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Il vino Barolo: il Re dei vini, il vino dei Re

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Storia del vino Barolo Piemonte

Il vino Barolo: il Re dei vini, il vino dei Re

Fiore all’occhiello della nostra regione in campo vitivinicolo è sicuramente il vino Barolo. Si tratta di un vino conosciuto in tutto il mondo e di grande prestigio.

La sua fama si deve all’ultima Marchesa di Barolo, Giulia Colbert Falletti, e a Camillo Benso Conte di Cavour che lo fecero conoscere presso la corte reale a Torino le corti europee.

In particolare, vennero intuite le grandi potenzialità di questo vino e con l’aiuto del grande enologo francese Louis Oudart vennero applicate tecniche utilizzate per gli chateau bordolesi, che prevedevano una fermentazione delle uve ed un successivo affinamento in botte.

Si narra che il Re Carlo Alberto chiese espressamente alla Marchesa di poter assaggiare il suo vino, il quale ne rimase talmente entusiasta che acquistò una tenuta personale a Verduno per poterlo produrre destinato all’uso personale e da offrire come dono nei rapporti diplomatici con le altre corti europee.

Storia del vino Barolo Piemonte
Storia del vino Barolo Piemonte

Caratteristiche e modalità di produzione

Il vitigno utilizzato per la produzione è il Nebbiolo, vitigno particolarmente vocato alla nostra terra e che al di fuori del Piemonte e della Lombardia non ha dato risultati positivi.

Essendo fregiato di Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, la zona di produzione è delimitata ai comuni di Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba ed in parte di Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi e Verduno, tutti in provincia di Cuneo. Secondo il disciplinare, attraversa un affinamento in botte di minimo 38 mesi e il titolo alcolometrico minimo è del 13 %.

Forse proprio per la sua celebrità ricevuta presso le tavole nobiliari e le sue caratteristiche, il Barolo incute un certo rispetto e la sua migliore descrizione ce la danno Roberto Cipresso e Giovanni Negri nel loro libro “Vinosofia.

Storia del vino Barolo Piemonte

Una dichiarazione d’amore in 38 bicchieri”, asserendo: “Lasciate stare il Papa del vino che vi intonerà il bicchiere come colore rosso rubino, intenso, ricco di corpo, ben dotato di tannino, di discreta acidità, alcolico, quasi fruttato, di sapore asciutto, si affina notevolmente con un lungo invecchiamento evolvendo l’originalità rusticità in un bouquet unico, nobile e aristocratico. (…) Se questa sera, insieme o da soli, avete necessità di punti saldi, di conferme, di verità alte, forti e immobili come una colonna, non esitate”.

Il suo miglior connubio tra Barolo e cucina lo troviamo con della cacciagione, carni rosse salsate, piatti a base di tartufo, le tradizionali bagna caoda e finanziera, formaggi a pasta dura come il castel magno.

 

Clara Lanza

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