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Nazionale e città di Torino: un binomio duraturo vincente

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Nazionale e città di Torino: un binomio duraturo vincente

Contro la Repubblica Ceca, Torino ritrova la Nazionale, quell’azzurro con cui ha avuto sempre un rapporto particolare e non solo perché la Juventus sia la squadra che ha dato più giocatori alla causa o per il record di giocatori schierati con la casacca italiana in una sola partita detenuto dal Toro.

Sotto la Mole, come vedremo, l’Italia ha ottenuto la prima vittoria storica contro chi ha inventato il calcio, ha ottenuto la qualificazione al Mondiale più bello, ha inventato un modo di dire che è in uso ancora oggi.

Iniziamo proprio da quest’ultimo episodio: è il tredici dicembre del 1931 e l’Italia sta impattando per 2-2 contro l’Ungheria in un match valevole per la Coppa Internazionale.

E’ l’Italia degli oriundi, oriundi che si son fatti valere: il granata Libonatti e il bianconero Orsi, infatti, sono andati due volte a segno, ma i magiari hanno risposto con efficacia in entrambe le occasioni. Al 90’ un terzo oriundo, Renato Cesarini, juventino, trova il gol vincente ed entra nella storia: Renato Danese conierà l’espressione “zona Cesarini” per indicare una situazione risolta nelle ultime battute.

Nazionale e città di Torino: un binomio duraturo vincente

 

Sempre l’Ungheria, sempre un 3-2 in extremis: sono passati sedici anni e la gara, amichevole, passa alla storia per il maggior numero di giocatori della stessa squadra in campo con la maglia dell’Italia. Sono i tempi del Grande Torino e i granata schierati sono dieci, col solo Sentimenti IV a interrompere sul nascere il mantra “BacigalupoBallarinMaroso”.

Il blocco Toro, generalmente, prevedeva nove uomini in azzurro, ma l’assenza di Parola, a Glasgow per Gran Bretagna-Rappresentativa d’Europa, apre le porte a Rigamonti e al succitato record. Loik risolve all’89’ un match non eccezionale, in cui oltre a una doppietta di Gabetto, si segnala la rete su rigore del grande Puskas.

Un numero importante di giocatori del Grande Torino (sei) viene schierato da Pozzo per il prestigioso appuntamento amichevole contro l’Inghilterra, nel 1948

Lo 0-4 con cui si conclude la gara farebbe pensare a un incontro senza storia, ma non è così.

Britannici in vantaggio col celebre gol di Mortensen dalla linea di fondo dopo pochi istanti, Italia che si vede annullare una rete prima del raddoppio di Lawton, poi una serie di occasioni sciupate dagli azzurri per riaprire i giochi, chiamando il portiere Swift a una serie di affannosi interventi e, soprattutto, colpendo una clamorosa traversa di testa con Gabetto. Tra il 70’ e il 72’, però, Finney chiude definitivamente i giochi.

Ci sarà modo di rifarsi, qualche anno più tardi.

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Durante la preparazione al Mondiale ’66, a Torino si gioca un incontro descritto in maniera suggestiva da Nando Dalla Chiesa nel libro su Gigi Meroni “La farfalla granata”. Si gioca contro l’Argentina e il primo tempo procede con la curva Maratona che chiede a gran voce l’ingresso in campo del suo beniamino, relegato inizialmente in panchina da Fabbri, e subissa di fischi Sandro Mazzola.

Nell’intervallo è proprio l’ex interista a lasciare il posto a Gigi che ricambierà segnando un gol straordinario a 9’ dalla fine. Sarà il suo ultimo gol in Nazionale, prima della sciagurata spedizione inglese, conclusasi con la celebre disfatta contro la Corea del Nord.

Il 14 giugno 1973, al Comunale, l’Italia vendica i numerosi affronti subiti dall’Inghilterra, sconfiggendola per la prima volta.

Nazionale e città di Torino: un binomio duraturo vincente

 

L’occasione è una gara disputata per i settantacinque anni della F.I.G.C., che di amichevole ha soltanto il nome. Sarà una partita vera, con tanto agonismo e tante botte: le girandole di cambi erano di là da venire. Gli anni ’70 vedono una nazionale sempre più “torinese”, dove alla prevalenza bianconera si inizia ad affiancare qualche tassello colorato di quel granata che vive il momento migliore, e ineguagliato, del dopo Superga. La Stampa scrive di una Maratona che inneggia ad Anastasi e di una Filadelfia che scandisce il nome di Pulici, ma indipendentemente da tutto la coppia funziona.

