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To-Mi-Ge: c’era una volta il triangolo industriale

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Se foste nati nel 1861, nobili o mezzadri è indifferente, avreste vissuto in prima persona il primo grande boom dell’industria italiana.

Se poi, fortuna vostra, foste campati cent’anni, avreste vissuto anche il secondo boom, quello del miracolo economico.

Ma ad una condizione, quella di abitare all”interno del triangolo industriale Torino-Milano-Genova. Il To-Mi-Ge.

To-Mi-Ge: c'era una volta il triangolo industriale
To-Mi-Ge: c’era una volta il triangolo industriale.All’epoca dell’unificazione del Regno d’Italia, il nostro era un Paese fondato sull’agricoltura in cui gli operai ammontavano a meno di 500.000 unità (tanto per capire, nel 2012 la sola Fiat contava nei suoi 6 stabilimenti sul suolo italiano qualcosa come 24.500 dipendenti).

 

Da quella data all’inizio del nuovo secolo, le trasformazioni nell’industria, e di conseguenza nella società, italiana furono enormi.

Le politiche protezionistiche (si inaugura l’età giolittiana della politica), gli aiuti statali e la grande disponibilità di manodopera portarono entro il primo decennio del 1900 ad un incremento nella produzione industriale senza precedenti in settori relativamente nuovi come la siderurgia (da 38.000 tonnellate di ferro prodotte nel 1876 a 190.000 nel 1911) o quello dell’energia (da 1 milione di kWh a 160 milioni in  40 anni).

Questa vera e propria rivoluzione si attuò nelle uniche zone che al tempo disponevano di infrastrutture adeguate: Lombardia, Piemonte e Liguria. La linea ferroviaria del Gottardo collegava il Nord con la Svizzera e la Germania, quella del Moncenisio con la Francia, quella del Brennero con l’ Austria. Milano divenne il polo del secondiario, Genova era il primo porto d’Italia e a Torino nel 1899 era nata la FIAT.

I tre vertici del cosiddetto “triangolo industriale” riuscirono nella loro crescita esponenziale  grazie all’immigrazione massiccia dal Sud, dal Centro e dal Nord-Est, una concentrazione demografica senza precedenti che, se da un lato creò problemi a livello sociale, dall’altro permise un ampliamento del mercato e della domanda di bene e servizi utile a creare un circolo virtuoso per l’economia del Paese.

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Il reddito nazionale annuo crebbe del 50%, ma le cifre non raccontano delle disparità tra Nord e Mezzogiorno che ne conseguirono: con il passare degli anni, per esempio, l’indice di industrializzazione di Torino passò da 1,41 ad 1,69, quello di Palermo da 1,21 a 0,65, parallelamente ad un tasso di analfabetismo che, mentre nelle regioni settentrionali raggiungeva il 15%, al Sud colava a picco verso quota 59%.

To-Mi-Ge: c'era una volta il triangolo industriale
To-Mi-Ge: c’era una volta il triangolo industriale

 

La Prima Guerra Mondiale, ma soprattutto la Seconda, bloccarono questo processo di crescita esponenziale, ma furono le basi per il successivo miracolo economico che, dai primi anni ’50 al 1961 fece registrare aumenti record nella produzione industriale di oltre il 30% all’anno (per il settore automobilistico l’incremento fu addirittura dell’89%, per il tessile del 67%, per la viabilità autostradale del 120%).

Riprese il fenomeno delle grandi migrazioni interne in direzione del Nord-Ovest dove l’afflusso di lavoratori da tutto il resto d’Italia continuò ben oltre gli anni sessanta.

Oggi la posizione di Torino, Milano e Genova nello scacchiere dell’economia nazionale è sicuramente diverso da quello scenario.

La globalizzazione ha favorito la delocalizzazione di molti impianti produttivi, altre aree d’Italia hanno avuto il loro boom e le stesse grandi aziende artefici del miracolo italiano hanno dimensioni non paragonabili a quelle di una volta (se ancora resistono e non sono invece definitivamente state chiuse).

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Il triangolo del 2013 cerca nuova linfa nel terziario e nell’high tech con accordi, l’ultimo è dello scorso maggio, che mirano a rafforzare una collaborazione tra le tre città in tema di innovazione sostenibile.

La “coopetition” firmata alle OGR torinesi dagli assessori con delega alle smart city mira a sviluppare progetti per rendere le singole aree urbane più “intelligenti”, riducendo gli sprechi e strizzando l’occhio al futuro. Milano continuerà ad investire sull’Expo 2015, Genova insisterà sulla trasformazione del porto e Torino proseguirà quel processo di riqualificazione urbanistica che a partire dal 2006 ha cambiato il volto della nostra città.

Si cercheranno però anche iniziative comuni, come ad esempio la partecipazione congiunta a bandi europei di livello transregionale.

C’era una volta il triangolo industriale e, forse, c’è ancora.

Marco Parella

 



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