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Il Toro parte con lo zoccolo giusto

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Toro 2 Sassuolo 0 serie A Tim
Toro 2 Sassuolo 0 serie A Tim

Prima di campionato, dopo una settimana difficile, in seguito al ko in Coppa Italia.

C’è l’ottimista che entra già in fregola alla lettura delle informazioni, c’è l’apparentemente apatico a cui basta un fallo dubbio fischiato a D’Ambrosio sotto di lui, per scagliarsi verbalmente contro la madre del guardalinee ed entrare in clima campionato, c’è il pessimista che scuote la testa e già vede i titoli dei giornali che parlano di “favola Sassuolo”, c’è l’ansioso che si mangia le unghie fino al gomito, insomma, nonostante tutto la gente del Toro c’è.

C’è e si fa sentire, soprattutto nei confronti dell’embrione della trattativa Maresca: qualche striscione, parecchi cori, un unico messaggio, “qui non ti vogliamo”.

Con buona pace di Luigi Garlando, che, sulla “Gazzetta”, ha avuto il coraggio di avvicinare le corna di Maresca ai “colpi di testa di Meroni”, dimostrando, con questa bestemmia calcistico-culturale (l’estro di Gigi si è sempre accompagnato a una grande educazione), che anche ai paradossi e alle estremizzazioni, ci dev’essere un doveroso limite.

Con buona pace anche di tutti quelli che hanno minimizzato “il gesto” (ma sì, cosa vuoi che sia, è passato tanto tempo), quasi facendo passare i tifosi granata dalla parte del torto, dannati brontoloni rancorosi che non sono altro. Chi è davvero tifoso, non necessariamente del Toro, sa che, rifiutando chi gli mancò di rispetto e che è stato usato come emblema per anni dai suoi “cugini”, ha semplicemente rispettato uno di quei pochi valori che resistono ancora nel calcio moderno.

 

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Sul campo il Toro, contro il Sassuolo, schiera Vives in cabina di regia e Cerci dal 1’, in quel 5-3-2, o 3-5-2, che lascia ancora un po’ perplessi, soprattutto per la posizione dell’ex viola, che sembra un leone in gabbia nel ruolo di seconda punta, e quando può si allarga o parte da lontano, ritrovandosi, come sempre, devastante.

I granata svolgono il compito con un po’ di affanno, seppur con idee mica male in alcune circostanze, ma, come si dice in gergo, è il Sassuolo “a fare la partita”, anche se non è che faccia poi molto, con un centrocampo senza troppa iniziativa e un attacco leggerino.

A dire il vero, sono più gli svarioni difensivi granata che le manovre nero-verdi ad avviare le azioni ospiti.

Al 40’, la svolta: il Toro va di rimessa con Cerci che parte in progressione e serve in profondità un Immobile instancabile, anche se non sempre lucido. L’ex genoano si allarga troppo, poi, dal fondo, centra rasoterra: quello che è un passaggio sbagliato per Cerci, diventa un assist per Brighi che, dal limite, trova l’angolino opposto, seppur in precario equilibrio, e finalmente, in campo e sugli spalti, arriva quel boato che sa di liberazione.

Dopo l’intervallo, con Basha per Brighi, infortunatosi, gli uomini di Ventura entrano in campo più sgombri mentalmente e il 3-5-2 del mistero, risulta più fluido. Ad alzare la temperatura, però, è sempre Cerci, con una volata che fa aumentare il volume del tifo in maniera impressionante, pur senza andare a buon fine. In mezzo, Vives gioca un’ottima partita, sbagliando pochissimi lanci e trovando anche il tiro a lato di un soffio. Al contrario, continua a balbettare, salvo un paio di recuperi, Farnerud, che spreca anche una buona chance dal limite.

Poi, al 63’, il gol della sicurezza: Cerci si prende la sua mattonella e calcia a girare col sinistro. La palla gonfia la rete e il numero undici scatta verso la curva e salta per aria, dopo aver confermato, per l’ennesima volta, di essere la cosa migliore capitata al Torino negli ultimi anni.

 

Toro 2 Sassuolo 0 serie A Tim

Il resto è in discesa, entra (e fa bene) El Kaddouri, Meggiorini rileva Cerci, pronto a ricevere la standing ovation, poi, mentre il Sassuolo prova invano a riaprire i giochi, inizia il diluvio.

Se l’ultima vittoria era arrivata con la neve, seppur fuori stagione, questa arriva sotto una pioggia battente, che ha il merito di rendere ancora più granata il colore delle maglie. In pieno recupero, la palla diventa una saponetta che scivola dalle mani di Rosati, su conclusione dello scatenato Vives, ma sbatte sul palo dopo il tentativo, non facile, di tap in di Immobile, nell’ultimo brivido del match.

Ottimisti, apparentemente apatici, pessimisti e ansiosi, lasciano lo stadio sorridenti, anche se devono guadare i corsi torinesi, diventati ormai dei torrenti, ma, quando si vince, queste difficoltà diventano pittoreschi particolari da raccontare.

Non devono essere derubricate a semplici particolari, però, le lacune emerse nonostante il successo, come le difficoltà di impostazione nel far partire l’azione dalle retrovie (si potrebbe provare Bovo, visti i piedi più educati rispetto ai compagni?) o la necessità di un terzino sinistro per spostare il sempre positivo D’Ambrosio a destra (Darmian, ottimo in un 4-4-2, per adesso è ancora a disagio su tutta la fascia). Insomma, che i tre punti, conquistati con pieno merito, facciano passare una settimana serena ai tifosi, ma non facciano dormire sugli allori chi di dovere.

Francesco Bugnone

 

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