarie, forestali e alimentari (+37%) ed Informatica con un +28%.

Tutt’altra sorte è spettata invece alle facoltà di Filosofia e Scienze dell’educazione con un gravoso -19%, Giurisprudenza -6%, Scienze veterinarie con un impietoso -60% e Scienze della Terra -58%, anche se le ultime due sono ancora in fase di ripescaggio tra i candidati.

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Certamente le scelte degli ex liceali si sono fatte più oculate da qualche anno a questa parte. Gli studenti più attenti al mondo lavorativo hanno scelto l’indirizzo in grado di dar loro, almeno sulla carta, l’opportunità di mettersi in gioco nel periodo post-laurea e, in merito, un grande aiuto alla scelta è stato fornito dall’ammissione alle facoltà senza numero chiuso.

Un esempio ne sono Scienze della comunicazione e la sua improvvisa richiesta passata dai 180 allievi del 2012 ai 310 di adesso, dopo aver eliminato il numero chiuso.

Nel caso opposto si trova Scienze della Terra, che, dopo la massa ingestibile di iscrizioni dell’anno passato, si è prevenuta con una scrematura, passando da 101 a sole 49 matricole.

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Insomma, i problemi sono molti, la crisi, i finanziamenti all’istruzione che latitano e l’indecisione dei ragazzi sulla scelta della facoltà.

Speriamo solo che quest’ultima, ovvero la “mancanza di una efficace politica di orientamento nelle scuole superiori che sventi il rischio di avere una massa di giovani di serie B rispetto agli altri Paesi”, parole del presidente del Cun, Andrea Lenzi, citato da La Stampa, non sia la causa del sovraffollamento dei corsi senza numero chiuso.

Damiano Grilli

 

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