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Chiara: dalla Grecia (e da Torino) a Rds

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Chiara: dalla Grecia (e da Torino) a Rds
Chiara: dalla Grecia (e da Torino) a Rds
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Ha 31 anni, compiuti da pochissimo, un sorriso solare, una voce splendida e un passato profondamente radicato a Torino.

Si chiama Chiara Papanicolaou, e il suo cognome tradisce origini elleniche, di Rodi per la precisione.

Come non manca mai di fare notare sul suo profilo Facebook, che riporta come avatar o la Nike di Samotracia o la bandiera greca.

E il suo nome ellenico comincia a farsi strada nel mondo della radiofonia italiana: Chiara, che ha mosso a Roma i suoi primi passi come deejay radiofonica, ora è voce dell’ora di pranzo nientemeno che di Rds, dopo la ovvia “gavetta” in ore notturne e serali.

Nella sua storia c’è un passato di adolescenza, gioventù e studi a Torino, dove Chiara ha coltivato le sue prime esperienze di quello che sarebbe poi stato il suo habitat naturale: il palcoscenico, o la telecamera.

Il suo sogno, infatti, era il cinema, che poi è stato la principale molla che, all’epoca dell’Università, la ha spinta a lasciare la Mole per cercare fortuna nella capitale.

Chiara: dalla Grecia (e da Torino) a Rds

E si sa: si parte con un obiettivo per trovarne un’altro, magari anche più ricco di soddisfazioni, come spiega lei stessa: “Mi piace pensare alla vita come ad un’onda, bisogna tentare di cavalcarla e lasciarsi accompagnare senza opporre resistenza. La radio è arrivata e mi ha travolta velocemente. Partendo dalla mia voce ho avvicinato questo mestiere, che ho scoperto di amare, e che ancora oggi imparo a fare. Mi ha fatto stringere dei risultati che il teatro o il cinema non mi avevano neanche fatto accarezzare, nonostante restino il mio grande amore“.

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Un amore che, si diceva, le ha fatto lasciare la Mole Antonelliana per il Colosseo, ormai otto anni fa: “Roma è una città che offre vitalità, simpatia, calore e scorci impareggiabili. Dopo 8 anni la conosco meglio di Torino, dove torno purtroppo sempre più sporadicamente, e dove ogni tanto mi si creano dei vuoti di memoria sulle strade: all’improvviso non ricordo se per andare verso Corso Re Umberto devo svoltare a destra o a sinistra… Di Torino mi manca la sua eleganza, il suo ordine e il suo rigore, il suo essere eterogenea, bacino di tanto meridione e allo stesso tempo di respiro mitteleuropeo. Ma quando torno perlopiù resto nel mio quartiere, Mirafiori, e rivedo gli amici intimi a cui ancora sono legata”

Un talento, una carriera in rapida espansione, ma molti pochi grilli per la testa: “Ti rendi conto di come con il procedere della vita cambino le priorità: a 20 anni sognavo il red carpet, a 25 un personaggio in una fiction mi sarebbe andato benissimo, a 30 tengo stretto ciò che ho. Il che non vuol dire non avere sogni o ambizioni; semplicemente mi guardo intorno e vedo quante persone non abbiano neanche accarezzato ciò che sognavano da giovani. Il nostro paese ci invita ad abbandonarlo e io sono fortunata. Lascio che le cose arrivino, io le inseguo, ma senza dar loro la caccia”. 

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E poi ci sono le piccole cose, quelle famose piccole cose che rendono speciale la vita: “Il cinema resta la mia passione, ormai solo più come spettatrice, e la lettura. Poi c’è l’acqua, mare o piscina che sia, e Luca, il mio compagno, col quale cerco di costruire qualcosa di buono che ancora ci tenga legati a questa difficile Italia”.

La domanda finale, ovvia: torneresti sotto la Mole? “Vedo Torino con l’amore e la nostalgia con la quale chiunque credo guardi alla propria città natale dopo essersene andato. Mi piace pensare che un giorno tornerò a viverci, ma lascio questo pensiero avvolto nell’aura del sogno, anche se la mia carta d’identità recita ancora: “residente a Torino”“.

Buona fortuna, Chiara. Torino ti ascolta.

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Andrea Besenzoni

 

 

 



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