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SIP, da Torino a Madrid: riassunto di uno scippo.

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Storia Sip Telecom Italia Torino
Storia Sip Telecom Italia Torino
Tempo di lettura: 3 minuti

Da Torino la SIP faceva squillare i telefoni italiani.

La storia della telefonia nazionale ( SIP e STIPEL) è stata fortemente caratterizzata nella nostra città. Come altre eccellenze e peculiarità tecniche e produttive, anche questa nostra forza ci lasciò, un po’ perché scippata da poteri finanziari più combattivi e imponenti, un po’ per manovre politiche, e un po’ forse anche per l’incapacità piemontese a trattenere a sé il potere e il valore realizzato sul territorio.

Si è voluto intraprendere il breve viaggio in questo riassunto di storia industriale ritagliando i periodi temporali e racchiudendoli proprio in quegli apparecchi che erano appoggiati sui tavolini delle nostre case.

 

SIP, da Torino a Madrid: riassunto di uno scippo.

 

Modello 36, Siemens. “Pronto! Camerata siete Voi?”

Correva l’anno 1925, il governo Mussolini aveva deciso la divisione del sistema telefonico nazionale in cinque aree. Per la prima zona, comprendente il Piemonte, la Lombardia e la Valle d’Aosta, l’esclusiva fu data alla STIPEL, nata dalla STEP – Società Telefonica Piemontese e controllata dalla SIP – Società Idroelettrica Piemontese. E qui ci fu il primo passaggio di consegne, la sede del CdA traslocò da Torino a Milano. Nel consiglio sedeva un nome molto noto alle vicende industriali e di alta finanza di allora: il Senatore Giovanni Agnelli, presidente di FIAT.

Gli anni ’30 piombarono sulla gente con crisi economica planetaria e svalutazione della lira; la STIPEL era con l’acqua alla gola sommersa dai debiti. Intervenne il monumentale IRI – Istituto di Ricostruzione Nazionale: il mastodontico ente mussoliniano nato per salvare banche in rovina e aziende legate ad esse, un gigante pubblico che aiutò le industrie private schiacciate dalla crisi.

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L’IRI prese in braccio anche la telefonia, facendola rinascere con una nuova pelle. Nacque STET – Società Torinese per l’esercizio telefonico, con sede a Torino che controllò di fatto la vecchia STIPEL.

Crebbero gli abbonati, il telefono non era indispensabile solo più per gli uffici e per le amministrazioni ma comparve sempre più nelle case; l’utilizzo non veniva più visto come prerogativa di lavoro o comunicazione urgente ma si usava anche per due ciance. La prima cabina telefonica in Italia fu installata dalla STET nel 1952, in Piazza San Babila, a Milano.

 

SIP, da Torino a Madrid: riassunto di uno scippo.

Modello S62 Bigrigio. “Pronto! Ragioniere?”

La SIP Società Italiana per l’Esercizio Telefonico per Azioni nasce con la fusione di tutte le altre società telefoniche della Nazione.

Era il 1964 e il telefono entrò ovunque, in tutte le case, nei bar, nelle piazze e nelle vie. Il cambiamento appariva come un’epocale rivoluzione della comunicazione.

Fu costruita in corso Inghilterra 7 quella che per oltre trent’anni fu la sede della SIP. Torino era al centro della telefonia; la città fu custode e responsabile delle telefonate degli italiani.

 

SIP, da Torino a Madrid: riassunto di uno scippo.

Modello Sirio by Giugiaro Design: “Pronto! Mi ami? Ma quanto mi ami?”

Da un celebre spot di fine anni ’80 si sottolineava e si spingeva l’utilizzo assolutamente normale, quotidiano, prolungato dell’apparecchio telefonico come mezzo di dialogo.

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A fine 1993 gli abbonati SIP erano 24 milioni. Poi due nuovi termini diventarono di moda e di tendenza economica: liberalizzazione e privatizzazione. SIP non scampò all’andazzo.

Il 27 luglio 1994 nacque Telecom Italia, e l’anno successivo TIM, il ramo dedicato alla telefonia mobile, il nuovo grande mercato appena sbocciato dei cellulari. La privatizzazione avvenne sotto il Governo Prodi, nel 1997, e il Ministero del Tesoro si liberò delle sue azioni Telecom.

Si susseguirono poi anni di cambi al timone, di agitate manovre finanziarie, di burrasche borsistiche, di offerte pubbliche di acquisto, di giri di valzer con i pezzi da novanta del mondo del capitalismo nazionale. Torino perse così il rango di sede e cervello dell’organizzazione, tutto il carrozzone dirigenziale traslocò a Milano.

 

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L’era degli smartphone: “Hola, quién es?”

Nella notte del 23 settembre di quest’anno i tre grandi azionisti Generali, Mediobanca ed Intesa Sanpaolo hanno raggiunto un accordo per cedere le loro quote di Telco, holding italo-spagnola che controlla una bella fetta di Telecom, a Telefonica, gigante spagnolo delle telecomunicazioni.

Se l’Antitrust non porrà veto, dal gennaio 2014 il controllo di Telecom non sarà più italiano.

Monsù Telefono, cerea.

 

 

Federico Mosso

 



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