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Toro – Verona 2 -2 : diario di una partita complicata

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Toro 2 Verona 2 Serie A Tim 2013 - 2014
Toro 2 Verona 2 Serie A Tim 2013 - 2014

Vai allo stadio, fresco di Bologna e prossimo al derby, ma adesso non devi pensare al derby e speri che non ci pensino nemmeno loro al derby, non ancora almeno.

Però in una riga e mezza hai già scritto tre volte derby (questa è la quarta) e non va bene.

Bisogna pensare al Verona, perché è squadra che sa il fatto suo, perché l’ultima volta ne ha fatti quattro a Torino, perché Halfredsson meritava ben altra carriera, perché Toni, dopo essere stato il miglior centravanti italiano, è ancora un vecchio bucaniere che sa fare un bel po’ di cose fastidiose, perché Juanito Gomez e Jorginho sono davvero bravi, ma soprattutto perché non vuoi rischiare di vedere, sotto di te, un’altra esultanza allucinante di Cacciatore.

Sarebbe troppo.

Giampiero Ventura
Giampiero Ventura

Ventura pensa al derby? Sì e no. Preserva Glik, diffidato, preserva Immobile, convalescente, cambia tutto il centrocampo, facendo esordire Bellomo, affiancato da due cagnacci come Basha e Farnerud, ma ripresenta in campo sia D’Ambrosio che Cerci, sebbene non al top.

La Maratona pensa al derby? La Maratona è già da derby. Facce note sono in forma, canta praticamente tutta la curva, vengono rispolverati cori fantastici. Almeno sugli spalti, potrebbe arrivare un bel successo.

Parte la gara e inizi a capire un po’ di cose: innanzitutto che Rodriguez è in affanno totale su Toni, che gliele prende tutte di testa (tranne una a metà secondo tempo, su cui il “Pelado” lo anticipa salvando un gol fatto), che, facendo perno col corpo, lo fa girare a vuoto e che quando arriva un cross controlli dov’è il bagno più vicino, perché non si sa mai.

Poi che di cagnacci, forse, ne bastava uno: Farnerud ti fa guardare con voluttà Halfredsson, sognando uno scambio di nordici nell’intervallo, mentre Basha conferma pregi (corsa e generosità) e limiti (l’80% delle cose che fa con la palla fra i piedi).

Il solo Bellomo, attesissimo, a costruire, quindi, e quando prova a farlo non è niente male: manca ancora un pizzico di personalità e il giocare qualche metro più avanti, ma le premesse sono buone. Davanti, la coppia Cerci e Meggiorini non è il massimo dell’assortimento, ma cerotti e squalifiche la rendono obbligata: tanta corsa, pochi punti di riferimento per avversari e, talvolta, compagni.

Toro 2 Verona 2 Serie A Tim 2013 - 2014
Toro 2 Verona 2 Serie A Tim 2013 – 2014

Di contro, il Verona ha un buon palleggio, ma non graffia e dietro è meglio che non lasci spazi, se no son dolori. Per mezzora pensi che la può solo sbloccare un episodio e ci azzecchi. Ne hai viste tante tu, potresti fare il veggente, tranne quando scommetti che lì ci sono soldi da vincere e non ne indovini più mezza. L’episodio, come a Bologna, sorride al Toro: un mani stupido in area, rigore decretato da Rizzoli, Cerci che calcia mille volte meglio di domenica scorsa e si è avanti senza rendersene conto.

Pensi che sia l’anno buono.

Poi, al 43’, Toni inventa un assist volante anticipando, per l’ennesima volta, l’irriconoscibile Rodriguez, e Juanito Gomez irrompe sotto porta per dire “anno buono un corno”.

Speri che l’attaccante gialloblù, a Torino, non ci metta più piede da avversario, perché ogni volta che lo fa segna, e il tempo finisce. Sei lì a metà fra il crederci o no, non hai paura di perdere, ma il tuo credere in una vittoria è di facciata, temi l’ennesimo accontentarsi, il risparmiarsi per la Juventus, le solite ali tarpate quando sarebbe ora di spiccare il volo, perché vincere vorrebbe dire stare a ridosso delle prime, fare un quarto del cammino salvezza dopo pochi turni e poi chissà, ma sembra quasi che il tifoso del Toro si senta in colpa a librarsi in alto, sempre costretto a scegliere fra vincere qui o vincere là, come se le due opzioni non fossero compatibili e, il più delle volte, non vinci né qui, né là.

