Home Cronaca di Torino “Scelgo Gobetti, il Toro e l’enigmistica, altro che l’economia”

“Scelgo Gobetti, il Toro e l’enigmistica, altro che l’economia”

2842
SHARE

42 anni, da dieci a Sky, appassionato di numeri e amante delle parole, Alessandro Marenzi fa parte di quella nutrita schiera di giornalisti torinesi che si sono affermati nel panorama dei media nazionali. Da Marco Travaglio a Massimo Gramellini, passando per Piero Angela e Giovanni Minoli, il conduttore di Sky Tg24 Economia (dal lunedì al venerdì alle 18,35 e in vari orari nel weekend) ha barattato la pace di Caselle e dintorni per una caotica, ma frizzante Roma; “il caso non esiste” dice e quando troverà il tempo, tra una rilassante disquisizione sugli antipodi palindromi con il mostro sacro dell’enigmistica Bartezzaghi e la partita del Toro, viaggerà per il mondo alla ricerca di ultra-centenari a cui carpire brandelli di storia.

Giornalista, economista, matematico ed enigmista. Abbiamo fatto una chiacchierata a 360° gradi per scoprire come si trova a Roma un torinese che non tornerebbe più in riva al Po.

1331057699762_tav_moretti_a_skytg24_3_parte_videostill_1

D. Ciao Alessandro, ma siamo sicuri che non ti manca un po’ Torino?

No, proprio Torino città no, al massimo le Valli di Lanzo, luoghi di montagna dove andavo da bambino con la famiglia. Torino è una bella città, mi piace e ci stavo bene, ma non ci tornerei. Non è per scarsa riconoscenza verso la mia terra natia, ma ci ho già vissuto abbastanza e poi, come si suol dire, “mi manca quello che non conosco”

D. Roma è una città completamente diversa e così i suoi abitanti. Come ti trovi nella capitale?

La prima cosa che ho dovuto imparare è stata non dire “solo più”. Appena esci dal Piemonte capisci che non è italiano, è un dialettismo che ti rimane in testa e, ancora adesso, ogni tanto qualche “solo più” mi scappa. A Roma, poi, ho iniziato ad usare il passato remoto che da noi non si usa praticamente mai.

D. Tu hai iniziato la tua carriera giornalistica quasi per caso nella testata online del famoso economista Alan Friedman. Era quello che sognavi da piccolo?

No, per nulla. A quei tempi io stavo frequentando un dottorato di matematica a Parigi e sono venuto a sapere che il portale “Miaeconomia” cercava collaboratori. All’epoca, siamo nel 2000, scrivere su internet non era così comune, ma le materie erano affini e non ho incontrato molte difficoltà.

D. Di cosa si occupava Miaeconomia e ti ricordi il primo servizio o pezzo a cui hai lavorato?

Il sito di Friedman trattava essenzialmente di finanza personale e io ero stato assegnato alla sezione del risparmio gestito, scrivevo di fondi comuni di investimento e roba simile

D. Da internet alla televisione il passo è stato breve. Sei entrato a Sky insieme a Sarah Varetto, altra torinese esportata in terra capitolina e ora giovanissima direttrice di rete. Che opinione hai di lei?

Conosco Sarah da molto tempo, eravamo insieme a Miaeconomia, abbiamo iniziato insieme a Sky (lei conduceva la rubrica economica ed io facevo parte della sua redazione) e la considero una persona molto preparata, molto determinata e con una grande dote: sa mettere la giusta pressione alle persone con cui lavora, ne massimizza le inclinazioni e quindi le fa lavorare in maniera assolutamente efficiente.

D. In un’intervista, lei ti ha definito, testuali parole, “bravissimo e coltissimo”

Troppa grazia! Che dire? Non posso che essere d’accordo con l’opinione del mio direttore (ride). Scherzi a parte, lavorando a stretto contatto per tanto tempo, ho “rubato” molto da lei, sia in termini di scelta degli argomenti da trattare in puntata, sia nel modo di porre le domande. Quando ho raccolto il testimone di Sky Tg24 Economia, ho copiato un metodo che funzionava già bene con lei. Non so se a questo punto si possa parlare di una approccio “torinese” alla cosa…

D. Ho trovato un pezzo su L’Unità in cui vieni citato come colui che “pur essendo un esperto, pone agli esperti le domande che porremmo noi inesperti”. Ti ci riconosci?

Sì, è vero. Spesso la domanda più efficace è quella cosiddetta “dello stupido”, una domanda diretta e semplice. È ovvio che conosco gli argomenti di cui si sta parlando e certe volte so già in anticipo la risposta che mi darà l’ospite, ma se uno riesce a porsi non come il saccente di turno ed usare un linguaggio semplice, gli spettatori a casa potranno capire meglio. Non è facile, anche perché c’è sempre quella componente di vanità intellettuale che vorrebbe dimostrare a tutti che le cose le sai, bisogna mediare tra i due estremi

D. Troppi elogi. Quali sono le critiche che ti vengono mosse più di frequente?

Le interruzioni ai danni degli ospiti. Certe volte a sproposito, altre giustificate, ma per dare ritmo ad una trasmissione come la nostra che parla comunque di argomenti alquanto tecnici e di nicchia, sono necessarie delle interruzioni. In secondo luogo il look, dato che mi si accusa (e ammetto) di essere incredibilmente abitudinario nel vestire e non sfoggio una grande varietà di capi.

bandicam-2013-02-09-18-36-00-651

D. Prendiamo un po’ di ritmo anche noi allora. Botta e risposta. I giornalisti peggiori in circolazione

Quelli che non conoscono i fatti. Non faccio nomi, ma si sentono opinioni sofisticate e retoriche non ancorate ai fatti. Da telespettatore mi dà molto fastidio .

