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Torino: l’ultimo shopping di Felice Maniero, per tutti Faccia d’Angelo

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Felice Maniero faccia d'Angelo Torino
Felice Maniero faccia d'Angelo Torino

“Uffa, ancora voi. Anche qui.”

Così esclamò Felice Maniero, temuto boss della cosiddetta Mala del Brenta, organizzazione criminale attiva nel Nord Est italiano tra gli anni ’80 e la prima metà dei ’90, quando lo ammanettarono per l’ennesima volta.

Torino, via XX settembre, pomeriggio del 12 novembre 1994.

Quaranta poliziotti delle squadre mobili di Torino, Venezia, Padova e della Criminalpol acciuffarono Felice Maniero, alias Faccia d’Angelo, latitante extra lusso, a spasso spavaldo ed elegante per il centro di città con la sua fidanzata Mara, ventiduenne dagli occhi verdi.

Erano appena stati alla Rinascente a sperperare in allegria banconote dai molti zeri con il ritratto di Caravaggio.

Faceva la vita da signore Felicetto, si godeva il frutto delle sue fatiche criminali in Italia, alla luce del sole, tra ristoranti di livello, boutique e mercedes in doppia fila, fregandosene sfacciato dei segugi di tutte le polizie dello stato sguinzagliati sulle sue tracce.

Quello fu il suo ultimo arresto. Dopo quel giorno, Maniero non evase più, perché da intelligente imprenditore del malaffare, capì che la sua carriera da gangster veneto era finita e optò per “pentirsi” per evitare il carcere a vita.

L’ultimo shopping di Faccia d’Angelo Felice Maniero

Vale la pena sfogliare il suo curriculum criminale. E’ come un breve romanzo noir.

NOME: Felice Maniero.

SOPPRANNOMI: Faccia d’Angelo, Felicetto, Felix.

ALIAS: Luca Basso, architetto trentottenne di Vicenza.

NATO: il 2 settembre 1954 a Campolongo Maggiore, provincia di Venezia.

RESIDENZA: Veneto, Padovano, Dalmazia, Francia, Svizzera, Austria, cella di Fossambrone, galera di Portogruaro, supercarcere di Padova, Torino.

INTERESSI: Ferrari e auto di grossa cilindrata in generale, vestiti di sartoria, le belle donne, il gioco, la cocaina, la mamma a cui è legatissimo. Si diverte molto a prendere in giro le guardie con telefonate e cartoline dalla latitanza: “Saluti dalla Dalmazia”. “Un abbraccio dall’Austria.” “Sempre vostro, Felicetto.”

FORMAZIONE: scuola di ladri presso lo zio. Cresce in un tessuto culturale di banditismo, osterie mal frequentate, pistole. Dai contatti con le mafie meridionali e con i confinati di Cosa Nostra nel Veneto apprende e diventa maestro in traffici, estorsioni, rapimenti.

L’università del Crimine della Facoltà delle Patrie Galere gli dà la laurea in associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’ultimo shopping di Faccia d’Angelo

ESPERIENZE LAVORATIVE:

  • Anni ’60 e ’70. Ditta zio, nipoti & cugini. Si fa le ossa come rapinatore a mano armata, ladro di bestiame e di scarpe. Sequestra camion carichi di formaggio Grana che rivende di contrabbando.
  • 1975 – 1995. Fondatore, presidente e amministratore delegato della Mala del Brenta S.p.A. E’ un’organizzazione malavitosa radicata a Venezia, Padova e provincie ma con forti interessi anche nel Friuli,nella ex- Jugoslavia, in Emilia Romagna. Il boss ordina ed esegue personalmente numerosi omicidi. L’azienda si espande e fattura cifre da capogiro con le attività di spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapine miliardarie, usura, gioco d’azzardo, traffico di armi da guerra.
  • Fine anni’70 – inizio ’80. Narcotraffico di eroina approvvigionata dalla Turchia.
  • 1980. La Notte degli Scambisti. Un motoscafo a tutta velocità arriva come una scheggia dalla Laguna. Si ferma al Casinò di Venezia, dove girano i miliardi che passano di mano in mano con la velocità di una pallina che saltella sulla roulette. Felice Maniero e soci si presentano sparando in aria, come banditi da Far West. Picchiano e minacciano gli scambisti, brutte figure di prestasoldi, strozzini da tavolo verde, avvoltoi della Laguna. Da quel giorno, per chi vuol fare il mestiere dell’usuraio da casinò deve pagare una “tassa” a Felicetto di 1.500.000 di lire a notte.
  • Anni ’80. Rapine eclatanti. Grand Hotel Des Bains, Venezia, caveau saccheggiato, oro, gioielli, contanti per oltre un miliardo. Poi opere d’arte dai musei. 170 chili in lingotti d’oro depredati dalla dogana dell’aeroporto di Venezia. Icone e reliquie di Santi rubate a scopo d’estorsione e ricatto ai danni delle istituzioni. Rapina al treno postale con la dinamite.
  • Dicembre 1987. Prima evasione. Faccia D’Angelo scava un tunnel dalle fogne del carcere marchigiano di Fossombrone con l’aiuto di un brigatista.
  • 1989. Seconda evasione. Felicetto scappa dal carcere di Portogruaro.
  • Anni ’90. Traffico di armi con la neonata Repubblica di Croazia in guerra nei Balcani in fiamme.
  • Giugno 1994. Terza evasione: il capolavoro. Sei uomini della sua banda si presentano alle porte del supercarcere di Padova vestiti da carabinieri. Una guarda carceraria è stata corrotta con un miliardo di lire per fare da usciere. Non viene sparato nemmeno un colpo.
  • Febbraio 1995. Pentito e collaboratore di giustizia.
  • Agosto 2010. Felice Maniero è in libertà con un nuovo nome.

 

F. Mosso

 

 

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