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Da Elvis ai Daft Punk, i grandi Transformers della musica sono a Torino

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Prendete un’ex officina industriale, un archivio fotografico dal vasto repertorio, un musicologo e tanti, tantissimi artisti che hanno lasciato il segno nella storia della musica. Una ricetta ad alta difficoltà, ma dal successo immediato, soprattutto se scegliete con cura l’ultimo ingrediente. Dalla miscela di questi luoghi, colori e personaggi, a Torino nasce per il pubblico una mostra succulenta, da assaporare con lo sguardo, e non solo.

Si chiama Transformers. Ritratti di musicisti rivoluzionari, iniziativa della Società Consortile OGR – CRT e  progettata da Alberto Campo, ingrediente indispensabile per unire le parti, e soprattutto critico musicale.

ransformers. Ritratti di musicisti rivoluzionari Società Consortile Ogr Torino

La mostra ha aperto i battenti il 28 settembre, allestita negli stessi Cantieri OGR, le Officine Grandi Riparazioni di Torino. La location risulta sposarsi perfettamente con il contenuto della mostra: testimonianza della Torino post-industriale, raccoglie l’eredità di un passato di laboratorio operoso, luogo di sperimentazione ed innovazione nelle culture contemporanee.

L’opportunità nasce dalla collaborazione con l’archivio Getty Images, da cui il giornalista Alberto Campo ha selezionato con cura, in un repertorio di migliaia di fotografie pubbliche e private, 78 immagini. Il percorso creato dalle immagini accompagna il visitatore attraverso i ritratti di artisti musicali internazionali che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica pop e rock, rivoluzionandola.

Dagli anni 50 della pop music e della società di massa, fino alle tecnologie 2.0 e al web di oggi, ogni salto generazionale viene rappresentato nei suoi passaggi intermedi, in ogni strada secondaria, dove ogni cambiamento è rappresentato da un’icona. La trasformazione è percorsa dalla canzone di protesta alla British Invasion, dal riscatto afroamericano, l’epopea degli hippies, il rock teatrale, il punk, la world music, la rivoluzione elettronica, l’hip hop, la stagione della videomusica, il grunge, fino alla techno.

I volti che raccontano l’evoluzione e la rivoluzione della musica sono esattamente 26, Elvis e i Daft Punk ne rappresentano gli estremi cronologici, ma sono tanti i grandi: Jimi Hendrix, i Nirvana, i Radiohead, i Doors, Patti Smith, per dirne alcuni. Di italiano, solo uno, Ennio Morricone, scelto da Campo per la sua azione musicale nell’ambito cinematografico.

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Una mostra che si guarda, ma che si vive anche attraverso altri stimoli. Prima di tutto il percorso didascalico creato da Alberto Campo sotto ogni immagine, che aiuta a tracciare una storia, una motivazione. Poi c’è, ovviamente, la musica.

Una playlist diffusa in loop per le sale delle Officine, è la colonna sonora che accompagna ogni visitatore. Ripetutamente pubblicata su Twitter, nella lista delle canzoni possiamo trovare tanti tra i successi più noti, da Changes di David Bowie, i Pink Floyd, God Save The Queen dei Sex Pistols, ai Nirvana e ai Daft Punk.

Tutti brani esclusivamente live, in sintonia con le emozioni che vogliono esprimere le immagini. Infatti, le fotografie scelte da Alberto Campo non ritraggono semplicemente dei volti, ma rappresentano qualcosa di più complesso. Nell’intervista a Rolling Stones, spiega come il suo obiettivo sia sicuramente quello di mostrare degli artisti vissuti in un certo periodo, ma anche il loro modo di essere in quel tempo, le loro performance artistiche, che vanno oltre i confini della fotografia diventando il simbolo di una svolta nella storia della musica.

“E’ stata proprio questa prerogativa a convincermi a puntare anzitutto su immagini che esprimessero l’emozione immediata dei concerti”.

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In contrapposizione al lato spettacolare di ogni artista, rappresentato dal concerto live, adrenalinico e suggestivo, altre immagini mostrano il lato più intimo di ognuno di loro, vicino ad una realtà più familiare e umana, simile alla nostra.

Queste due dimensioni vengono accostate in modo efficace, simboleggiando un’altra trasformazione, che si verifica nel passaggio dal personaggio pubblico a quello privato. Se infine chiedete al musicologo chi, secondo lui, simboleggia meglio il concetto della trasformazione, la risposta sarà David Bowie. Personaggio emblematico, ha fatto della sua carriera una continua metamorfosi, da Ziggy Stardust al Duca Bianco. “Un vero trasformista. Per ciò è stato scelto come simbolo principale di Transformers”.

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La mostra è pronta in tavola, ora non resta che assaporarla (c’è tempo fino al 3 novembre).

Giulia Masoero Regis

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