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Museo di Scienze Naturali ancora chiuso dopo l’esplosione

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Ancora lungi dal riaprire il Museo di Scienze Naturali di Torino, che sta contando i danni dopo l’esplosione avvenuta nella notte fra il 2 e il 3 agosto. Il portone d’ingresso è chiuso, e anche la strada è stata bloccata. La struttura, che ha subito un’esplosione violentissima dovuta alla deflagrazione di una bombola di gas del sistema antincendio, composta da azoto, argon e anidride carbonica, è chiusa fino a data da destinarsi.

In questi giorni verranno rimosse tutte le altre bombole presenti nella struttura, circa 60. I primi accertamenti, intanto, hanno accertato che il sistema anti incendio era privo di collaudo, e per questo il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto una indagine per accertare le cause del disastro, con ipotesi di reato di disastro colposo. Provate a immaginare cosa sarebbe potuto succedere se il boato si fosse diffuso in orario di piena affluenza: sarebbe stata una vera e propria carneficina. le bombole erano state revisionate per l’ultima volta nel 2002, portando una specie di garanzia decennale, scaduta quindi un anno fa. Molto probabilmente, la deflagrazione è stata causata da una bombola difettosa.

Sopralluogo al Museo, con l'assessore regionale alla cultura Michele Coppola
Sopralluogo al Museo, con l’assessore regionale alla cultura Michele Coppola

Ad ogni modo, l’esplosione ha danneggiato seriamente due piani del Museo, anche se i danni veri e proprio sono al momento difficilmente quantificabili: si sa che la bombola ha provocato la rottura di alcune vetrine e il crollo di una parte del pavimento del piano terreno.

Il Museo è uno dei gioielli di Torino: Istituito nel 1978 dalla Regione Piemonte, la struttura si trova nel centro storico della città nel seicentesco palazzo occupato precedentemente dallo storico Ospedale San Giovanni Battista. Oltre alle collezioni dell’Università, il Museo è anche attivo nella costituzione di nuove collezioni biologiche e abiologiche. Spiccano per esempio le collezioni di entomologia raccolte da studiosi torinesi come Achille Casale, Pier Mauro Giachino, Mauro Daccordi, Pierluigi Scaramozzino, Guido Pagliano. E molte sono le collezioni di reperti provenienti da ogni angolo del mondo: la speranza è che la bomb(ol)a non abbia causato danni irreparabili.

La Redazione di Mole 24

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