 

Toro 2 Verona 2 Serie A Tim 2013 - 2014
Toro 2 Verona 2 Serie A Tim 2013 – 2014

Le squadre tornano in campo durante le tue profonde riflessioni filosofiche e il Toro sembra volerle mandare in frantumi, ricominciando con il piglio giusto. D’Ambrosio, dopo un primo tempo in vestaglia e babbucce, comincia a spingere, gli altri non sono da meno.

Subito un angolo: Cerci batte corto per Meggiorini che, da pochi passi, centra un palo assurdo. Non sai se prendertela con Meggio o con la sfiga, opti per la seconda e le immagini a casa ti daranno ragione. Poi, dopo che un altro tocco di Gomez da distanza ravvicinata ti fa perdere anni di vita, al 53’ Basha avvia un contropiede che Cerci prosegue col solito allungo sontuoso, prima di smarcare Meggiorini. Il numero 69 dovrebbe incrociare col mancino, ma tira male da ottima posizione: Rafael blocca, poi se la fa sfuggire in un modo brutto tanto quanto la sua tenuta bianca (un mix tra un chierichetto e un gelataio), ne nasce un mischione dove il più caparbio è Cerci, che, dopo tante reti da cineteca, decide di farne una di rapina.

E’ o non è una punta, adesso? E le punte fanno anche di quei gol.

Mentre Alessio corre sotto la curva, e tu urli come un pazzo, pensi che ci vuole bene per davvero e se andrà via, perché prima o poi capiterà, non gli si potrà mai dire di non avercelo dimostrato, venendo a festeggiare con noi ogni gol davanti alla Maratona e dando sempre il massimo. Mentre Alessio torna a centrocampo, pensi che tu hai detto e scritto che da punta era snaturato, che tendeva ad allargarsi, che Ventura doveva rimetterlo esterno. Cinque gol in cinque partite, capocannoniere, direi che Ventura ci ha leggermente preso e, forse, è il motivo perché tu sei sugli spalti e lui in panchina.

Poco dopo, Meggiorini diventa Meggiorinho, quello che fece tremare San Siro: azione personale alla Cerci da destra e sinistro a giro di rara forza che si stampa sul palo a Rafael battuto, con te che imprechi pensando che sarebbe venuto giù lo stadio e che avresti potuto avere dieci punti in saccoccia dopo un’ora di gioco. A differenza del precedente montante, qui sai benissimo con chi prendertela. La sliding door si chiude beffardamente e, piano piano, il Verona si riorganizza, arrivando, a metà ripresa, al pareggio con Rodriguez che frana su Toni in area, costringendo Rizzoli a decretare un rigore realizzato da Jorginho. 2-2 e ritorno sulla terra.

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La paura che il Verona ribalti la situazione, svanisce in fretta: con gli innesti di El Kaddouri, poco prima del gol veneto, Immobile, per lo stremato Meggiorini, e Brighi, per un Cerci protagonista di un finale nervoso e punito col “giallo”, i granata riprendono campo. Di occasioni, però, ne arrivano poche: Immobile ci prova in due frangenti, la prima volta impegna Rafael, la seconda trova un angolo.

Poi ci sono un paio di situazioni scabrose in area ospite su cui Rizzoli non interviene, molto probabilmente a ragione, e il fischio finale.
Esci cercando di decidere il tuo stato d’animo e rifletti, addentando un panino la cui carne è molto lontana da quella Coalvi, ma il prezzo, al contrario, le è molto vicino, che il Toro non riesce a tenere un risultato che sia uno e questo è male. Poi pensi anche che, rispetto allo scorso anno, produci di meno e segni di più e questo è bene. Poi guardi la classifica e ti dici che, nonostante tutto, sei il primo degli umani, alla pari col Livorno. Poi rivolgi l’attenzione al crampo che hai allo stomaco e capisci che non è per il panino. E’ per il derby e ora non hai nemmeno la scusa del Verona per non pensare al mezzogiorno e mezzo di fuoco che ti aspetta.

 

Francesco Bugnone

 

     

 

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