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Toro-Inter 3-3: tra emozioni e rimpianti

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Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014
Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014

Si va allo stadio con negli occhi la clamorosa rimonta della Fiorentina sulla Juventus: “riusciremo mai a compiere un’impresa simile?” ci si chiede, ancora ignari dell’ora e mezza di emozioni incredibili che regalerà la gara tra Toro e Inter.

I granata ripresentano Gazzi e Barreto, dopo la squalifica, con Vives e Darmian ad aiutare Moretti nella difesa a tre e D’Ambrosio e Pasquale laterali, per non snaturare il 3-5-2, nonostante le assenza di Bovo, Glik e Rodriguez. Incuranti dei cerotti, gli uomini di Ventura sembrano voler subito rispondere “sì” alla domanda posta qualche riga fa. Farnerud è un altro rispetto alle prime apparizioni, Cerci si scatena e prima timbra un palo e poi viene steso da Handanovic in area.

Rigore ed espulsione.

Qualcuno pensa all’impresa con la Lazio della scorsa stagione, propiziata dal “rosso” a Ciani in avvio. Il vento sembra quello giusto, quando Alessio mette il pallone sul dischetto e affronta Carrizo.

Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014

Ma il vento, si sa, ci mette poco a cambiare direzione e il numero undici granata si fa parare la conclusione. La discesa torna salita, mentre, dopo l’errore, si capisce il perché del sold out sfiorato: ci sono interisti dappertutto che esultano. Il Toro è agevolato dall’uomo in più, ma col “dovere” di vincerla e sbloccarla che potrebbe appesantire le gambe.

Nei primi 20’, però, i granata sono ancora quelli che vogliono l’impresa: intensi, cattivi, forti. D’Ambrosio ha una grande chance, ma Carrizo si oppone ancora e Cerci viene anticipato. Poi, al 21’, una pregevole combinazione fra Cerci e Barreto libera al sinistro Farnerud, che continua a essere il fratello forte di quello visto sin qui e fa esplodere la parte granata dell’Olimpico.

La frazione sembra scivolare via facilmente, ma, nel recupero del primo tempo, arriva una doccia ghiacciata: Padelli esce malissimo su un angolo e Guarin azzecca la rovesciata per il pareggio.

Quando le squadre vanno negli spogliatoi, in curva c’è chi, poco convintamente, spera in una riscossa sotto la Maratona e chi, prostrato da troppe beffe, inizia a sentire il noto olezzo della fregatura.

Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014
Toro inter 3 – 3 serie A Tim 2013 2014

Nella ripresa, però, Ventura azzecca subito la mossa che scalda l’ambiente: dentro Immobile per Farnerud e 3-4-3 con Cerci largo a destra, dove sarà devastante. Una scossa: il Toro riattacca a testa bassa e l’ex genoano prima manca un gol facile su palla messa in mezzo da Pasquale, poi, dopo uno spunto di Cerci, ne segna uno fantastico poco dentro l’area.

La strada sembra di nuovo in discesa, ma arriva ancora la mazzata ed è peggio della prima: Nagatomo mette una palla non irresistibile, Padelli unisce alle sue difficoltà nelle uscite il reincarnarsi in Doardo, girandosi,  col risultato di anticipare goffamente Guarin. La palla arriva a Palacio che, oltre ad aver dimostrato per l’ennesima volta di essere un grandissimo giocatore, sa fare anche i gol facili e non può esimersi dal 2-2.

Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014

La partita cambia padrone qui: i tifosi granata, in realtà, smadonnano, ma ci credono, ma il Torino si ammoscia. La palla gira lentamente, si pressa poco, manca la bava alla bocca che ti fa cogliere l’occasione d’oro di interrompere vent’anni di ko interni contro i nerazzurri, con l’uomo in più. Mazzarri, in versione vecchia volpe, muove sulla scacchiera quella che sembra essere la pedina vincente: Belfodil per Taider.