La maiuscola prova azzurra si sblocca proprio con Anastasi, abile a raccogliere una palla vagante dopo un uscita di Shilton su Pupi al 38’ e si chiude al 52’ con la torre di Pulici a smarcare lo juventino Capello che piega letteralmente le mani al portiere avversario. Quel Capello che, qualche mese dopo, sarà l’eroe di Wembley.

Italia Finlandia  1978 a Torino
Italia Finlandia 1977 a Torino

Metà ottobre 1977, a Torino arriva la Finlandia, per le qualificazioni ai mondiali ’78.

Gara facile sulla carta, ma delicatissima per il c.t. Bearzot, come raccontato nel “Romanzo del vecio” di Gigi Garanzini. Considerato che, contro la solita Inghilterra, il tecnico prevedeva, a ragione, di vincere in casa e perdere fuori, battere i finnici e farlo con tanti gol di scarto per la differenza reti. L’ossessione del “Vecio” da i suoi frutti: gli azzurri vincono 3-0 a Helsinki e 6-1 in casa, strappando, di fatto, il biglietto per l’Argentina.

La goleada interna vede sei bianconeri e tre granata in campo, con un Bettega grande protagonista assoluto, a segno ben quattro volte (tre di testa, una splendida di piede). Di Graziani, con un fantastico destro al volo, e di Zaccarelli, con un’azione caparbia, le altre marcature.

Metà giugno 1980, l’Italia ospita gli Europei, arrivando alla competizione scossa dal ciclone calcioscommesse, che ha portato via agli azzurri Paolo Rossi, fondamentale per la squadra. Dopo l’esordio deludente contro la Spagna, battere l’Inghilterra è fondamentale per rimanere in corsa. La partita è durissima e drammatica, ma al 78’ Graziani crossa da sinistra, Tardelli devia in rete e si lancia in una corsa sfrenata, quasi a precorrere l’esultanza rabbiosa di Spagna ’82. Sarà l’unico sorriso dell’Europeo: lo 0-0 col Belgio, con un importante errore arbitrale a sfavore, costringerà l’Italia alla finalina per il terzo posto, persa ai rigori contro la Cecoslovacchia. Imbattuti, ma quarti o quarti, ma imbattuti, c’è tanto amaro in bocca.

Italia Grecia 1982 a Torino
Italia Grecia 1982 a Torino

Metà novembre 1981, l’almanacco Panini dice che è stata una brutta partita, ma è stata utile: il punticino contro la Grecia (gol di Conti, pareggio di Kuis nel finale) vale la qualificazione matematica di Spagna ’82.

Nessuno lo sa ancora, ma di lì a qualche mese Zoff alzerà la Coppa del Mondo al “Bernabeu”. Nessuno può immaginare che il capocannoniere di quel mondiale sarà Paolo Rossi, ancora squalificato, che Bearzot andrà a vedere allenarsi proprio in quel frangente, mettendo il primo mattoncino per la rinascita di “Pablito”.

Dopo uno stop di 11 anni, l’Italia, guidata da Sacchi, torna a Torino, stavolta al “Delle Alpi”, per affrontare la Germania.

Una Torino che, come negli anni ’70, ha di nuovo due squadre all’altezza: la Juventus e il Toro arriveranno al secondo e terzo posto in campionato, arrivando in finale, rispettivamente, di Coppa Italia e Coppa Uefa. Sarà per questo clima elettrico, che le due curve, per gran parte del match, saranno più attente a fare cori in clima derby (l’inizio delle ostilità è della Maratona) che a seguire il match, risolto dai due giocatori più rappresentativi delle rispettive compagini.

Il granata Lentini conquista il rigore che il bianconero Baggio trasforma a pochi minuti dal termine.

Il resto è storia recente: un successo, tanto per cambiare, contro l’Inghilterra, propiziato da un gol meraviglioso di Gattuso e il 2-0 targato Grosso-Iaquinta contro la Bulgaria, nel rinnovato Olimpico, in una gara valevole per le qualificazioni ai mondiali sudafricani.

Italia qualificazioni mondiali Torino
Italia qualificazioni mondiali Torino

 

Ora tocca allo “Juventus Stadium” ospitare una squadra che, come da tradizione, parlerà molto bianconero, ma che nelle sue fila può contare in un importante puntino granata, quell’Alessio Cerci che è il primo giocatore, dai tempi di Mussi, a essere rientrato nel giro della nazionale in pianta stabile. Vincendo, l’Italia potrebbe guadagnarsi la qualificazione a Brasile 2014 con due turni di anticipo e visto cos’è successo quando la qualificazione è arrivata a Torino, i tifosi della Nazionale incrociano già le dita.

a cura di Francesco Bugnone

 

 

 

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