D. Manco le basi, per dirla come Mario Brega

Esatto, il sospetto è quello

D. I giornalisti migliori in circolazione

Prescindendo dal gusto personale, a livello tecnico Mentana e Vespa. Ineccepibili sui fatti, come anche Travaglio, addirittura ossessionato sui fatti stessi.

D. Negli ultimi anni Mentana è visto da tutti come IL giornalista. Come mai?

Enrico ha un percorso editoriale alle spalle molto interessante: non è mai stato politicamente inviso a nessuna parte politica ed è universalmente riconosciuto come un giornalista capace. È un aspetto che in un Paese come l’Italia, abituato alle fazioni contrapposte, non è da poco. Televisivamente, poi funziona. Ha preso il tg di La7 e lo ha portato a grandi risultati

D. Gli stage nel mondo del lavoro sono un’esperienza utile o una perdita di tempo?

Penso che l’esperienza da stagista sia sempre utile, anche quando fosse negativa. Se il senso dello stage è quello di mettere in contatto con la professione che uno vorrebbe fare e farne conoscerne le dinamiche professionali, umane o economiche, anche un’esperienza non positiva può far parte della formazione di un giovane lavoratore.

D. Mi stai dicendo che lo stage è una metafora della vita?

Io la vedo così. Fintanto che viene rispettato il ruolo dello stagista, lo stage non può che essere un momento di apprendimento e crescita personale. Anche in ruoli compressi o poco gratificanti, la qualità delle persone emerge sempre.

D. A leggere la rubrica enigmistica di Stefano Bartezzaghi su Repubblica, sembra che tu ne sappia parecchio di enigmistica…

Sono un enigmista dilettante, mi piacciono i giochi di parole, sono addicted e ogni tanto ,da lettore, scrivo una mail a Stefano che, cortesemente mi risponde e ne parla nella sua rubrica. So che sono argomenti veramente di nicchia, sono quelle cose che se tirate fuori durante una cena creano l’imbarazzo più totale, con la gente che guarda altrove e cerca disperatamente di cambiare argomento

D. E con la tecnologia come sei messo?

Ho un approccio miracolistico alle tecnologie in genere, ne sono affascinato. Per me il fatto che ci sia un oggetto con 4 ruote e un motore a scoppio che, senza fatica, mi porta in giro per migliaia di chilometri è incredibile. Passa in secondo piano se è una Bentley o un macinino tutto rotto, sono troppo intento ad ammirarne il funzionamento. Al giorno d’oggi noi tutti rischiamo di assuefarci a queste cose fantastiche, uno si fissa sui dettagli e perde la visione d’insieme.

D. So che hai una passione particolare per le biciclette

Sono un fruitore non maniacale della bicicletta, come si desume dalla stazza e con alcuni amici abbiamo uno spazio in cui si restaurano biciclette vintage, quelle prodotte fino agli anni ’80, per capirci. Le bici vecchie non sono mai oggetti banali

sky-tg24-si-rinnova-ad-iniziare-dal-palinsesto-tutte-le-novita

D. Squadra del cuore?

Torino, ovviamente. È molto utile venendo a Roma, ti rende subito simpatico ai romani. Il torinese torinista parte proprio avvantaggiato, ma di gran lunga!

D. Lo scoop che avresti voluto fare

È recentissimo, è quello di Giovanna Chirri, la vaticanista dell’ANSA che ha dato per prima la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI. Penso sia stato un momento di giornalismo altissimo, ci vuole competenza, coraggio, davvero notevole.

D. Una cosa che ti piacerebbe fare nel tuo futuro

Mi piacerebbe viaggiare per il mondo per andare a sentire le opinioni dei cosiddetti grandi vecchi delle diverse culture. Trovo affascinante che una persona di 100 anni sia un ventesimo dell’era dopo Cristo. Pensaci, il tempo è cortissimo, con 20 centenari arrivi a Gesù Cristo. Vorrei davvero andare per il mondo a parlare con chi è depositario di un’esperienza lunghissima, una sorta di memoria ideale del mondo in cui vivo.

D. Il miglior giornalista torinese

Troppo facile, Gobetti per distacco. Tra i contemporanei scelgo Travaglio

D. Chiudiamo in bellezza. La parola più abusata dai media e di cui tu sei stufo

Mi irrita molto l’uso che si fa dell’aggettivo “plastico”: rappresentazione plastica, per esempio, non vuol dire assolutamente nulla. È pirotecnia verbale allo stato puro. E mi dà fastidio anche la continua confusione che si fa tra i termini dislessia e dislalia.

Aridaje con sta enigmistica…

Marco Parella

 

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here