Home Cronaca di Torino Il Peggiore: ascesa e caduta di Massimo D’Alema e della sinistra italiana

Il Peggiore: ascesa e caduta di Massimo D’Alema e della sinistra italiana

70
SHARE
Circolo dei Lettori: stasera si parla di clima
Circolo dei Lettori: stasera si parla di clima

Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa e Marco Travaglio, vicedirettore de Il fatto quotidiano si sono dati appuntamento per la prima volta in carriera lunedì 16 settembre al Circolo dei Lettori per presentare “Il peggiore”, nuovo libro di Giuseppe Salvaggiulo. Laureato in giurisprudenza a Roma e diventato giornalista professionista a Milano, Salvaggiulo ha scritto per Il Corriere del MezzogiornoDiario, Internazionale  e ha lavorato nelle redazioni de Il giornale, Libero, tra le altre. Ora vive a Torino, dal 2008 lavora a La Stampa e colleziona premi giornalistici in serie.

L’incontro (è possibile ancora rivedere l’intera serata qui), un mix di battute divertenti ed aneddoti riguardanti la vita politica dell’Italia degli ultimi 20 anni, ha dato vita a risate e riflessioni allo stesso tempo. Massimo D’Alema, oggetto principe della discussione, è stato preso in esame sia nella sua veste pubblica, che in quella privata.
Ha scatenato particolare ilarità nel numeroso pubblico l’episodio che ha visto partecipe l’onorevole al termine di un convegno tenutosi in un piccolo paese della Puglia. Finito il dibattito, D’Alema si accingeva a tornare in albergo, ma alla richiesta di un suo compagno di partito di attraversare un vialetto sterrato, lungo pochi metri e percorso obbligato verso l’hotel, le sue parole indignate furnono: “Non posso. Non voglio rovinare le mie scarpe fatte su misura che mi sono costate 1 milione e 700 mila lire!”.

Travaglio, Salvaggiulo, Gramellini
Travaglio, Salvaggiulo, Gramellini

Travaglio ha infierito con una delle sue tipiche frecciatine “sinceramente non ho mai visto un candidato così intenzionato a stare sulle palle ai suoi elettori quanto D’Alema. Forse l’unico che gli si avvicina è il Cavaliere”. Sono seguiti applausi scroscianti.
Lo stesso Silvio Berlusconi, secondo il giornalista ospite fisso nei programmi di Michele Santoro, deve la sua permanenza in carica proprio a D’Alema, del cui aiuto politico avrebbe beneficiato più di una volta nello scorso ventennio.
Ad esempio nel ’96 quando il rappresentante dell’allora Ulivo, pur avendo la possibilità di impugnare la legge n° 361 del 1957, che rende non eleggibile “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni”, non lo fece.

Travaglio cita anche una modalità particolare di ringraziamento per questo non-gesto adottata da Silvio Berlusconi, vale a dire la proposta di partecipare o addirittura condurre direttamente uno dei talk show in onda sulle sue reti. Altre osservazioni dei giornalisti intervenuti hanno paragonato Berlusconi a D’Alema definendoli entrambi monopolisti e dittatori politici. Una per tutte, molto in auge nell’ultimo periodo, è  l’astio verso la magistratura che come dice D’Alema “è un bene che indaghi, ma non nei miei affari!”

Marco Travaglio e Massimo Gramellini
Marco Travaglio e Massimo Gramellini

La discussione è arrivata gradualmente fino ai giorni nostri dove è stato inevitabile parlare delle nuove leve del Partito Democratico, leggasi Matteo Renzi.

Il sindaco di Firenze ha subito numerosi attacchi nel corso della sua relativamente breve carriera all’interno della “cosa pubblica”. Il più pesante tra quelli menzionati lunedì sera è stato quello per il quale è stato definito, al pari di Walter Veltroni, “cattivo, democristiano e imitatore del  Machiavelli”. Il riferimento era alla regola de “Il principe” che afferma come “bisogna uccidere il nemico la prima notte in cui si sale al potere e passare poi il resto del tempo a far dimenticare quello che si è fatto”.  Azione che D’Alema, pur apprezzando Machiavelli e tessendone ripetutamente le lodi nei suoi discorsi, “tanto cita, ma non eguaglia”, secondo Travaglio.

La parte del “cattivo” è dunque spettata non solo a Gramellini, ma soprattutto a Travaglio che ha continuato “D’Alema è uno di quelli di cui si dice essere intelligenti, se solo alle volte lo dimostrasse…”

La conferenza ha quindi toccato molti aspetti dell’enigmatica figura dell’onorevole e certamente non poteva lasciare da parte il lato privato, segnatamente quello del viticoltore provetto.
Parlando delle vigne del deputato e del vino che produce, Massimo Gramellini ha chiuso le danze con una frase emblematica che ben descrive il personaggio che la pronunciò: “Il mio è un vino rosso, ma non un rosso comune, un Grande Rosso!”

Damiano Grilli

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here