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Poli, l’occupazione dei precari continua

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Poli, l'occupazione dei precari continua
Poli, l'occupazione dei precari continua
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Non si ferma la battaglia dei precari del Politecnico di Torino, che ormai da 18 giorni occupano l’edificio di corso Duca degli Abruzzi.

Il primo piano del rettorato è presidiato dallo scorso 4 ottobre da lavoratori precari dell’ateneo che chiedono di essere stabilizzati. Una protesta, in verità, il cui unico segno visibile sono i cartelli e gli striscioni all’ingresso della struttura universitaria.

Gli occupanti che hanno dato il via alla protesta sono una quindicina di tecnici precari, e hanno occupato l’ufficio del Rettore, Marco Gilli, il quale non può fare altro che allargare le braccia: “Ribadisco che se non si sbloccano le norme a livello nazionale – spiega all’Ansa – possiamo solo cercare di garantire la continuità dei contratti a tempo determinato”.

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Alla protesta si sono subito avvicinate le realtà di sinistra, più vicine alla lotta dei lavoratori. Così recita un comunicato stampa di Sel: “Il precariato erode i diritti di tutti, anche i tuoi che ti senti garantito”: con questo motto i lavoratori precari del Politecnico di Torino questa mattina si sono riuniti in assemblea per chiedere la stabilizzazione dei loro contratti. Si tratta di circa 130 lavoratori, 83 a tempo determinato e 47 co.co.co, che di fatto fanno parte dell’organico dell’Ateneo torinese, ma che ciclicamente rischiano di rimanere disoccupati. Dopo l’occupazione del Senato accademico, avvenuta il 23 settembre, oggi gli stessi lavoratori hanno occupato l’ufficio del Rettore che attualmente si trova in Germania. Stiamo parlando di persone senza le quali alcuni servizi del Politecnico sarebbero dimezzati o cancellati: al portale “www.polito.it” lavorano 4 precari su 5, il servizio verrebbe cancellato; l’unico dipendente che si occupa di supporto agli utenti, installazione reti, trasloco reti e dismissioni punti reti è precario, anche questo servizio verrebbe cancellato; cancellato anche il servizio di gestione del magazzino e assistenza apparecchiature di rete. Subirebbero danni enormi anche l’ufficio stampa, il datacenter, il Service Desk, la manutenzione e progettazione degli impianti di sicurezza e l’integrazione delle nuove tecnologie per gli studenti. In poche parole una delle eccellenze del nostro territorio e del sistema universitario nazionale diventerebbe verrebbe gravemente mutilata”

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Intanto la protesta “cortese” e ovviamente perfettamente organizzata, compresi i grafici che spiegano la situazione di chi protesta (suvvia, siamo al Poli!), continua.  Per capirci, ecco due cifre: sono oltre 800 i tecnici e i dipendenti amministrativi, fra cui 83 sono a tempo determinato o collaboratori continuativi, il che dà vita a un precariato che dura in alcuni casi da oltre 10 anni.

Anche l’Usb ha dato il suo sostegno agli occupanti, che chiedono proroghe per tutti i tempi determinati in servizio, una programmazione di concorsi a tempo indeterminato che sfrutti al massimo le possibilità di stabilizzazione dei precari secondo la normativa vigente, la definizione di un piano di assunzioni a tempo determinato destinato ai colleghi con contratti di collaborazione (Co.co.co), la limitazione da parte dell’Amministrazione al ricorso a forme contrattuali atipiche, per sopperire alle carenze di personale in assenza di una pianta organica sostenibile.

Non ci si faccia ingannare dall’educazione dei manifestanti: l’agitazione continua.

Andrea Besenzoni

 

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