Home Cronaca di Torino Il ponte che non sa ancora se potrà chiamarsi “Mauro Rostagno”

Il ponte che non sa ancora se potrà chiamarsi “Mauro Rostagno”

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La prima scarica di colpi lo ferì solo di striscio, prima che il fucile calibro 12 si inceppasse. Mauro Rostagno, seduto alla guida della sua auto, stretto fra le mura di un budello alla periferia di Trapani, rimane immobile, spaventato, ma con la voce ferma intima di stare giù a Monica, sua collaboratrice. Pochi secondi ed i killer finiscono il loro sporco lavoro. Il giornalista torinese emigrato al sud per aiutare i tossicodipendenti e combattere il crimine organizzato, muore, freddato dalla mafia, il 26 settembre 1988.

Mauro Rostagno
Mauro Rostagno

Giovedì scorso, nel venticinquesimo anniversario della sua morte, una delegazione di Libera (associazione contro le mafie) e Acmos (volontariato, impegno sociale e di cittadinanza attiva) hanno celebrato l’intitolazione del ponte di via Livorno a Torino a Mauro, “giornalista e sociologo ucciso dalla mafia per il suo lavoro di inchiesta giornalistica”. Presenti alcune decine di persone tra cui Elisabetta Roveri, sua compagna ai tempi dell’omicidio e ancora orgogliosa di ciò che con la sua morte, ma anche e soprattutto con la sua vita, Mauro Rostagno ha rappresentato.

Volantini con la faccia di Rostagno sono stati affissi sui piloni del ponte
Volantini con la faccia del giornalista ucciso sono stati affissi sui piloni del ponte

Assenti rumorosi le istituzioni cittadine a cui Libera ha presentato più di 5 anni fa una petizione per intitolare una via a suo nome.
“Abbiamo raccolto più di mille firme, abbiamo presentato la nostra proposta in Comune alla Commissione Toponomastica seguendo alla perfezione l’iter burocratico” ci racconta Davide Pecorelli di Libera. “Nessuna risposta ci è giunta dalle autorità, nonostante una nostra successiva richiesta di audizione per spiegare nel dettaglio le motivazioni della nostra scelta e parecchie lettere inviate in questi 5 anni. A quanto ne so la nostra petizione è stata discussa alcune volte, ma è sempre mancata la maggioranza per deliberare”.
È questa dunque l’unica spiegazione ufficiale (non) giunta alle due associazioni promotrici dell’iniziativa insieme alla famiglia. Rostagno rimane un nome scomodo a causa della sua storia politica e personale. Tra i fondatori di Lotta Continua, il movimento extraparlamentare di sinistra legato alle lotte universitarie dei primi anni ’70 e coinvolto nell’omicidio Calabresi, il sociologo, militante e giornalista torinese si trasferisce prima in India e poi a Trapani dove apre una comunità di recupero per tossicodipendenti. Negli anni ’80 diventa conduttore dell’emittente televisiva locale RTC, tramite la quale inizia a scandagliare le attività illecite della mala locale e ne denuncia pubblicamente i boss. “Non ci interessa il suo percorso di vita, ma a noi sembra doveroso dedicare questo ponte a Mauro per il suo impegno e la sua determinazione nella lotta contro la mafia” conclude Pecorelli

Mauro Rostagno ai tempi delle manifestazioni universitarie di Lotta Continua
Mauro Rostagno ai tempi delle manifestazioni universitarie di Lotta Continua

A seguito dell’attentato fatale, gli inquirenti seguirono dapprima alcune piste, rivelatesi poi inconsistenti, riguardanti presunti contatti tra Rostagno, i servizi segreti deviati e un sospetto traffico d’armi in Somalia. Solo in seguito la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo indirizzò le indagini verso il crimine organizzato, emettendo nel 2009 un mandato di custodia cautelare per Vincenzo Virga e Vito Mazzara, rispettivamente mandante ed esecutore del delitto Rostagno. Nel 2011, a più di 23 anni dalla morte, il processo è stato riaperto dalla Corte di Assise di Trapani che, avendo acquisito nuove prove, sta procedendo ad una nuova e difficoltosa identificazione di altri esponenti mafiosi coinvolti a vario titolo nell’agguato mortale, primo fra tutti quel Francesco Messina Denaro padre del super latitante Matteo Messina Denaro, in fuga dal 1993.

Marco Parella

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