Home Storia Contrade, a Torino ce ne sono per tutti i gusti

Contrade, a Torino ce ne sono per tutti i gusti

1259
SHARE
Tempo di lettura: 3 minuti

A molti suonerà strano, ma qualche secolo fa le contrade, a Torino, erano una realtà.

Oggi le vecchie contrade, a Torino,  sono state sostituite dai quartieri

Al giorno d’oggi è ël sènter, il centro di Torino, compatto e conosciuto da tutti, con piazza San Carlo, Corso Regina Margherita, Corso Vittorio, e via andare. Però forse pochi sanno, e ancor meno ricordano, che fino al XX secolo il centro di Torino non era considerato come un concetto unico, ma era composto da quartieri, o forse è meglio dire, da contrade.

 Contrade, a Torino ce ne sono per tutti i gusti
Contrade, a Torino ce ne sono per tutti i gusti

Tante città italiane conservano nel loro passato, e probabilmente anche nei nomi delle vie di oggi, i segni di antiche Contrade. Ma si tratta di segni labili, che possono svanire facilmente con il passare degli anni, quando il significato di un nome si perde e rimane l’abitudine. Le contrade di un tempo dividevano delle zone, quelle che oggi possono essere una via o addirittura un fascio di vie, ed erano collegate a delle parrocchie. Contrada appare un concetto anacronistico ed effettivamente lo è.

La decisione di abolire la denominazione delle contrade con quelle che sono le vie e le strade moderne, arrivò relativamente tardi. Era la fine del 1800, quando la città, dall’antico insediamento romano che era, di strada ne aveva fatta molta. Si metta da parte il periodo medievale, prima sotto la dominazione francese, dei Longobardi e poi sotto la guida dei vescovi. Ecco allora che arrivano i Savoia e inizia un bel rinnovamento: la città si amplia (finalmente oltre il quadrilatero romano), nascono prati, palazzi e università. Più tardi, Torino diventa capitale del Ducato dei Savoia, la città del Principe, e arrivano nuovi architetti, dai Vitozzi ai Castellamonte, che aiutano la ormai non più piccola Torino a crescere ancora.

Correlato:  Il predecessore del TomTom ha origini italiane

Presto è anche città reale, quando Vittorio Amedeo II diventa Re di Sardegna. È qui che si ridisegna la città con Filippo Juvarra. Sarà proprio sotto la sua squadra e la sua matita da architetto che inizieranno progetti di rettificazione e allargamento di alcune contrade.

L’obiettivo ottocentesco è trasformare Torino in  una città borghese.

Il lato affascinante delle antiche contrade è proprio quello legato ai loro nomi. Come la ridenominazione di fine ottocento porta dentro di sé motivazioni storiche di quel periodo, come omaggi a personaggi di guerra o politici, e omaggi alla neo Italia unita, le contrade possiedono nei loro nomi motivazioni ancora più intrinseche alla storia urbanistica della città, ai suoi aspetti commerciali, ai suoi vizi, alle sue abitudini. La Contrada dei Guardifanti (nonché l’attuale zona che comprende via Barbaroux, via Santa Maria e dei Mercanti), per esempio, deve il suo nome a delle curiose intelaiature a campana che le signore del tempo usavano per tenere gonfia la gonna, e proprio in quella zona venivano vendute. Anima commerciale e artigianale che ancora oggi si può vedere essendo una zona di botteghe e gioiellerie che offrono prodotti unici.

 Contrade, a Torino ce ne sono per tutti i gusti

Tra le contrade più importanti del capoluogo, è chiaro citare quelle che ricalcano gli antichissimi cardo e decumano maximo romani.

Il primo è rappresentato oggi dall’asse via Porta Palatina-via San Tommaso. Un tempo era a tutti conosciuta come la Contrada dei Cappellai, o des Chapeliers, che deve il suo nome proprio all’attività artigianale svolta in quelle zone.

Correlato:  Il 27 maggio 1781 morì Giovanni Battista Beccaria, fisico e matematico italiano

Il decumano maximo, invece, la via più antica di Torino e una delle prime e poche strade d’Europa ad essere lastricate. È via Garibaldi, ancora la più importante della città. Fino al 1882 è stata anche considerata la strada pedonale più lunga d’Europa. Il suo nome “da contrada” deve l’eredità al fiume Dora. Nota come la Contrada di Dora Grossa, la sua denominazione nasce da un progetto del 1573. In quell’anno re Emanuele Filiberto decise di canalizzare la Dora per pulire i vicoli della città. Così, la doira non rimase più quel piccolo torrente d’acqua che era, e si ingrandì diventando uno dei principali canali della città. Proprio da qui, il nome della contrada.

Tante quante le vie che conosciamo oggi, ogni contrada racchiude nel suo nome la sua storia, come la Contrada dei Pasticcieri (Via Berchet), la Contrada delle Finanze (Via Cesare Battisti), la Contrada delle Scuole (Via Bligny), la Contrada dell’Orto Botanico (Via Lombroso) e tantissime altre.

Se si fa attenzione, il nome parla già un po’ per loro.

Giulia Regis Masoero

SEGUICI ANCHE SU:

 

logo fb mole                       twitter mole24torino



Commenti

SHARE