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Vandalismo o arte? Il dibattito è aperto

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Tag, “pezzi”, graffiti, opere d’arte, sconcerie.

La street art, che ha ormai definitivamente invaso Torino, come d’altronde qualsiasi metropoli, fa nascere come sempre eterni dibattiti legati al valore di quanto viene dipinto sui muri.

Arte? Vandalismo? Un segno della cultura suburbana? Le risposte sono tutte valide, perchè ognuna di esse è sorretta da solide argomentazioni.

Forse, preliminarmente, andrebbe fatta una distinzione d’obbligo. Un conto sono i graffiti, che sono vere e proprie opere d’arte a cielo aperto realizzate sui muri della città, spesso con il permesso, quando non con la richiesta espressa, delle municipalità, che offrono muri dismessi, magari in quartieri non proprio benestanti, e tentano di recuperarli grazie all’opera dei writers di professione: il progetto “Murarte” è uno di quelli che Torino porta come fiore all’occhiello.

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A proposito, si è detto writers di professione non a caso: a Torino ci sono alcuni nomi che l’ambiente conosce bene, come il nichelinese “Chiuto”, l’emergente duo Omar Nasser-Michela Pisani (rispettivamente graphic designer e architetto, oltre che writers, scusate se è poco), o le crew come Truly Design e Monkeys Evolution. E ci scusino coloro che non sono stati citati.

Altro è il semplice “tag”, una sorte di firma, che solitamente viene apposta non solo sui muri di passaggio, ma praticamente ovunque. Anzi, più la firma è in posti azzardati e più ha visibilità. Per non parlare del coprire con una tag o una croce quella già apposta da altri writers, magari non proprio amici. Il risultato: la città è zeppa di sigle, scritte che per chi non bazzica la cultura “urbana” significano molto poco. Anzi, una cosa sola: un deturpare muri di prestigio (quando eseguite, ovvio, su muri di prestigio).

Dai muri ai treni, il passo è breve: qualche mese fa Trenitalia ha denunciato in PIemonte ben 75 mila euro di danni dovuti a danneggiamenti di convogli regionali. E in città si stima attorno ai 300 mila euro il costo delle ditte di pulizia (che non a caso pullulano) specializzate nella rimozione di graffiti e di vernici da bombolette. Qualche anno fa, proprio a Torino, si sperimentò un cemento “simpatico”, che con la sua composizione renderebbe praticamente impossibile l’attecchimento di un qualsiasi graffito. Si tratta di un materiale naturale, ma ad oggi non è ancora provata al 100 per 100 la loro utilità in ambiente urbano, anche a causa dello smog.

Per ora, quindi, la soluzione è una sola: utilizzare buon senso, buona educazione, e nel caso denunciare alla Polizia (non Pulizia!) Municipale, presso il Contact Center di Via Bologna, telefono 011 44.26495 fax 011 44.26358.

 

La Redazione di Mole 24

 

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