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Severino Grattoni, dal traforo del Frejus alla Questura

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via Severino Grattoni entrata Questura Torino
via Severino Grattoni entrata Questura Torino

La Questura di Torino si trova in corso Vinzaglio n. 10, ma il vero ingresso operativo si trova di lato, nella via  Severino Grattoni. Da via Grattoni si accede agli uffici della Squadra Mobile, come ricorda il cantante torinese Roberto Balocco nella sua canzone “L’ canarin”, incisa nel 1965 e apparsa ne “Le canssôn dla piòla” vol. 1.

“L’ canarin”, con testo scritto dal giornalista torinese Piero Novelli, parla di un informatore della Questura che, quando ha qualche informazione, va “an via Severino Grattoni a subié”.

Lo strano cognome riferito ad un ufficio della Polizia ha dato luogo a qualche ironia, visto che nella parlata torinese “graté” significa “rubare”.

Ma chi era Grattoni, Severino Grattoni, come leggiamo sulle targhe viarie?

Severino Grattoni entrata Questura Torino
Severino Grattoni entrata Questura Torino

Grattoni è nato nel 1815 a Cervesina, oggi in provincia di Pavia, ma a quel tempo nel regno sardo, nella provincia di Voghera e nella divisione di Alessandria. Grattoni è stato un ingegnere che ha studiato in particolare l’energia idraulica.

Grattoni è soprattutto famoso per aver partecipato con Germano Sommeiller e Sebastiano Grandis agli imponenti lavori per la costruzione del Traforo ferroviario del Fréjus (allora si preferiva dire del Cenisio), lungo oltre 12 chilometri e posto, all’inizio dei lavori, fra Savoia e Piemonte e, alla loro conclusione, tra Francia e Italia.

I tre ingegneri propongono una perforatrice meccanica, azionata dall’aria compressa, che fora le mine e ventila le gallerie. La colossale impresa, iniziata nel 1857, è portata a termina nel 1871: stupisce ed entusiasma il mondo intero.

 Severino Grattoni entrata Questura Torino
Severino Grattoni entrata Questura Torino

La scena del completamento della galleria del Fréjus compare nel Ballo Excelsior di Manzotti e Marenco, messo in scena per la prima volta alla Scala di Milano l’11 gennaio 1881.

Gli autori del traforo, Sommeiller, Grattoni e Grandis, non ottengono però una gloria senza ombre perché fin dal 1857, quando stanno per iniziare i lavori, scoppia una furibonda polemica: l’ingegnere milanese Giovanni Battista Piatti rivendica la priorità della scoperta della perforatrice meccanica ad aria compressa – lo strumento che rende possibile il magnifico risultato – ed accusa Germano Sommeiller di avergli rubato i progetti e di averli plagiati.

La polemica tra Piatti e Sommeiller, che coinvolge anche Grattoni e Grandis, si trascina per anni con una conclusione salomonica: a Torino nel 1890 ai tre ingegneri è dedicato il monumento commemorativo di piazza Statuto, mentre Piatti è dimenticato.

A Milano, nel 1894, viene dedicato a Piatti un monumento, con una polemica iscrizione che lo definisce “il primo a proporre per il Traforo del Cenisio originali e pratiche applicazioni dell’aria compressa” e “benemerito dell’ardua impresa cui la sorte negò in vita onori e compensi”.

Al momento dell’inaugurazione dei monumenti, i protagonisti della polemica sono già morti, Piatti a Milano nel 1867 e Grattoni a Torino, nel 1876.

 

M.Julini

 

 

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