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Le fabbriche piemontesi inquinano di meno. Perchè lavorano meno.

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Le aziende piemontesi inquinano meno. Molto meno.

Ma non deve essere considerata, questa, come una buona notizia. Il motivo di questa riduzione, significativa (37%, rispetto ai limiti imposti), non è una politica di maggiore attenzione alle tematiche ambientali, ma semplicemente il fatto che i macchinari stanno accesi per molto meno tempo, a causa della crisi che non smette di mordere.

Il dato arriva dall’ultimo rapporto di Ecoway, e se il Piemonte piange, l’Italia di certo non ride: nel 2012 gli impianti industriali italiani maggiormente energivori, che in Italia sono un migliaio, e che producono quasi metà delle emissioni nazionali, hanno visto un calo del 27%.

Ecoway spiega che a causa della crisi economica si assiste al record della contrazione di emissioni dagli “impianti di combustione” (aziende con impianti di calore > 20 MW, quali ad esempio impianti termoelettrici): secondo gli autori della ricerca i settori più colpiti sono “cementifici”, “laterizi e ceramiche”, mentre non calano le emissioni da parte delle raffinerie, che comunque non riguardano, se non in modo marginale, il Piemonte, che ha il suo punto forte in altri settori industriali, come l’automotive e in generale il metalmeccanico.

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Una raffineria

Ad ogni modo la nostra regione non è nemmeno fra le migliori-peggiori (a seconda di come vogliamo leggere il dato, se in prospettiva ambientale o occupazionale) della nazione, sebbene superi abbondantemente la media: in valore assoluto le maggiori diminuzioni si registrano in Veneto (-39%), Toscana (-34%) e Sicilia (-28%); le regioni che nel 2012 hanno emesso meno rispetto ai limiti consentiti sono appunto il Piemonte (-37%), Emilia Romagna (-29%) e Lombardia (-27%).

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Il Lingotto

Sembra, ma non è una buona notizia. Il calo nasce da una significativa diminuzione della produzione industriale – nota Guido Busato, Presidente di EcoWay – l’effetto generato è che le aziende, registrando un abbattimento significativo delle emissioni di gas serra rispetto ai limiti imposti dalla UE, non sono stimolate ad investire in progetti tecnologici per rendere più efficienti i propri processi produttivi. Per ridare stabilità al modello, crediamo che ad oggi siano necessarie una serie di riforme strutturali ed una maggiore integrazione degli obiettivi sul clima condivisi tra gli Stati Membri”.

La Redazione di Mole 24

 

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