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Cavalli (e cavalieri) marmorei che dominano Torino

1945
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I cavalli (e i cavalieri) che dominano Torino
I cavalli (e i cavalieri) che dominano Torino

Quattro passi per Torino, la città della dinastia Savoia, alla ricerca dei suoi eroici cavalli e della fierezza che ha fondato e portato avanti la tradizione della Cavalleria.

Marmorei e possenti, i numerosi monumenti equestri del capoluogo piemontese si spartiscono le piazze più importanti, oltre che un bellissimo parco. I cavalli, però, non sono solo un privilegio di famiglia Savoia, ma si prestano anche a un po’ di mitologia e, giustamente, alla celebrazione nazionale.

Da dove cominciare?

Dal destriero rampante del Valentino, che Davide Calandra posiziona nel 1902, montato da Amedeo di Savoia durante la battaglia di Custoza.

Figlio del primo Re d’Italia, ma anche Re di Spagna e Duca d’Aosta, la sua statua impenna di fianco all’edificio di Torino Esposizioni. La forte dinamicità lascia immaginare un imminente scontro, lo sguardo nervoso e scalpitante del cavallo intimorisce forse più del suo cavaliere armato.

Cavalli (e cavalieri) marmorei che dominano Torino
Cavalli (e cavalieri) marmorei che dominano Torino

 

Il Duca non è solo, ma è sorretto e incitato da tutti i principali rappresentanti di casa Savoia, che  prendono vita nelle statue plastiche del basamento.

Conosciuto il nipote, si ha il piacere di trovare il nonno Carlo Alberto nell’omonima piazza, dove il primo Re Carignano ne domina il centro dal 1861.

Lui e il suo destriero, fieri e vittoriosi, si proiettano in direzione dell’entrata di Palazzo Carignano, l’edificio storico di Torino che lo ha visto nascere. Brandisce in mano la spada sferzando il cielo sopra di lui, mentre le linee plastiche del destriero lo rappresentano in un trotto impettito e fiero. Carlo Marocchetti è il padre di questo capolavoro, che verrà riproposto nelle linee e nel movimento della spada nella statua dedicata a  Riccardo Cuore di Leone, a Westminster Abbey.

Anche a Torino, tuttavia, si ha la fortuna di avere un altro monumento firmato Marocchetti, sempre equestre e sempre Savoia. Il famosissimo Caval ‘d Brons, di Piazza San Carlo.

Collocato nel 1838, sguardo fisso verso Via Roma, è ormai un simbolo della città insieme alla Mole Antonelliana.

La sua imponenza e maestosità fanno concorrenza alle più famose statue equestri. È dedicata al personaggio più rappresentativo della dinastia Sabauda, Emanuele Filiberto I, detto “Testa di Ferro” per la sua tenacia.

 La fierezza del cavaliere è rispecchiata dal portamento del cavallo, elegante nell’andatura, una coda e un’incollatura energiche, sorrette da muscoli tesi e scalpitanti. Emanuele Filiberto sta ringuainando la spada dopo la vittoria di San Quintino, nel 1557,  e i bassorilievi del basamento in granito rosso ne ricordano alcune scene.

 Non molto lontano da piazza San Carlo, si trova Piazza Solferino, dove nel 1877 Alfonso Balzico colloca l’ultimo dei Savoia a cavallo, con una statua che non ne ritrae una vittoria, bensì una sconfitta. Rappresentato nella sua divisa durante la battaglia della Bicocca, il Duca Ferdinando di Savoia sguaina la spada e si guarda le spalle ancora combattivo, mentre il suo destriero è piegato al suolo a causa di una ferita. Il collo proteso verso il cielo, quasi sembra di sentire il nitrito di dolore che lentamente lo fa stramazzare.

Cavalli (e cavalieri) marmorei che dominano Torino
Cavalli (e cavalieri) marmorei che dominano Torino

 

 La penultima tappa porta a Piazza Bodoni, dove attende il monumento equestre di Alfonso Ferrero della Marmora, il generale che, su richiesta di Carlo Alberto, riformò l’artiglieria a cavallo.

Meno imponenza per la statua nata dalle mani di Stanislao Grimaldi, nel 1891, ma comunque viva con il suo piglio attento, dove il trotto deciso del destriero porta il generale verso i suoi doveri.

Dopo tutta la maestosità della dinastia Sabauda e l’orgoglio per la classe politica, a Torino non manca di certo un ringraziamento nazionale, che va simbolicamente ad elogiare i militari dell’arma della Cavalleria.

Il Monumento ai Cavalieri d’Italia, del 1923, si trova in Piazza Castello, proprio di fronte a Via Roma, da cui arriva lo sguardo del sopracitato Emanuele Filiberto.

Un militare sostiene lo stendardo dell’arma e insieme al suo cavallo volge lo sguardo all’orizzonte. Di fianco a Palazzo Madama, su un basamento sobrio e commemorativo, rappresenta un cavaliere anonimo, che nel suo non essere nessuno è invece tutti i militari dell’arma.

Cavalli (e cavalieri) marmorei che dominano Torino

Sempre in Piazza Castello, ma a sorvegliare l’ingresso di Palazzo Reale, la storica dimora Savoia, si trovano le due statue equestri dei Dioscuri, eseguite da Abbondio Sangiorgio nel 1847.

Alla fine della cancellata, le due figure mitologiche greco-romane, da sempre rappresentati in coppia, sono Castore e Polluce, i “figli di Zeus”, simboli di virtù ed eroismo. Indossano una tunica sobria, il copricapo a forma di guscio “pileo”, per il mito secondo cui sono nati da un uovo, e montano a pelo sui cavalli che impennano, quasi a monito per chi si incammina verso la residenza Sabauda.

 È dunque nel centro storico della città che si conclude l’itinerario “equestre” di Torino, che con le sue otto statue vanta ormai un primato. È la città dei cavalli, di bellissime sculture di bronzo.

 Giulia Masoero Regis

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