Home Cronaca di Torino Una città dell’auto sommersa dai debiti. Impossibile?

Una città dell’auto sommersa dai debiti. Impossibile?

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detroit (USA) fallimento
detroit (USA) fallimento
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C’è una città che per decenni ha vissuto in modo eccellente grazie all’industria di automobili.

E che ora non è sull’orlo del lastrico: quel limite lo ha superato.

No, lo diciamo ai critici e agli appassionati del “moriremo tutti”: non si tratta di Torino (che i suoi debiti li ha, e lo vedremo), ma della Torino americana, Detroit, che ha ufficialmente dichiarato bancarotta. Sommersa da miliardi di dollari di debiti (pare 18), la città americana ha compiuto un atto mai visto non solo in America, ma in tutto il mondo: è la prima metropoli a dichiarare fallimento. Talmente inedita, questa scelta, che non è ancora chiaro se, come e in quali forme questa richiesta possa essere accettata. Di fatto c’è che la città americana legata all’industria del’automobile (Ford, Gm, Chrysler sono nate e prosperate qui) è in ginocchio, da anni, anche se ora lo ha dichiarato al mondo.

I dati dello spopolamento cittadino fanno effetto: 2 milioni di persone qualche decennio fa, meno della metà adesso, in un’area grande più di Manhattan e Boston messe insieme.

Una crisi che suona sinistra, se si pensa che anni fa Detroit era non solo Motor City, ma anche Rock City (citazione nientemeno che dei Kiss) e sede di una delle etichette storiche del mondo della musica mondiale: la Motown (appunto, Motor Town). Per capirci, Marvin Gaye, Michael Jackson e compagnia cantante (si perdoni la battuta) vi dicono qualcosa?

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Rouge-Detroit

Poi il crollo, graduale, sancito nei decenni da numerosi episodi di saccheggi, rivolte popolari. E ora l’apice del dramma. Che succederà ora? Si venderanno gli “asset” cittadini? Si licenzieranno in massa i dipendenti pubblici? e sussidi? e disoccupazione?

Tutte queste domande attanagliano particolarmente i cittadini torinesi, perchè i legami con Detroit ci sono. Ovviamente, innanzitutto, l’auto. Ricordate la Ford Gran Torino? Ecco, si produceva proprio a Detroit. Città di macchine, di musica. E, ahimè di debiti.

Non sono 18 miliardi, ma comunque dai 3 ai 4. Non pochi, molti dei quali frutto anche dell’eredità olimpica. Il che costringe da tempo la città a tagli dolorosi, a vendite di partecipate e, magari, a pensare anche alla vendita di edifici pubblici. E ai cittadini, che inconsapevolmente (o no?) hanno sulle spalle 5 mila euro di debiti pro capite, a pagare tasse locali particolarmente elevate, a fronte di servizi in diminuzione.

Alcuni, comprese alcune testate giornalistiche, il default torinese lo indicano – e a tratti sembrano quasi invocarlo – ma di fatto c’è che, seppure non nei livelli che attanagliano la ormai ex metropoli americana, i debiti torinesi sono altissimi. E che per entrambe le città ci si trova di fronte a un modello, quello dell’industria automobilistica, spesso drogata nel mercato nazionale (vedi le vendite crollate al termine degli incentivi statali), che sembra quasi inevitabilmente alla fine.

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Da qui a dire che siamo di fronte alla Detroit italiana ne passa. Almeno ce lo auguriamo.

La Redazione di Mole24



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