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Toro, tutto come previsto

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Tutto  come previsto per il Toro al “San Paolo”. Anzi, anche un po’ peggio. I granata vengono condannati da due calci di rigore trasformati da Higuain (generoso il primo, inesistente il secondo) nella prima frazione e non danno mai l’impressione di poter infastidire un Napoli che ottiene il successo senza sforzarsi molto.

Se una sconfitta era preventivata, la modalità lascia perplessi. Mentre nelle scorse giornate, si è parlato sempre, derby escluso, di un Torino vivo, stavolta i granata sono scesi in campo molli, incapaci di creare seri pericoli al forte avversario, senza quel minimo di argento vivo addosso necessario per fare risultato su un campo quasi impossibile. Tanto possesso palla, altrettanta sterilità: una sorta di “palla indietro e pedalare”. Quando poi, a metà partita, anche il tecnico decide che la partita è finita, togliendo prima Cerci e poi, una ventina di minuti dopo, D’Ambrosio, ovvero i giocatori più forti della rosa (seppure, soprattutto il primo, in giornata non eccezionale), decidendo tacitamente di pensare già a Livorno, non si capisce quale scossa possa arrivare ai giocatori per ribaltare la situazione. Le numerose e pesanti assenze possono spiegare una sconfitta, ma non possono giustificare l’atteggiamento. higuain napoli torino

Si diceva che è andata ancora un po’ peggio del previsto: nello specifico ci si riferisce all’espulsione di Basha nel finale, decisamente severa, in quanto il fallo su Pandev poteva essere sanzionato con un semplice giallo, con il recupero di Vives ad ammortizzare il concetto di chiara occasione da rete. Il “rosso” non incide su una partita ampiamente compromessa, quanto sulla trasferta in terra labronica, dove l’albanese sarà sicuramente assente per squalifica. In un periodo di vacche magre a centrocampo, non certo una grande notizia.

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Tutto da buttare, quindi? No, un paio di note positive ci sono: Maksimovic, subentrato a D’Ambrosio, si è disimpegnato con molta più sicurezza dei colleghi di reparto. Si spera di vederlo più spesso in campo, magari quando la partita non sia già ridotta a un triste allenamento. Non è negativo nemmeno l’impegno profuso da Meggiorini: tutt’altro che un fenomeno, spesso criticato per moda, il numero sessantanove ha messo in campo un po’ di carattere in più rispetto ai compagni ed è anche andato vicino alla segnatura, impegnando Reina da fuori.

ventura benitez torino napoli

Adesso, però, bisogna subito voltare pagina e cercare di fare il risultato, possibilmente pieno, perché squadre che stanno giocando nettamente peggio del Toro (un nome a caso: la Samp, che di riffa o di raffa è salita a nove), iniziano a essere vicinissime, ma soprattutto, perché l’avversaria successiva è di quelle che fanno tremare i polsi, cioè la Roma capolista.

Ultima, amara, notazione: una delle non molte tradizioni positive del Toro di Cairo era al “San Paolo” di Napoli, dove i granata avevano un ruolino di una vittoria e due pareggi. Da ieri pomeriggio è finita anche quella.

Francesco Bugnone

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