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Murazzi: la quiete dopo la Movida

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Murazzi: la quiete dopo la Movida
Murazzi: la quiete dopo la Movida

C’erano una volta i Muri.

Quella zona di Torino che di notte brulicavano di folla, di clienti, di locali e (in estate) di gazebo e tavolini esterni sul fiume che davano l’idea di essere in un locale sul lungomare di qualche località balneare. Ovvio, brulicavano anche di microcriminalità.

E adesso?

Le concessioni sono state letteralmente cancellate, alcuni nomi storici della vita notturna torinese hanno chiuso, temporaneamente o meno non è dato saperlo, e le arcate del Po sono quasi tutte vuote, a beneficio (o discapito) di un altro quartiere cittadino, diventato il nuovo El Dorado della Movida: San Salvario.

Con conseguente aumento in zona di proteste, petizioni, fazioni opposte (da un lato i gestori dei locali, dall’altro gli abitanti che si lamentano), e ovviamente criminalità, per micro che sia.

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Il fatto è che quella, la criminalità, non si è propriamente spostata dai Muri a San Salvario, perchè semplicemente lungo il Po non è diminuita. Pochi giorni fa alcuni poliziotti in Lungo Po Diaz hanno sorpreso un’attività di spaccio, e al loro intervento i protagonisti si sono dileguati. Uno di loro, il presunto spacciatore, il ghanese Seidu Akwasi di 32 anni, è stato alla fine fermato, e addosso aveva circa 10 grammi di marijuana.

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Un episodio di per sè di poco conto, non fosse che conferma come i Murazzi, al netto dei torinesi che ora non li affollano più, stanno rischiando di tornare a essere zona franca per la piccola malavita, che potrebbe avere gioco facile fra le arcate deserte e soprattutto fra i mille anfratti che la riva di un fiume può offrire.

Andrea Besenzoni

 

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