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Musei torinesi aperti (davvero) ai non vedenti

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Ogni tanto una buona notizia: molti musei torinesi saranno accessibili alle persone affette da disabilità visiva.

Alcune fra le principali istituzioni della città hanno infatti deciso di dotarsi di una serie di strumenti per rendere le loro opere fruibili anche a ciechi e ipovedenti.

La decisione parte da un progetto lanciato dall’Unione nazionale italiana volontari pro ciechi (Univoc): l’iniziativa, che prende il nome di “Vedere con le mani per conoscere l’arte”, è stata finanziata dal Centro servizi per il volontariato torinese Vssp ed è stata articolata in varie tappe, per la durata complessiva di due anni.

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E alla fine i risultati sono arrivati: hanno aderito al progetto il Museo egizio, il Mao (museo d’arte orientale), il Museo della sindone, il Museo nazionale del cinema, palazzo Madama,  il castello di Rivoli, la  fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Galleria d’arte moderna (Gam), il Parco di arte vivente (Pav), il Museo della scuola e del libro dell’infanzia di palazzo Barolo, il Museo diocesano, l’Ecomuseo crumière di Villar Pellice e il castello di Fénis in  Valle d’Aosta.

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Si è partiti con un percorso di formazione, che ha coinvolto disabili visivi e operatori museali. Il tema è stato la disabilità visiva e le modalità con cui questa si relaziona all’opera d’arte. le guide hanno appreso cosa significhi non vedere per davvero, e di conseguenza come spiegare l’opera ai non vedenti.

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Un tema certo non semplice, che istituzioni e guide hanno affrontato con massima serietà, dopodichè i musei si sono dotati di una serie di ausili per la fruizione delle opere, di guide testuali che, sopra i caratteri ad inchiostro, hanno incisa in trasparenza la descrizione in braille.

Alcuni si sono dotati di modellini plastici delle opere e degli ambienti che le ospitano.

terza e conclusiva fase: il test. Un gruppo di ciechi e ipovedenti è stato accompagnato a collaudare la rinnovata fruibilità delle strutture.

La Redazione di Mole24

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