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Le vespe killer arrivano in Piemonte

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“Se le api scompariranno all’uomo resteranno solo quattro anni di vita”.

Così avvertiva Albert Einstein per spiegare l’importanza nella catena alimentare di questi insetti che con il loro quotidiano lavoro di impollinazione danno il “la” al ciclo della vita.

Da almeno dieci anni etologi e studiosi di tutti i tipi dibattono sulle condizioni di salute delle api e le cifre riportate parlano di un decremento abbastanza netto del loro numero, quasi un’epidemia. Non è possibile indicare una causa univoca, ma senza dubbio l’inquinamento (dell’aria, dell’acqua e del suolo), la sparizione di molti loro habitat naturali e l’uso intensivo di onde elettromagnetiche (i campi magnetici provocati dai cellulari, ad esempio, hanno accertati effetti deleteri sul loro senso dell’orientamento) contribuiscono in maniera sostanziale a questa preoccupante moria.

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In aggiunta a questo vi sono i predatori naturali delle api che, favoriti da condizioni ambientali, possono provocare danni incalcolabili agli alveari di una determinata area.
È di pochi giorni fa l’allarme lanciato dal Dipartimento di Scienze agrarie forestali e alimentari dell’Università di Torino che ha rinvenuto alcuni esemplari di vespe killer anche in Piemonte, precisamente a Vicoforte (CN).

La vespa velutina nigrithorax è lunga mediamente 30mm, corpo scuro e linea gialla che taglia l’addome e, soprattutto, si nutre di api da miele.

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Originaria del sud-set asiatico, questa specie fino ad ora era stata individuata in Francia (già nel 2005), poi in Spagna e, da qualche mese, anche a Loano, nel savonese. Il percorso di caccia ha però spinto le velutine a varcare il confine regionale e ad avvicinarsi alle api piemontesi, creando un grosso pericolo per gli apicultori nostrani.

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A porre l’attenzione sul problema sono ora i deputati del Partito democratico Michele Anzaldi, Nicodemo Oliverio e  Mino Taricco, membri della Commissione Agricoltura alla Camera che sottolineano quanto “la proliferazione di questo insetto mette a serio rischio il sistema dell’apicoltura, che nel nostro Paese conta 1,3 milioni di alveari, per un fatturato complessivo di 60 milioni di euro” e chiedono al più presto la creazione di “un tavolo di coordinamento che coinvolga il Ministero dell’Ambiente, l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il Ministero della Salute, il Ministero dell’Agricoltura ed il Dipartimento di scienze agrarie e forestali dell’Universita di Torino”.

Marco Parella

 

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