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Torino riabbraccia il suo Salottino

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E’ stata per decenni uno dei simboli dell’eleganza torinese.

Poi nel 2006 è stata eletta uno dei simboli della città a cinque cerchi, con l’avvento delle due costruzioni gemelle di Atrium.

Dopo i Giochi invernali è stata per un pò simulacro del grande evento che fu, poi area di divertimenti invernali (patinoire) e anche estivi, ancora nei fatidici “Giandiuiotti” (così sono stati ribattezzati, specie da chi non era così felice di vedere in piazza una costruzione postmoderna a fianco a edifici storici).

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E ora Torino può, finalmente, riabbracciarla.

Stiamo parlando di piazza Solferino, che da qualche giorno i Torinesi hanno potuto conoscere di nuovo in tutti i sui angoli, finalmente sgombra da ogni costruzione sopra il livello del terreno. E la distinzione non è casuale, perchè sottoterra di cose ne sono cambiate almeno quanto in superficie: un enorme parcheggio underground, che a qualcuno ha fatto anche storcere il naso. «Non bisogna avere paura di costruire – ha risposto piccatamente a La Stampa il sindaco Fassino qualche giorno fa – ogni volta che si parte in un’impresa c’è qualcuno che ha paura. Ma lasciare tutto così com’è sarebbe il modo peggiore di amministrare. Pensate alla trasformazione del Lingotto oppure alla nascita del più grande parco urbano d’europa, il Parco Dora, là dove c’era la Teksid. Lasciare tutto così com’era sarebbe stato un danno per la città. La storia dell’uomo è trasformazione». 

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143 posti singoli, una cinquantina doppi, distribuiti in cinque livelli, per una spesa di una decina di milioni di euro, più un paio per lo smantellamento di Atrium, che con un pò di malinconia sono finiti in discarica. E addio Olimpiadi.

Tornando al livello del terreno, e alle liete novelle, la prima fotografia che colpisce è il numero di persone che si sono già impadronite della piazza: tante, che si godono l’ombra degli alberi sulle panchine. Viene da chiedersi dove siano andati a sedersi negli ultimi anni.

La piazza è solare, banalmente basta dire che è bella. E’ grande, ma sembra una piazzetta. CI si può fermare a svolgere tutte quelle attività che una piazza Castello o un’elefantiaca piazza Vittorio scoraggiano, ma resta un’area di dimensioni notevoli. E poi, dulcis in fundo, un mix di modernità e tradizione nella meridiana, coloratissima. Una vera chicca.

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L’impressione complessiva, stringi stringi, è che i torinesi (e Torino) avessero bisogno di ritrovare una piazza così.

La Redazione di Mole 24

 

 



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