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Cesare Lombroso, il museo del padre della psicologia criminale

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Cesare Lombroso, il museo del padre della psicologia criminale

Ci sono tante perle nascoste a Torino, tesori di grande importanza per la loro valenza storica o per la loro incredibile influenza sulla cultura mondiale odierna. Una di queste è il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso.

Una delle maggiori influenze sulla produzione letteraria e sulle scienze forensi ed investigative dal 1800 ad oggi, è stata senza dubbio una nuova percezione dell’antropologia. Questa  nuova scienza, che ha portato alla psicologia criminale e, neanche a dirlo, al genere giallo, che da Edgar Allan Poe e sir Arthur Conan Doyle, fino a fenomeni attuali come C.S.I. o all’italianissimo Montalbano riscuote un successo che pare inesauribile, è nata proprio a Torino e vede nel torinese d’adozione Cesare Lombroso, un vero e proprio padre.

Ma come ha fatto il Lombroso con le sue nuove teorie a scatenare una silenziosa rivoluzione nel mondo forense e investigativo? La risposta migliore, che spiega le teorie figlie di decadi di studio e la grande esperienza sul campo dell’antropologo, si trova al Museo di Antropologia Criminale, in via Pietro Giuria 15 a Torino.

Il museo, parte della rete museale dell’Università di Torino, nasce nel 1876 dalla collezione privata originale di Lombroso. Comprende tutto quanto servisse all’epoca per lo studio dei criminali e dei delitti. Dalle armi e dai corpi di reato, agli oggetti costruiti in carcere dai detenuti. Perfino maschere e ritratti degli stessi detenuti, adoperati in quel periodo per la superata scienza fisiognomica.

Cesare Lombroso, il museo del padre della psicologia criminale
Cesare Lombroso, il museo del padre della psicologia criminale

L’apporto di Lombroso alla criminologia

L’antropologo è stato criticato, e egli stesso ha ritrattato molte sue teorie sull’atavismo. Non si può però negarne l’incredibile lavoro che ha portato alla moderna criminologia.

Pensare che migliaia di casi giudiziari siano stati risolti grazie a tecniche ideate da un torinese, anche se in maniera embrionale, ha di certo del sensazionale.

Quale miglior modo allora di scoprire questa realtà nascosta, se non facendo un giro al museo a Lui dedicato? E se vi avanza tempo, una volta lì, fate attenzione. Potrete salutare lo scheletro del Lombroso stesso, esposto per sua espressa volontà e amore per l’antropologia assieme alla sua collezione.

Michele Albera

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