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In Gam i ritratti femminili di Max Pellegrini

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In Gam i ritratti femminili di Max Pellegrini
In Gam i ritratti femminili di Max Pellegrini

Alla Gam Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino è possibile assaggiare, a partire da giovedì 16 ottobre sino al 19 gennaio 2014, un antipasto in attesa di quella che sarà (ormai a brevissimo!) la pietanza principale e alquanto prelibata della stagione autunnale dei musei cittadini: si tratta della tanto attesa e agognata mostra dedicata a Renoir.

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È infatti di scena il nuovo episodio di Surprise, ciclo annuale di appuntamenti dedicati ad aspetti specifici della ricerca artistica torinese tra gli anni Sessanta e Settanta: un buon modo per riscoprire artisti che hanno lavorato o che tuttora lavorano a Torino.

È quest’ultimo il caso di Max Pellegrini, torinese, classe 1945, al quale è dedicato questo quinto appuntamento della serie affidata alla curatela di Maria Teresa Roberto.

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In realtà l’esposizione, raccolta in una sola sala al secondo piano dell’edificio, si concentra su un determinato periodo dell’attività dell’artista torinese, e su un soggetto preciso: da qui il titolo della mostra Max Pellegrini. Ritratti femminili 1966-1971.

I quadri esposti rappresentano tutti (tranne un paesaggio urbano ed una tela di grande formato, unica opera di recente produzione, che ci accoglie all’ingresso della sala) ritratti di donne, in chiave pop e “da bella vita”.

Si percepisce il forte impatto sull’artista torinese della pop art americana, in quel periodo sulla cresta dell’onda due anni dopo lo sbarco trionfale a Venezia di Rauschenberg e Johns (solo per fare due nomi) e presentati nel capoluogo piemontese (a onor del vero ancor prima della manifestazione veneziana) dal gallerista Gian Enzo Sperone.

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Pellegrini però reinterpreta, nelle opere di quegli anni, le novità americane attraverso una ricerca molto simile a quella che proprio in quel periodo stavano compiendo alcuni giovani artisti in ambito romano, il cui rappresentante più significativo è Mario Schifano,

La volontà era quella di recepire le novità dirompenti che giungevano dagli Stati Uniti in fatto di uso dell’immagine di massa, commerciale come soggetto dell’opera d’arte tentando però di non escludere, ma anzi di amalgamare nell’impasto, la tradizione figurativa europea e, nello specifico, italiana ( si vedano le arabesche ed i motivi decorativi che rimandano all’Art Nouveau).

In tutto questo emblematica è la ricerca sulla connessione tra fotografia e pittura.

I ritratti di Pellegrini hanno una base fotografica che viene poi ripresa e rielaborata attraverso le tempere e gli acrilici, attraverso l’utilizzo di gamme cromatiche acide e fluorescenti.

Dopo la tecnica, il soggetto: il tema della bellezza femminile – si legge sul testo critico della mostra – si intreccia nelle opere selezionate per questa mostra […] all’evocazione della cultura di quegli anni, in cui le novità formali nel campo della musica, della moda, della grafica erano direttamente legate alla trasformazione radicale delle relazioni e dei comportamenti.

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Lasciando la pittura, al piano terra è visibile la videoinstallazione dal titolo Gente in strada (passaggio pedonale) di Driant Zeneli, primo artista ospite della terza edizione di Vitrine, progetto curato dalla GAM.

Ma questa è tutta un’altra storia…

 

 

Emanuele Bussolino      

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