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Toro: cosa c’è dietro un altro derby perso

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Derby Toro Juve 0- 1 serie a tim 2013 -2014
Derby Toro Juve 0- 1 serie a tim 2013 -2014
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Questo articolo non parlerà degli episodi più discussi del derby, dal gol irregolare di Pogba, al fallo di Immobile su Tevez, passando per quello di Marchisio su Immobile stesso su cui Conte ha sorvolato, mentre è stato prontissimo a ricordare quello dell’altrimenti impalpabile Ciro, quando gli hanno menzionato il fuorigioco sulla rete decisiva in sede d’intervista.

 

Gli occhi per vedere e per farsi un’opinione li hanno tutti. Vorrei, invece, cercare di analizzare e capire il modo in cui il Toro ha affrontato la stracittadina, che chiarifica non solo perché non si vince un derby da diciott’anni, ma anche il motivo per cui, se si continuassesulla stessa china, non lo si vincerà per altri diciotto, cinquanta, mille anni.

Ventura dice che il calcio è fatto di fatturati e che non bastano lotta e cuore. Premesso che, seguendo un discorso del genere, si potrebbe evitare di scendere in campo e dare la vittoria a tavolino, basterebbero due derby per smentirlo totalmente. Non sono i “soliti” derby, venuti quasi a noia da quante volte sono stati nominati a vuoto, ma due stracittadine in cui il Toro non vinse, ma giocò da Toro.

Derby Toro Juve 0- 1 serie a tim 2013 -2014
Derby Toro Juve 0- 1 serie a tim 2013 -2014

Il primo è quello di ritorno del 2001/2002. Differenza in campo abissale, sulla carta, idem quella dei fatturati e Trezeguet che segna dopo pochi istanti.

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Il Toro, però, ha quel qualcosa in più, reagisce, stringe i denti, lotta, si lamenta con Paparesta, poi pareggia con uno straordinario Ferrante, segna con Cauet, viene raggiunto da Maresca, si becca le corna, rischia di soccombere con Bucci che salva su Trezeguet. Al fischio finale, oltre al rammarico per il successo sfumato, sfido chiunque a non aver provato un orgoglio infinito per essere del Toro, non un Toro di fenomeni, ma un Toro che ha dato tutto quel che aveva, andando anche al di là delle proprie possibilità, giocando alla pari con una delle squadre più forti in Europa.

Il secondo è quello di ritorno del 2002/2003. Un Toro squallido, futuro ultimo in classifica, ha un sussulto nel derby di ritorno. Va sotto dopo pochi minuti, poi, trascinato da Marinelli, si rifà sotto, sfiora il raddoppio, lotta, morde, si becca tre cartellini rossi, non molla, in otto ha l’occasione per pareggiare con Fattori, poi cede e becca il secondo. Nonostante la stagione oscena, nonostante una Juventus mille volte più forte, i granata hanno trovato le risorse per mettere paura ai bianconeri. Anche lì, nonostante il ko e il campionato drammatico, nessuno, per quel singolo match, ha avuto il coraggio di muovere una critica ai propri beniamini.

Derby Toro Juve 0- 1 serie a tim 2013 -2014

Questo furore agonistico, non esiste più, perché da anni non solo non si vince un derby, non solo non si segna, ma nemmeno si tira in porta (le occasioni degli ultimi sette derby si contano sulle dita di una mano e al posto di Buffon, ieri, avrebbero potuto mettere una sedia in porta). Contro la Juventus di Conte meno furente degli ultimi tre anni, i granata non hanno mai dato l’idea di mettere quel qualcosa che fa andare oltre il limite (e per vincere un derby contro i bianconeri, è l’unica via). Spesso si è visto un giocatore raddoppiato, o triplicato, senza che nessuno andasse ad aiutarlo, rimanendo ancorati alle proprie posizioni come soldatini di stagno.

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Non si è vista la rabbia che aver subito un torto dovrebbe provocare. Non si è vista l’adrenalina che una partita che non è come tutte le altre (anche se lo è diventata, al di là dei luoghi comuni) dovrebbe regalare. Non si è vista la concentrazione necessaria per rintuzzare gli attacchi avversari e trovare i varchi per ripartire. Si è visto ordine, si è subito poco, poi la rete è arrivata ugualmente, come l’anno scorso: un jolly pescato da Vidal da fuori ieri, una carambola irregolare oggi. Ordine e attenzione fine a se stessi, evidentemente, non pagano. Cerci lasciato solo contro tutti, nemmeno.

Derby Toro Juve 0- 1 serie a tim 2013 -2014

 

La componente motivazionale non si improvvisa, non basta dire a Mondovì “quest’anno vinceremo il derby”. Ci vuole fame, ci vuole cura, ci vogliono gli occhi di Asta e Ferrante, ci vuole l’incoscienza di buttare su ogni pallone. Tutte caratteristiche che hanno, storicamente, retto la baracca per decenni nelle stracittadine e che ora non ci sono più.

Non si comprano, ma si creano, si sviluppano, si coltivano. Non ci vogliono fatturati alti, ma solo tanto amore e voglia di imparare.

Questa squadra e questa società li hanno?

 

Francesco Bugnone

 

 

     

 



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