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C’era una volta l’Abit di Torino… speriamo di no!

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Abit Latte Torino fallimento
Abit Latte Torino fallimento

L’estate non ha portato una soluzione per la crisi Abit.

L’azienda alimentare di Grugliasco, specializzata nella produzione di latte e prodotti caseari, è molto vicina all’ultima, drastica decisione, quella di chiudere i battenti.

A luglio la Cooperativa Tre Valli, proprietaria dell’Abit e di altri otto marchi del settore latticini, aveva messo in mobilità 97 dei suoi 107 lavoratori, in modo da avere il tempo necessario a studiare un riposizionamento sul mercato che salvasse l’azienda dalla crisi. Fin dall’inizio, però, la situazione è apparsa critica e lo ha dimostrato anche l’intenso lavoro della giunta comunale e della Provincia, chiamate al confronto dai lavoratori.

Il 27 settembre, nonostante il tavolo di discussione convocato tra istituzioni e azienda, la situazione è precipitata: la Tre Valli ha infatti confermato l’intenzione di spostare la produzione, mettendo in mobilità tutti i 107 dipendenti. Alla decisione si sono opposte le istituzioni cittadine, con in testa l’assessore al Welfare Claudia Porchietto, convinte che l’azienda avesse intenzione di chiudere fin da luglio.

Nelle ultime due settimane la crisi dell’Abit è andata avanti.

Abit Latte Torino fallimento

 

Negli ultimi giorni i lavoratori si sono riuniti in assemblea ogni mattina prima del lavoro, e hanno anche esposto uno striscione allo Stadio Comunale durante la partita tra Toro e Inter di domenica scorsa. Quello che è certo è che tutti i dipendenti, sostenuti dal sindacato Flai Cgil, hanno rifiutato anche l’ultima proposta della Tre Valli Cooperlat.

La cooperativa avrebbe intenzione di chiudere gli stabilimenti a partire dal 7 novembre, ma è stato sviluppato un piano che salverebbe solo trenta dei 97 posti di lavoro.

Ancora una volta le giunte locali si sono dette disponibili a sostenere la battaglia dell’Abit, marchio storico del torinese che come molti altri potrebbe sparire dal territorio, lasciando al suo posto un centinaio di lavoratori senza impiego.

Resta da capire se, trattandosi comunque di un piccolo marchio fortemente legato al territorio, sarà possibile salvare questa realtà e i lavoratori che ne fanno parte.

Giulia Ongaro

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