L’Inter inizia ad annullare l’inferiorità numerica con una difesa attenta e un contropiede incisivo, mentre, dalla parte opposta, Carrizo non fa parate degne di questo nome. Al 71’ è proprio l’ex parmense a scattare a sinistra e a mettere un pallone al centro, dove la difesa granata è totalmente fuori posizione, Padelli rimane marmoreamente fermo e Palacio, per la seconda volta, non si esime dalla rete semplice.

L’incubo dell’ennesima beffa aleggia sull’Olimpico, ma le maglie granata non si scuotono nemmeno quando entra Meggiorini, il babau dell’Inter. Cerci e D’Ambrosio si dannano l’anima, ma il resto della squadra continua a latitare, esattamente come dopo il 2-2. Nel frattempo, però, Mazzarri ha mosso un altro pezzo sulla scacchiera, stavolta, molto male: un Palacio epico lascia il posto a Wallace. Dalla parte opposta, Ventura tenta la classe di Bellomo per Brighi.

Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014

Nella settimana di Meroni, solo una magia, solo un miracolo, solo un colpo da artista può risolvere la situazione.

Al 90’, su punizione da sinistra causata proprio da Wallace, lo stesso Bellomo dimostra personalità e si appresta a battere col destro. Ci si aspetta un cross, invece parte una parabola velenosa che inganna Carrizo e toglie la ragnatela dal “sette” opposta. Dopo un attimo di silenzio, i tifosi granata possono finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Il giovane, forte, promettente Nicola festeggia con gioia genuina il primo gol in serie A, alza gli indici al cielo per dedicarlo a suo papà, corre sotto la curva senza inutili balletti. Chi è nerazzurro penserà a un cross sbagliato, chi è granata penserà a un tiro perfetto: modi diversi di vedere una parabola che si è rivelata letale.

In pieno recupero, il Toro potrebbe polverizzare tutti i “se” e i “ma” che si stanno materializzando nelle teste dei presenti, appena sciolto l’abbraccio post-pareggio. Cerci parte sulla destra con le ultime energie, salta come birilli chi gli si oppone, vince un contrasto sullo slancio e crossa in mezzo un pallone d’oro per Immobile che si coordina per il tiro al volo che potrebbe significare il delirio, ma il centravanti colpisce con lo stinco e si ritorna ad analizzare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, con un po’ di amaro in bocca in più.

Toro inter 3 - 3 serie A Tim 2013 2014

Il Toro rimane la squadra del “potevamo”. Potevamo vincere a Bergamo, ma gli arbitri e i gol sbagliati. Potevamo vincere col Milan, ma gli arbitri e la cattiva gestione del finale.Potevamo vincere a Genova, ma quel rigore a tempo scaduto. Potevamo vincere con l’Inter, che se non la batti in dieci per 85’ non la batti più, ma si è addirittura rischiato di perdere. Potevamo, potevamo, potevamo, ma non si vince mai, escludendo Sassuolo e Bologna, tutt’altro che schiacciasassi.

E i treni passano, i punti si perdono, i fegati si gonfiano, la classifica da guardare torna quella di destra, mentre si sarebbe meritato di stare agganciati al Verona.

I granata hanno maggior qualità rispetto allo scorso anno, ma non basta se manca il sacro furore che ti fa fare l’impresa. “Noi siamo il Toro”, “vincere non è tutto” e le solite banalità che si conoscono a memoria, ok, ma vincere non è una brutta parola, ogni tanto potrebbe far anche bene. Perché spiace buttare a mare i progressi fatti di manovra e di uomini per i soliti errori.

Perché spiace fare tre passi avanti e quattro indietro nel giro di 90’. Perché spiace dover raccontare sempre le stesse cose, anche se in contesti diversi, quando ci sarebbe la possibilità di iniziare un articolo con quattro, splendide parole: “Il Toro ha vinto”.

Francesco Bugnone

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